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ITALIA

Bliz ambientalista

Greenpeace contro lo "sblocca trivelle" occupa una piattaforma estrattiva nel canale di Sicilia

L'azione dell'associazione contro il decreto "Sblocca Italia" che promuove una deregulation delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare

immagine d'archivio (Ansa)
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Sicilia Gli attivisti di Greenpeace da questa mattina protestano in maniera pacifica vicino alla piattaforma di estrazione di idrocarburi prezioso di Eni mediterranea idrocarburi, nel canale di Sicilia, al largo della costa di Licata (Agrigento).  

Una decina di persone - con l'appoggio della nave Rainbow warrior, a bordo di gommoni - ha scalato la piattaforma aprendo uno striscione di 120 metri su cui è raffigurato il presidente del consiglio, Matteo Renzi, che promette "più trivelle per tutti", accompagnato dalla richiesta di Greenpeace "stop fossil, go renewable". Altri attivisti si trovano su una zattera di salvataggio gonfiabile che hanno ancorato alla piattaforma dove tengono altri striscioni per l'abbandono di fonti fossili e lo stop alle trivelle.  

L'azione di Greenpeace nel canale di Sicilia è rivolta contro il decreto "Sblocca Italia" (dl 133/2014), che promuove una deregulation delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare e - secondo gli attivisti -  rischia di tradursi in un vero e proprio "sblocca trivelle".   

Non distante dalla piattaforma dove si svolge l'azione, Eni - spiega Greenpeace - vorrebbe realizzare una nuova piattaforma, due pozzi esplorativi, sei pozzi di produzione e i relativi oleodotti. Alcuni di questi pozzi sarebbero a sole 11-12 miglia nautiche dalla costa. Questo progetto, denominato "offshore ibleo", ha già ricevuto una valutazione d'impatto ambientale positiva. Contro questo provvedimento, Greenpeace e una larga coalizione di associazioni e 5 amministrazioni locali interessate dal progetto hanno promosso un ricorso al Tar del lazio.   

In una nota, l'associazione ambientalista ricorda che secondo le valutazioni del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per appena 8 settimane. "Già oggi le aree marine richieste o già interessate dalle attività di ricerca di petrolio si estendono per circa 30mila chilometri quadri, cinquemila in più rispetto allo scorso anno. Sul bacino del Mediterraneo si concentra più del 25 per cento di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale, responsabile di un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo".  
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