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ITALIA

Lavagna (Genova)

Ha l'hashish in casa, 16enne si uccide davanti alla madre: la vergogna che spinge al gesto estremo

Gli spichiatri spiegano così il suicidio di un ragazzo fermato davanti al liceo durante un controllo di routine. Era stato lui a dire ai militari che a casa teneva 10 grammi di "fumo". Un volo dal balcone mentre la guardia di Finanza perquisiva l'abitazione. "Cambiate le leggi che criminalizzano, anche e soprattutto nelle teste dei vostri amministrati, sostanze che hanno gli effetti sugli individui come un bicchiere di vino" è l'accusa di Vincenzo Donvito, presidente Aduc

L'Ospedale San Martino di Genova
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Si è suicidato gettandosi dal balcone di casa. La madre era là, mentre la guardia di Finanza stava perquisendo l'abitazione alla ricerca di quei 10 grammi di hashish che hanno rappresentato un'onta alla quale non poteva reggere. Era stato lui, 16 anni, ad ammetterlo, a dire che possedeva "il fumo" e che lo teneva a casa. Era stato fermato dai militari per un banale controllo di routine all'uscita del liceo. Poi, a casa, nel quartiere bene di Lavagna (Liguria), il salto nel vuoto che ha spento la sua vita. Non subito. E' stato soccorso che ancora respirava, se ne è andato mentre stava per essere trasferito, in elicottero, al pronto soccorso del San Martino di Genova. Lavagna è sotto sgomento, la famiglia del ragazzo è molto conosciuta.

Un gesto "impulsivo e di fuga" compiuto da una "personalità comunque fragile che si sente improvvisamente 'in trappola" e incapace di affrontare le conseguenze di un evento di cui egli stesso è l'artefice" spiegano gli psichiatri. "Sulla base delle notizie che abbiamo - afferma il presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), Claudio Mencacci - sembrerebbe il gesto impulsivo di un ragazzo che si è improvvisamente sentito 'svelato' e svergognato dalla situazione che avrebbe potuto 'bollarlo' come uno che compie reati o un simil-criminale. Era un giovane incensurato e, probabilmente, ha avuto paura di affrontare le conseguenze di quanto accaduto". Da qui, spiega lo psichiatra, la "miccia dell'impulsività e del gesto estremo, un gesto finalizzato comunque a sfuggire a una realtà che in quel momento non riusciva ad affrontare, perchè vissuta con timore e vergogna". Per Maria Rita Parsi, psicoterapeuta dell'adolescenza  la perquisizione davanti alla madre potrebbe essere stato l'evento più destabilizzante. "Si è sentito sotto tiro e quindi ha compiuto un'azione di 'autoeliminazione'. Come se l'evento fosse stato più grande della capacita di contenerlo".

Chi indaga la mente umana prova a interpretare così il suo gesto estremo, definitivo. C'è poi una parte della società civile, che punta invece il dito contro i legislatori. Come Vincenzo Donvito, presidente Aduc, che accusa "tutto il bagaglio di coloro che sono stati artefici, e continuano a sostenere, le attuali leggi in materia di droghe. Tutti coloro che continuano a non voler rendersi conto di aver fallito, di aver comunicato male, di aver assecondato un mondo esterno che prospera e specula sui divieti pruriginosi delle culture e delle ideologie", "in democrazia si fanno errori, tanti".

"Un nostro figlio è morto per colpa nostra- scrive Donvito- lo abbiamo ucciso noi, che non siamo riusciti a metterlo in condizione di vivere la sua vita. Anzi: gli abbiamo indicato come viverla, violando la legge".  "Quella legge che induce lo Stato, giustamente, a farle rispettare e i cittadini ad abituarsi a non rispettarla perché non risponde alle proprie esigenze, ai desideri, ai bisogni, alle aspettative (non è così, per esempio e per eccellenza, anche con l'evasione fiscale che tutti pratichiamo nella quotidianità?).  Nel rispetto del lutto, perché sia l'ultimo- conclude Donvito- cambiate le leggi che criminalizzano, anche e soprattutto nelle teste dei vostri amministrati come il sedicenne genovese, sostanze che hanno gli effetti sugli individui come un bicchiere di vino, ma sulla collettività come una bomba dilaniante e assassina. Quello di Genova è un delitto, e la mano che ha armato l'assassino è la vostra. Anche se l'assassino era dentro la vittima".
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