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SPORT

L'ex capitano della Juve è nato a Conegliano il 9 novembre 1974

Alessandro Del Piero, 40 anni da uomo e da campione

Una storia di successi con la Signora, l'incontro con l'avvocato Agnelli, l'amore bianconero, la dignità e il fair play, i 'gol alla Del Piero'. Sono due anni che Alex non gioca più in Italia. Ora è in India, al Delhi Dynamos, dopo l'esperienza australiana. Il futuro? "Oggi non posso darvi una risposta, magari ne riparleremo fra un po’, fra qualche anno magari"

Alessandro Del Piero (Ansa)
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di Cristina RaschioRoma 13 settembre 1995. Borussia Dortmund-Juve, partita di Champions League. Finisce bene per i bianconeri che battono i tedeschi per tre reti a una. Quella partita rimarrà nella storia: della Signora, ma soprattutto di Alessandro Del Piero, un ragazzo veneto di 21 anni che sarebbe diventato la bandiera bianconera, forse prima ancora di Gianpiero Boniperti e Michel Platini. Bandiera amata e indimenticabile. Il gol del vantaggio contro il Borussia fu il suo primo gol in Champions: i commentatori parlavano di ‘prodezza balistica’, che “Del Piero sapeva mettere il pallone dove voleva’: da quel momento in poi si iniziò a parlare di ‘gol alla Del Piero’. Per quelle opere di precisione, per quel suo 'tocco pennellato', l’avvocato Agnelli iniziò a chiamarlo Pinturicchio, proprio come il pittore, uno dei più grandi maestri della scuola umbra del Quattrocento. Sono passati più di 19 anni da quella sera, 18 dalla Coppa dei Campioni vinta contro l’Ajax, e oggi quel ragazzo, nato a Conegliano Veneto, paese del Trevigiano, compie 40 anni, di cui 19 passati alla Juventus, che ha guidato dal 1993 al 2012. La svolta, quella che gli cambiò per sempre la vita, avvenne il 28 giugno del 1993 quando firmò il suo destino: "nero su bianco, per sempre bianco nero" scrive lui stesso sul suo sito ufficiale. Boniperti conclude la trattativa con il Padova e  in 24 ore è alla Juve. 
 
Amarissimo, soprattutto per i tifosi, è stato il suo addio alla Juve: il 13 maggio 2012, ultima sua partita in serie A contro l'Atalanta. Tra le lacrime dello Stadium e i giornalisti che tentavano di cavargli qualche anticipazione sul suo futuro calcistico. Chi gli chiedeva se avesse intenzione di iniziare la carriera da dirigente e lui che rispondeva ‘no, io ho tutta una vita per fare il dirigente, sempre che lo farò". Lui che aveva ancora voglia di giocare a calcio, ma che era stato messo in panchina. Nonostante tutto non ha mai mostrato risentimento, almeno pubblicamente, nei confronti della scelta societaria. Perché la classe non è acqua. Ha deciso di andare via Alessandro. Via dall’Italia, via dall’Europa. Prima in Australia al Sydney F.C. e ora in India al Delhi Dynamos, forse per non incontrare la sua Juve con cui ha vinto tutto.

Pochi giorni fa Alex ha rilasciato un’intervista a Rtl 102.5: il giornalista gli ha chiesto che cosa farà da grande. “Questa è la domanda alla quale dovrò dare una risposta nel prossimo futuro – ha risposto - So di essere arrivato ad un punto particolare della mia vita calcistica che mi porrà davanti a delle scelte, da qui in avanti, come le ho sempre fatte in maniera sempre serena e cercando di essere più obiettivo possibile. Oggi non posso darvi una risposta, magari ne riparleremo fra un po’, fra qualche anno magari”. Il suo contratto con la società indiana è in scadenza. Cosa avrà intenzione di fare poi Del Piero, lo sa solo lui. Una cosa è certa, gli juventini non lo dimenticano. Perché – come canta De Gregori in Sempre e per sempre - il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai”. 
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