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Vino

Il Chianti Classico festeggia 300 anni e candida il territorio a patrimonio dell'Unesco

Il territorio del Chianti Classico che si candida a essere inserito lista dei siti patrimonio dell'umanità, può essere definito come un vero e proprio “distretto produttivo” e contare su numeri da “grande impresa”, con un fatturato globale stimabile in oltre 700 milioni di euro

Chianti Classico (Foto di Chiara Daniele)
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di Paola Cutini Il 24 settembre 1716 il Granduca Cosimo III de’ Medici decise di stabilire la delimitazione di alcuni territori particolarmente vocati per la produzione di vini di alta qualità. Tra questi c'era quello del Chianti, corrispondente oggi al Chianti Classico, che diventa "il primo territorio di Vino". Così con il bando “Sopra la Dichiarazione de’ Confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’Arno di Sopra”, nasce l'antenato delle denominazioni di origine controllata, "una sorta di Doc ante-litterm", spiega il presidente del Consorzio Chianti Classico, Sergio Zingarelli, considerando che l'attuale concetto di "denominazione" nasce solo nel ‘900.

Territorio del Chianti come patrimonio dell'Unesco
A distanza di 300 anni da quel bando, l'assemblea dei soci del Consorzio ha deciso di avanzare una proposta: l'avvio del processo di inserimento del territorio del Chianti - i cui confini coincidono con quello della produzione del vino Chianti Classico - nella lista dei siti patrimonio dell'umanità dell'Unesco. L'intenzione è quella di rafforzare il già saldo legame tra il territorio, i suoi prodotti vitivinicoli e le potenzialità turistiche della zona e la proposta protrebbe aiutare a far capire "al consumatore la differenza tra il vino Chianti Classico e il vino Chianti (che hanno diverse e separate DOCG -Denominazione di Origine Controllata e Garantita, con due differenti disciplinari di produzione, aree di produzione e Consorzi di Tutela)", sottolinea il produttore più importante della denominazione, Piero Antinori. Inoltre, il territorio del Chianti Classico può essere definito come un vero e proprio “distretto produttivo” e contare su numeri da “grande impresa”, con un fatturato globale stimabile in oltre 700 milioni di euro, un valore della produzione vinicola imbottigliata di circa 400 milioni di euro.

Iniziative e festeggiamenti
I festeggiamenti per il 300esimo compleanno sono iniziati con il dibattito e la presentazione della Chianti Classico Collection alla stazione Leopolda con 587 etichette delle ultime annate della denominazione, ma le iniziative continuano per tutto il 2016: dalla tappa del Giro d'Italia dedicata al Gallo Nero (simbolo del Chianti Classico) alla mostra racconto sul vino, fino al clou del 24 settembre quando ci sarà anche un concerto al teatro dell'Opera di Firenze. 

Riassetto di denominazione e progetti di ricerca
Intanto il Consorzio continua a lavorare, cercando di non perdere la lungimiranza dimostrata da Cosimo III de' Medici. Dopo la crisi partità dal 2007 (con il culmini del 2009),  l’assemblea dei soci ha approvato una serie di modifiche al disciplinare di produzione che ha dato l’avvio a un riassetto della denominazione e “si decise – spiega il presidente Sergio Zingarelli – l’introduzione della nuova categoria di Chianti Classico, Gran Selezione, una inversione di tendenza nel panorama vitivinicolo italiano”. Inoltre, anche negli anni della crisi "le aziende non hanno mostrato perplessità riguardo la qualità del prodotto, tanto che negli ultimi 20 anni sono stati investiti 350milioni di euro in ricerca, a partire già dagli anni '90 con il progetto 'Chianti Classico 2000' che ha determinato lo studio con una selezione clonale del Sangiovese",dice Giuseppe Liberatore, direttore generale del Consorzio. 

I dati del mercato
Gli ultimi dati sembrano premiare le aziende che hanno continuato a credere nel prodotto: nel 2015 le vendite complessive del Gallo Nero sono salite dell’8%, merito del forte trend delle esportazioni a quota 80%, ma anche di una ripresa del mercato italiano, che dopo vari anni di stasi torna a dare segnali di crescita (+2%). Dal 2009, l’anno più buio della crisi mondiale, le vendite sono aumentate complessivamente del 48%. Un altro dato interessante che emerge dal nuovo sistema informatico che monitora la presenza del Gallo Nero sui mercati internazionali: forniture di Chianti Classico sono arrivate in oltre 100 mercati di tutto il mondo dalle Antille Olandesi allo Zimbabwe, ma sono sempre gli Stati Uniti che assorbono la maggior parte del prodotto (dove si registra il 31% delle vendite totali) e poi l'Italia (il 20%) .
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