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MONDO

Tha Kham

Il Papa in Thailandia denuncia la disuguaglianza economica e ringrazia chi vede la bellezza

Il Papa Francesco al Santuario del Beato Nicolas Bunkerd Kitbamrung, il primo martire della Thailandia, nel Villaggio cattolico di Wat Roman a Tha Kham

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Si è cristiani solo se si riconosce "la dignità di essere umano": lo ha detto il Papa nel discorso ai sacerdoti, religiosi e religiose e catechisti. "Desidero sostenere e incoraggiare tanti di voi che, quotidianamente, spendono la propria vita servendo Gesù nei fratelli" e "a tanti di voi che riescono a vedere la bellezza dove altri solo vedono disprezzo, abbandono o un oggetto sessuale da sfruttare. Così, voi siete segno concreto della misericordia viva e operante del Signore".

C'è tanta "disuguaglianza economica e sociale tra i ricchi e i poveri" e i progressi tecnologici potrebbero non essere una via di soluzione. Lo ha detto il Papa parlando ai vescovi della Thailandia al Santuario del Beato Nicholas Boonkerd Kitbamrung.   

"Voi vivete in un continente multiculturale e multireligioso, dotato di grande bellezza e prosperità, ma provato al tempo stesso da povertà e sfruttamento estesi a vari livelli. I rapidi progressi tecnologici possono aprire immense possibilità per facilitare la vita, ma possono anche dare luogo - ha sottolineato Papa Francesco - a un crescente consumismo e materialismo, specialmente tra i giovani".

"Voi portate sulle vostre spalle le preoccupazioni della vostra gente, di fronte al flagello delle droghe e al traffico di persone, alla necessità di occuparsi di un gran numero di migranti e rifugiati, alle cattive condizioni di lavoro, allo sfruttamento del lavoro subito da molti, come pure alla disuguaglianza economica e sociale che esiste tra i ricchi e i poveri. In mezzo a queste tensioni si trova il pastore, lottando e intercedendo con il suo popolo e per il suo popolo".

"Siamo stati scelti come servitori, non come padroni o signori": ha detto Papa Francesco nell'incontro con i vescovi della Thailandia. "Questo significa che dobbiamo affiancare coloro che serviamo con pazienza e amabilità, ascoltandoli, rispettando la loro dignità, incoraggiando e valorizzando sempre le loro iniziative apostoliche".

"Non perdiamo di vista - ha sottolineato ancora il Papa - il fatto che molte delle vostre terre sono state evangelizzate da laici. Non clericalizziamo la missione. Questi laici hanno avuto la possibilità di parlare il dialetto della gente, esercizio semplice e diretto di inculturazione non teorica né ideologica, ma frutto della passione del condividere Cristo".

La fede non può essere solo importata dagli stranieri ma deve in qualche modo parlare "in dialetto" ha detto Papa Francesco parlando ai sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e catechisti nella parrocchia di San Pietro di Wat Roman a Tha Kham.   

"Preparando questo incontro ho potuto leggere - ha detto Papa Francesco -, con una certa pena, che per molti la fede cristiana è una fede straniera, è la religione degli stranieri. Questa realtà ci spinge a cercare con coraggio i modi per proclamare la fede 'in dialetto', alla maniera in cui una madre canta la ninnananna al suo bambino. Con tale fiducia darle volto e 'carne' tailandese, che è molto di più che fare delle traduzioni. È lasciare che il Vangelo si svesta di vestiti buoni ma stranieri, per risuonare con la musica che a voi è propria in questa terra e far vibrare l'anima dei nostri fratelli con la stessa bellezza che ha incendiato il nostro cuore", ha concluso il pontefice.   

Il Papa ha invitato "a non aver paura di cercare nuovi simboli e immagini, una musica particolare che aiuti i thailandesi a risvegliare la meraviglia che il Signore ci vuole donare. Non dobbiamo aver paura di 'inculturare' il Vangelo sempre di più".
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