MONDO

Russiagate, fake news e video violenti

Il buon proposito di Zuckerberg per il 2018: riparare Facebook

"Troppi errori sono stati fatti nel prevenire l'abuso dei nostri strumenti e nel mettere in pratica le nostre politiche". Il più grande social network al mondo è alle prese con problemi che rischiano di lederne non solo la reputazione ma anche la redditività

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Dopo essersi ripromesso di imparare il mandarino, di correre almeno un miglio al giorno, di leggere un libro ogni due settimane e di viaggiare in ogni Stato americano, il Ceo di Facebook ha annunciato il suo nuovo proposito per l'anno nuovo: nel 2018 la sfida personale che si è dato è "riparare" il social network più grande al mondo. Lo ha scritto lo stesso Mark Zuckerberg in un post sulla piattaforma usata ogni mese da oltre due miliardi di utenti, tenendo viva una tradizione iniziata nel 2009. 



Ancora una volta, l'amministratore delegato del gruppo di Menlo Park (California) ha fatto un mea culpa: "Troppi errori sono stati fatti nel prevenire l'abuso dei nostri strumenti e nel mettere in pratica le nostre politiche", chiaro riferimento al fatto che su Facebook siano arrivate migliaia di inserzioni con cui la Russia avrebbe interferito nelle elezioni presidenziali americane del novembre 2016. Ciò ha costretto l'azienda a lanciare una serie di iniziative volte a tutelare la trasparenza.

"Il mondo si sente diviso e ansioso e Facebook ha ancora tanto lavoro da fare, dal proteggere le nostre comunità dagli abusi e dall'odio al difenderle contro l'interferenza di Stati fino al garantire che il tempo trascorso su Facebook sia speso bene".

Mentre vuole "riparare" la sua creatura, Zuckerberg dimostra come le cose siano cambiate nell'arco di 12 mesi. Se nel gennaio 2017 aveva presentato la sua missione di "visitare e incontrare persone in ogni Stato americano entro la fine dell'anno" alimentando la tesi di una sua discesa in campo politico, ora il Ceo di Facebook deve affrontare una marea di rischi che minacciano la reputazione dell'azienda da lui cofondata nel 2014 così come la sua redditività. Il gruppo lo scorso novembre mise in guardia su un esplosione dei costi nell'anno in corso necessari per contrastare gli abusi sul suo sito.

I problemi non derivano solo dal Russiagate e dalla proliferazione di fake news ma anche, per esempio, dai video violenti trasmessi in diretta sulla piattaforma o dalla commercializzazione - attraverso un mercato nero - di oppiacei vietati in Usa. E mentre rappresentanti del gruppo e di altri colossi tech come Google e Twitter sono stati messi sotto torchio al Congresso - che sta indagando sull'interferenza di Mosca nelle elezioni Usa, come il procuratore speciale - ex dipendenti hanno espresso rimorso per avere contribuito a dare forma a un social network che secondo loro crea dipendenza e distrugge la società.

Secondo Zuckerberg, l'umore che aleggia negli Stati Uniti ricorda quello del 2009 quando l'economia era nel pieno di una recessione e Facebook era ancora un'azienda in perdita. All'inizio di quell'anno lui decise di indossare una cravatta ogni giorno, uno sforzo notevole per qualcuno che veste solo T-shirt. "Era un anno delicato e indossai una cravatta al giorno come promemoria", ha scritto Zuckerberg aggiungendo: Quest'anno "pare come quel primo anno" perché la gente ha perso fiducia nel social network.

La sfida personale del Ceo di Facebook - una società che sfrutta i Big Data per monetizzare i contenuti pubblicati gratuitamente dai suoi utenti, di cui conosce le abitudini - è più vaga e meno personale di quelle degli anni scorsi. Forse perché Zuckerberg deve ancora capire come rilanciare una macchina da soldi dalla reputazione controversa. Lui, un fervente ottimista, non ha dubbi: "Se avremo successo quest'anno, alla fine del 2018 ci troveremo su una traiettoria decisamente migliore".

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