Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Il-dilemma-dei-vaccini-8d91135d-cba8-4149-b2ba-3a139ecf67bd.html | rainews/live/ | true
SCIENZA

Intervista a Vittorio Demicheli

Il dilemma dei vaccini antinfluenzali

Dopo il clamore suscitato intorno al Tamiflu, il farmaco antivirale rivelatosi quasi del tutto inefficace, proviamo a fare il punto sui vaccini

Vaccinazione antinfluenzale
Condividi
di Stefano Lamorgese La recente denuncia dell'organizzazione di ricerca indipendente Cochrane Collaboration - noprofit con 14mila ricercatori affiliati in tutto il mondo - sull'inefficacia del Tamiflu come farmaco antivirale, ha riacceso le polemiche Oltremanica sull'orientamento della spesa sanitaria. E c'è chi, come il Guardian, considera come uno spreco l'accaparramento di 40 milioni di dosi di medicinale, deciso nel 2009 per contrastare la possibile pandemia. Una spesa di oltre mezzo miliardo di sterline.

Il tema dell'influenza è oggi fuori stagione, poiché il consueto picco pandemico annuale è alle nostre spalle, nel calendario. Tuttavia la polemica sorta in Inghilterra ci offre l'occasione di fare un po' il punto sulla questione dei farmaci legati alla sindrome influenzale.

Ne abbiamo parlato con i dottor Vittorio Demicheli, già Direttore Generale della sanità piemontese e oggi responsabile del SEREMI di Alessandria, sezione del sistema di controllo epidemiologico della regione sabauda. Il dottor Demicheli è autore di una recente ricerca sull'efficacia dei vaccini antiinfluenzali, condotta anch'essa in seno e per conto della Cochrane Collaboration.

Esplode il caso Tamiflu. Si torna a parlare di influenza. Che cosa succede, dottor Demicheli? Di chi ci si deve fidare?
Premetto che non mi occupo di antivirali, ma di vaccini. E di vaccino antiinfluenzale in modo particolare. Certo: le indagini della Cochrane Collaboration contribuiscono a fare chiarezza sull'efficacia dei farmaci.

La sua ricerca, per esempio? Si occupava proprio dell'efficacia della somministrazione dell'antiinfluenzale ai soggetti sani. Quali conclusioni ne ha tratto?
Innanzi tutto i numeri. Si tratta di una revisione, un aggiornamento, di una ricerca avviata cinque anni fa. La base epidemiologica è stata molto vasta: abbiamo preso in esame 119 studi, redatti in base all'osservazione di oltre un milione e mezzo di persone.

Sono numeri che garantiscono l'obiettività delle conclusioni?
Sono numeri che rappresentano un base tanto vasta da poter permettere di fidarsi delle conclusioni, questo sì. Ma poi si tratta solo di conferme.

Conferme di che cosa?
Della bassa efficacia delle vaccinazioni antiinfluenzali.

Vaccinarsi non serve a niente?
No, io sono favorevole alla vaccinazione. Ma solo per i soggetti a rischio: i cardiopatici, i malati cronici, gli anziani. Per queste categorie anche una riduzione del rischio, benché piccola, è una misura prudenziale adeguata.

I numeri di cui parlava prima?
Eccoli: nel nostro campione solo il 15,6% dei non vaccinati ha mostrato sintomi parainfluenzali, contro il 9,9% dei vaccinati.

Quasi il 6% in meno. Non è poco.
No. Non è poco. Solo che i risultati delle analisi di laboratorio hanno dimostrato che - tra i vaccinati - poco più del 2% aveva contratto la vera influenza, e tra i vaccinati appena l'1,1%. Significa che il guadagno è statisticamente davvero basso, per la patologia più pericolosa.

Ma allora perché condurre campagne di vaccinazione così massicce? C'è dietro Big Pharma?
Prima di tutto, come le ho detto, per i soggetti a rischio la vaccinazione è sempre utile. E poi, certo, il ruolo dell'industria farmaceutica è certamente importante: esercita una pressione costante su tutti i soggetti della filiera, medici, pazienti, decisori politici. Ma questo è il mercato, funzione così...

Ma funziona male, come il vaccino.
Sì, il fatto è che il vaccino antinlfuenzale è un prodotto vecchio.

Scaduto? Addirittura?
No, non è scaduto. Ogni anno - in base alle analisi epidemiologiche condotte durante l'inverno australe nell'altro emisfero - si selezionano i ceppi virali dai quali produrre il vaccino per proteggere le popolazioni del nostro emisfero. Quindi il vaccino è un rimedio sempre aggiornato.

E allora perché lo definisce vecchio?
E' un prodotto vecchio dal punto di vista tecnologico, è frutto di una ricerca di tanti anni fa. Ma il guadagno di Big Pharma è proprio lì: vendere un prodotto per il quale non si spende più nulla in ricerca. Più a lungo lo vendi, più guadagni.

Perché la ricerca farmacologica è sempre più un fatto privato, no?
Certo. Se ci pensa, più di un quarto degli studi che abbiamo esaminato per la nostra ricerca svolta per Cochrane è stato interamente finanziato dall'industria farmaceutica... Un bel conflitto d'interessi, no?

E in Italia?
In Italia il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità stabiliscono ogni anno le strategie da adottare. Da noi, per esempio, la vaccinazione antinfluenzale degli over 65 è uno dei LEA (i livelli essenziali di assistenza, ndr). Ed è giusto così. Però, con l'affidamento alle regioni dell'organizzazione del servizio, si creano disequilibri, anche di spesa.

Perché?
Perché - ed è solo un esempio - c'è il caso dei vaccini cosiddetti "adiuvati". Sono vaccini, quanto a efficacia, quasi identici agli altri, molti studi lo dimostrano. Eppure alcune Regioni li acquistano in grandi quantità, altre - come il Piemonte - in misura molto più limitata. E sa perché?

Sinceramente: no. Perché?
Perché costano il doppio: sei euro contro tre. Semplice, no?
Condividi