CULTURA

Il “finale di partita” tra le sinistre italiane. Intervista a Fabio Martini

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di Pierluigi Mele Con la nascita con la nascita di “Liberi e UgualI” siamo al finale di partita tra le sinistre italiane. Le conseguenze non saranno per nulla indolori, anzi. Come si svilupperà? Quali conseguenze porterà alla politica italiana? Ne parliamo, in questa intervista, con Fabio Martini, “retroscenista” e cronista parlamentare del quotidiano torinese “La Stampa”.
 
Fabio Martini, la nascita di “Liberi e Uguali”, un nome che richiama parole antiche e suggestive, e “l’incoronazione” (non trovo altri termini) di Pietro Grasso a leader della nuova formazione certamente la “grande guerra” della sinistra identitaria contro Renzi fa un salto  di qualità. Però ad uno sguardo più attento dentro la nuova formazione politica  ci sono “sfumature” diverse: si va dalla linea di punire il tradimento del PD, una Linea Kamikaze, che inesorabilmente vuol dire consegnare “Liberi e Uguali” alla inconsistenza politica o a fare da stampella ai 5Stellle. E poi c’è la linea Grasso, che non fa sconti al Pd ma non lo brutalizza. Ti chiedo non vedi il rischio di una solitudine di Grasso in questa formazione?

No. In piena campagna elettorale non possono permettersi di lasciarlo solo nei momenti più complicati. Ma al tempo stesso una certa solitudine di immagine potrebbe giovargli: il possibile valore aggiunto di questa lista elettorale sta nella visibilità di Grasso. Anche nel suo carattere naif. Se lo lasceranno sbagliare, senza alzare il ditino, Grasso sarà un po’ più forte. E
tanto meno sarà affiancato dai vecchi leader, meglio sarà per la Lista.
 
Rimaniamo sempre su Grasso. A sentire il suo intervento si fa  fatica, anzi oserei dire  che non è alternativo ai valori del PD proprio per niente. Ma davvero una posizione del genere non poteva avere cittadinanza?

Molto corretta questa osservazione. Nel discorso di Grasso credo non ci sia una sola parola importante che non sia sottoscrivibile da un elettore del Pd. Certo che le posizioni di Grasso avrebbero potuto trovare cittadinanza nel Pd. Così come quelle dei notabili di Mdp. Ma la leadership di Renzi è escludente, irritante, egocentrica e ad un certo punto la convivenza diventa difficile.
 
Guardiamo al PD. La mia impressione è che Renzi sia ormai “cotto” Troppo ripetitivo. Riuscirà a presentare con  adeguatezza questa coalizione “microulivista”? È consapevole che senza Pisapia la coalizione perde spessore

La coalizione oltre ad essere micro-ulivista, sarà una micro-coalizione. Giuliano Pisapia avrebbe potuto darle spessore, ma ha rinunciato a metter su una Lista ampia, da Bonino ai prodiani e ora sta combattendo con i partitini. La coalizione attorno al Pd non è una coalizione, ma un tronco attorniato da micro-cespugli.  Quanto a Renzi,  ha dimostrato doti da leader, ma dopo la sconfitta al referendum, è come se la sua emittente si fosse oscurata. Produce segnali e messaggi che oramai vengono intercettati soltanto da chi pregiudizialmente è pronto ad accettarli. Sugli altri non hanno effetto: non li sentono e non li vedono.
 
Ius soli, purtroppo è un sogno che rimarrà nel cassetto. Fine vita?
Sogno o incubo, a seconda dei punti di vista. Resterà sospeso. Il fine vita invece è legato alla volontà del Pd: se insisterà, passerà.
 
Mi sembra , citando una grande misteriosa opera di Thomas Becket, che siamo al “finale di partita” per il centrosinistra. Per te?

Vero, il finale di partita si sta avvicinando. Occorre attendere un centinaio di giorni: se alle elezioni Renzi avrà retto (25-28% al Pd) resterà ancora a lungo sullo scenario politico nazionale e di conseguenza per chi ha lasciato il Pd la vita politica si accorcerà. Salvo un risultato eclatante della Lista Grasso, che però mal si concilia con una tenuta del Pd. Ma se il Pd scenderà sotto la soglia critica (24-25%), la leadership di Renzi traballerebbe e sotto quelle percentuali sarebbe travolta.
 
Ultima  domanda. Come può un italiano, dopo 20 anni di berlusconismo, dare ancora fiducia a Berlusconi? Qual è la sua forza?
La sua forza consiste nell’ingrediente del suo successo iniziale: una parte di italiani continua a identificarsi in lui. Nelle sue virtù ma soprattutto nei suoi vizi. Se li fa lui, li possiamo fare anche noi.
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