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ITALIA

La sentenza

Il maxi rogo del deposito di Via Chiasserini a Milano: 4 condanne per traffico illecito di rifiuti

La pena più alta è stata inflitta ad Aldo Bosina, amministratore di fatto della Ipb Italia, società che gestiva il capannone. L'inchiesta dopo il rogo aveva portato lo scorso febbraio a 15 arresti da parte della Squadra mobile di Milano e poi ad altri 20 arresti lo scorso giugno in un secondo filone su un traffico illecito di rifiuti provenienti dalla Campania e gestiti in discariche abusive in Lombardia e Veneto

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Era il 14 ottobre del 2018  quando le fiamme divorarono il deposito di via Chiasserini, a Milano, con un maxi rogo che durò giorni, con odori acri che arrivarono fino in centro città. A un anno esatto dagli eventi che portarono alla luce una gestione criminale dello stoccaggio dei materiali nel capannone arriva la sentenza dei giudici dell'ottava penale del Tribunale, a seguito dell'inchiesta del pm Donata Costa.

Quattro le condanne, con a pene fino a 6 anni e 6 mesi di carcere per un traffico illecito di rifiuti stoccati e poi andati a fuoco.La pena più alta è stata inflitta ad Aldo Bosina, amministratore di fatto della Ipb Italia, società che gestiva il capannone.

I giudici hanno anche condannato a 4 e 6 mesi l'amministratore di una società intermediaria di rifiuti, Pietro Ventrone, a 3 anni e 10 mesi l'imprenditore Giovanni Girotto e a 2 anni l'amministratrice della Ipb Italia Patrizia Geronimi (per lei pena sospesa).

Le accuse per i quattro imputati erano, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di discarica e altri reati.

È, invece, ancora in corso l'inchiesta per individuare gli autori materiali dell'incendio del capannone. Un incendio di vaste dimensioni, andato avanti per giorni, e i cui odori acri arrivarono fino al centro della città.

Il pm Donata Costa aveva chiesto pene fino a 6 anni e 8 mesi di carcere, con la pena più alta per Bosina. I giudici hanno anche disposto la confisca delle quote societarie della Ipb Italia e di altre due società e deciso, poi, una confisca per un milione e 86 mila euro a carico di tutti gli imputati in solido.

E' stato revocato il sequestro dell'area dove avvenne l'incendio che torna così alla Ipb srl, la società proprietaria dell'area e dei capannoni e che aveva aperto anche un contenzioso con la Ipb Italia (sono due società totalmente distinte) che li stava gestendo. Gli imputati sono stati anche condannati a versare una provvisionale immediatamente esecutiva di oltre 200mila euro a favore di Ipb srl. Il pm nella requisitoria aveva spiegato che nell'indagine era stato approfondito anche il ruolo dei funzionari di Città metropolitana, ma è stata infine esclusa ogni responsabilità dell'ente, fatta eccezione per il "mancato sequestro" dell'area dopo un sopralluogo da parte dei suoi funzionari e della Polizia locale, effettuato nei giorni prima dell'incendio avvenuto la sera del 14 ottobre 2018.

L'inchiesta dopo il rogo aveva portato lo scorso febbraio a 15 arresti da parte della Squadra mobile di Milano e poi ad altri 20 arresti lo scorso giugno in un secondo filone su un traffico illecito di rifiuti provenienti dalla Campania e gestiti in discariche abusive in Lombardia e Veneto.
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