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SCIENZA

Storia dell'astronautica

Il mistero dei cosmonauti perduti: segreti e leggende della corsa allo spazio

Sin dagli anni Sessanta circolano voci su drammatiche morti nello spazio tenute nascoste dall'Unione Sovietica. Luca Boschini, autore di un libro sull'argomento, ne parlerà sabato allo "Star Party" in Valle d'Aosta: "Negli archivi e nelle testimonianze non ce n'è traccia. Tanti incidenti avvenuti realmente, anche gravi, furono però nascosti per anni"

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di Andrea BettiniRoma Qualcuno disperso nelle profondità dello spazio, altri morti dopo una lunga agonia in orbita oppure bruciati nella fase di rientro sulla Terra. Un segreto terribile, che l’Unione Sovietica avrebbe tenuto nascosto per decenni per non gettare nel discredito il proprio programma spaziale. Quella dei cosmonauti perduti, addirittura una dozzina secondo alcuni, è una storia che periodicamente ritorna, soprattutto in occasione dell’anniversario di qualche importante conquista nello spazio.

"Una bella leggenda, ma a lungo credibile" 
Un racconto inquietante e intrigante, che ha attirato l’attenzione di Luca Boschini, membro del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze e autore del libro “Il mistero dei cosmonauti perduti”. Sabato ne parlerà a Saint-Barthélemy (Valle d’Aosta) nell’ambito dello Star Party, un evento organizzato dall'11 al 13 settembre dall’Osservatorio astronomico della regione autonoma Valle d’Aosta e patrocinato anche dall’Agenzia Spaziale Italiana. Dopo un lungo lavoro di ricerca, il suo parere è netto: “È una bella leggenda e fino a un certo punto era anche credibile – afferma – Tuttavia lo escludo al 100% perché ormai gli archivi delle missioni spaziali di quell’epoca sono stati aperti e non ce n’è traccia. Inoltre, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, gli ingegneri che lavoravano nel programma spaziale sono stati liberi di scrivere memorie e libri e nessuno ha mai parlato di incidenti avvenuti nello spazio”.

Misteri, segreti e registrazioni 
Eppure queste voci girano sin dagli anni Sessanta: c’è chi racconta che Yuri Gagarin non fu il primo uomo ad andare nello spazio ma solo il primo a tornare vivo da lassù, ci sono registrazioni di radioamatori che sostengono di aver captato drammatiche comunicazioni fra i centri di controllo sovietici a terra e dei misteriosi cosmonauti in difficoltà. Misteri su misteri, la cui diffusione è stata favorita dalla segretezza che ha sempre avvolto il versante sovietico della corsa allo spazio. “Ritengo che la colpa sia stata principalmente dei russi – prosegue Luca Boschini - La loro mania della segretezza, dovuta anche al fatto che il programma spaziale era un programma militare, ha fatto sì che iniziassero a circolare leggende in parte anche alimentate da voci di corridoio”. Quanto alle presunte comunicazioni ascoltate da alcuni radioamatori, a suo avviso “sono in gran parte dovute ad errori di interpretazione: a volte si trattava di intercettazioni di satelliti spia americani, altre volte sono dialoghi così confusi che non si capisce bene quello che viene detto e si può lavorare di fantasia”.

Le vittime ufficiali 
Non ci fu mai nessun morto, allora? Assolutamente no. I cosmonauti russi morti in missione, secondo le cronache ufficiali, furono quattro: Vladimir Komarov nel 1967 per lo schianto della sua Soyuz in un atterraggio andato male e Victor Patzaev, Georgij Dobrovol’skij e Vladislav Volkov nel 1971 per una depressurizzazione improvvisa durante il rientro sulla Terra. A loro vanno aggiunte altre vittime di incidenti, come quello drammatico che si verificò nel 1957 al Cosmodromo di Bajkonur, quando un razzo esplose sulla rampa di lancio uccidendo un centinaio di persone. In quel caso, le autorità imposero il segreto sull’accaduto e i primi racconti dettagliati, anche se qualche voce filtrò prima, si ebbero solo a fine anni Ottanta.
 
Missioni storiche ma non da manuale come raccontato
Il riserbo su quella tragedia è la dimostrazione che la macchina della propaganda all’epoca era molto attiva. Il controllo sulla comunicazione, del resto, era praticamente totale. Se nel 1963 le foto ufficiali del rientro sulla Terra di Valentina Tereskhova furono scattate qualche giorno dopo il vero atterraggio perché la prima donna nello spazio si era ferita al volto ed era stata subito portata in ospedale, lo stesso rientro di Gagarin nel 1961 non fu da manuale come descritto nei resoconti ufficiali. Anzi, molto tempo dopo si seppe che a bordo visse una decina di minuti di panico perché il modulo di servizio sembrava non essersi sganciato come previsto e la sua capsula aveva iniziato a vorticare senza controllo.

"Omissioni e mezze verità che oggi non sarebbero possibili" 
Cosmonauti perduti o meno, la storia della conquista russa dello spazio è piena di omissioni, mezze verità e incidenti nascosti a lungo. A oltre 50 anni di distanza, si potrebbero ancora insabbiare imprevisti o veri e propri disastri? “In Russia non credo – dice Luca Boschini – Ormai partecipa ai programmi internazionali insieme all’Agenzia Spaziale Europea e agli Stati Uniti: non sarebbe possibile perché i dati vengono inviati a troppi soggetti quasi in tempo reale”. 
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