Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Il-papa-della-Coppa-del-mondo-Spero-che-la-mia-bambina-vada-a-Italia-e49e8800-aa76-47c7-bddf-406a3e045c58.html | rainews/live/ | (none)
FIFA 2014

"Per disegnarla mi chiusi nel mio studio per una settimana"

Il papà della Coppa del Mondo: "Spero che la mia bambina vada all'Italia"

A creare il trofeo, nel 1971, fu lo scultore milanese Silvio Gazzaniga. Oggi ha 93 anni e racconta in esclusiva a Rainews.it come la coppa gli ha cambiato la vita: "Che emozione quando la vinsero gli azzurri nel 1982 e nel 2006"

Silvio Gazzaniga con la Coppa del Mondo
Condividi
di Andrea BettiniMilano Comunque vada a finire il Mondiale, la Coppa del Mondo sarà italiana. Il merito è tutto di uno scultore milanese, il 93enne Silvio Gazzaniga. È il “papà” della coppa, il maestro che l’ha disegnata nel 1971 e che ancora oggi la chiama “la mia bambina”. All’epoca c’era da sostituire la mitica Coppa Rimet, finita definitivamente nelle mani del Brasile perché i verdeoro un anno prima se l’erano aggiudicata per la terza volta. La Fifa indisse quindi un concorso e al termine scelse l’opera dell’allora Direttore creativo della Bertoni, un’azienda di Paderno Dugnano: un trofeo alto 36,8 centimetri, in oro 18 carati e dalla forma ormai inconfondibile.
 
Maestro Gazzaniga, come è nata la sua Coppa del Mondo? 
A quel tempo lavoravo già nel settore da più di 30 anni: avevo cominciato a 19 e ne avevo 50. Trofei, coppe e medaglie erano il mio pane quotidiano. Avevo già creato opere per tutte le principali Federazioni Sportive italiane, ma un progetto del genere era l’occasione di una vita. Mi sono chiuso per una settimana nel mio studio di Milano. La coppa è uscita di getto, al primo tentativo.
 
Nell'idearla a cosa si è ispirato?
Volevo creare un simbolo universale della sportività e dell’armonia del mondo sportivo, così mi sono ispirato a due immagini fondamentali: quelle dell’atleta che esulta e quella del mondo. La figura doveva essere lineare e dinamica per attirare l’attenzione sul protagonista, cioè sul calciatore, un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di super-umano.
 
A 43 anni di distanza c'è qualcosa che modificherebbe nel suo progetto?
No, la trovo molto equilibrata: non cambierei nulla. L’ho restaurata varie volte e ormai la conosco millimetro per millimetro. Il trofeo continua a piacere e questo testimonia che mi sono ispirato a principi estetici e simbolici ormai divenuti universali.
 
La Coppa del Mondo le ha cambiato in qualche modo la vita?
Ha certamente cambiato la mia vita professionale dandomi una credibilità e soprattutto una libertà creativa che non avevano pari. Per anni e anni ho potuto realizzare moltissime creazioni per l’UEFA e per altre federazioni sportive, dalla Coppa del Mondo di baseball alla Coppa del Mondo di volley.
 
Nel 1982 la sua coppa è stata finalmente vinta dall'Italia. Cosa ricorda di quella sera?
È stata una grande emozione. Mi hanno trascinato in tv: ho ancora il filmato della Rai. Mi avevano fatto sedere tra due miti del calcio e dell’informazione di allora come Nicolò Carosio e Candido Cannavò. Ero agitatissimo: nel video si vedono bene le mia mani strette sui braccioli per la tensione di dover parlare in televisione di fronte a tutta l’Italia.
 
La finale di Germania 2006 invece come l’ha vissuta?
Anche in quel caso con una grande soddisfazione personale e ovviamente con molta gioia per la mia Nazionale, ancora una volta campione del mondo.
 
La sua coppa è stata alzata da grandissimi campioni, da Franz Beckenbauer a Diego Armando Maradona, da Dino Zoff a Fabio Cannavaro. Lei è un appassionato di sport?
Amo molto lo sci e fino a quando ho potuto l’ho praticato con costanza. Per quanto riguarda il calcio, sono un tifoso piuttosto moderato: sono nato a Milano e la mia squadra è il Milan. I Mondiali mi piacciono molto anche per vedere, di volta in volta, a chi andrà la mia “bambina”. 
 
Gli sportivi italiani sperano che vada alla alla Nazionale di Prandelli. Secondo lei chi vincerà i Mondiali 2014?
Non sono molto bravo a fare pronostici. Certamente il Brasile giocando in casa ha un vantaggio, ma ovviamente mi auguro che l’Italia riesca a fare l’impresa.
Condividi