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MONDO

Il ritratto della storica Maria Lupi

Il pontificato mediatico e mondiale di Wojtyla

"Se Giovanni XXIII fu un Papa pastore, Giovanni Paolo II fu un pastore per tutto il mondo”

Giovanni Paolo II (archivio)
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di Annalisa FantilliRoma “L’elezione di Giovanni Paolo II ha sorpreso tutti, così come il suo pontificato mediatico e mondiale – spiega la professoressa di Storia della Chiesa all’università Roma Tre Maria Lupi -. Wojtyla ha dimostrato una grande agilità nell’uso del mezzo televisivo,  sempre a suo agio davanti alle telecamere, abilità sviluppata probabilmente grazie allo studio del teatro in giovane età. E poi questo Papa viaggiava in continuazione, oltre 100 viaggi. I pellegrini si recavano a Roma per andare alle sue udienze  e lui andava a trovare i pellegrini direttamente in casa loro. Giovanni XXIII fu un Papa pastore, Giovanni Paolo II fu un pastore per tutto il mondo”.

Un pastore per tutto il mondo e dopo molti anni non italiano?
“La grande novità infatti è la sua origine: non c’era mai stato un Papa polacco, è stato il primo Pontefice straniero dopo 4 secoli e mezzo. Il giorno in cui è stato annunciato il suo nome tutti si chiedevano chi fosse”.

La passione per il teatro diceva, ma anche per lo sport: tutti lo ricordano sugli sci... 
“Da giovane studente era appassionato di teatro e di sport, l’amore per la montagna sarà alimentato tutta la vita. Ma nella sua vita non ci sono stati solo bei momenti, ha vissuto situazioni drammatiche: le vicende della guerra e poi il regime comunista. Dell’occupazione nazista ha più volte raccontato dei ricordi personali: a scuola aveva tanti compagni ebrei che improvvisamente iniziarono a sparire uno dopo l’altro”.

Perché si interessò così tanto ai giovani?
“Dal 1984 istituisce le Giornate Mondiali della Gioventù. Ma l’attenzione ai giovani non è nuova. La formazione di Wojtyòa è  molto lontana da Giovanni XXIII, che aveva origini contadine ed entrò in seminario da bambino. Giovanni Paolo II proviene da una famiglia borghese. Lavora da operaio e dopo l’università insegna filosofia, periodo in cui conosce da vicino i giovani e da quel momento non ha mai smesso di lavorare per loro”.

Tre milioni di persone ai suoi funerali: perché era così amato?
“Oltre alle caratteristiche prima elencate, aveva un forte feeling con la popolazione. Anche alla fine, come ha vissuto la malattia: avere il coraggio di mostrarsi in quelle condizioni. E poi furono moltissimi i gesti di innovazione. Promosse il dialogo interreligioso, rispettando pienamente le altre religioni. Fece tanti santi e beati. Seppe ispirare alla lotta contro il comunismo tantissima energia, con le parole, ma soprattutto con la sua presenza”.
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