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Il testamento di Dj Fabo: "Avevo sacrosanto diritto a morire"

All'obitorio di Kaferholzstrasse l'ultimo saluto della madre

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Dj Fabo ha affidato una lettera-testamento all'associazione Luca Coscioni prima di morire. Perché tutti sappiano, così ha scritto Fabo, che esiste "il diritto sacrosanto di morire". E' un "giorno dopo" che comincia ovattato di neve, quella caduta in abbondanza nella notte a Pfaffikon, il centro a circa venti chilometri da Zurigo in cui sorge la struttura della Dignitas: una casetta azzurra e anonima nascosta tra i capannoni della zona industriale e in cui Fabiano Antoniani, 40 anni da poco compiuti, si è lasciato morire lunedì mattina.

Ora il suo corpo inerme riposa nell'obitorio di Zurigo, in Kaferholzstrasse. Un luogo di pace e silenzio, con una chiesa di originale bellezza adibita alle cerimonie religiose. E' lì che la madre di Fabo va a salutare ancora una volta il figlio, nella tarda mattinata di oggi, chiusa nel riserbo e nel dolore.

C'è chi ipotizza che il suo corpo possa essere cremato domani, e che le sue ceneri vengano poi portate in India. Ma nessuna lo conferma. A metà mattinata, però, l'associazione che ha assistito dj Fabo nel suo ultimo periodo di vita diffonde la lettera-testamento del dj che non voleva più vivere nel dolore. Una lettera che ripercorre i momenti più importanti della sua vita: "Io, Fabiano Antoniani, Dj Fabo, nato a Milano 9 febbraio 1977, all'età di sette anni frequento la scuola di musica per imparare a suonare la chitarra. Da bambino spesso suonavo come primo chitarrista e partecipo a numerosi saggi. Visto il talento i miei genitori mi costringono a frequentare il Conservatorio di Milano, Villa Simonetta, ma a causa del mio comportamento ribelle vengo espulso. Lascio il mondo della musica?" Quella musica che però ritroverà più tardi, a Ibiza, dove scoprirà che il suo "unico e vero posto è dietro la consolle".

Nella lettera, dj Fabo ricorda così l'episodio che gli ha deformato il futuro: "Dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita". Poi ricorda la vicinanza della madre e della fidanzata, le donne della sua vita che gli sono state accanto fino all'ultimo respiro. E infine Fabiano lascia il suo testamento: "Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia".
 
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