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ECONOMIA

Il futuro dello stabillimento di Taranto

Ilva, Calenda a Radio1 Rai: "Emiliano ritiri il ricorso o l'investitore scappa"

Non è possibile - dice il ministro - questo ostruzionismo per far chiudere l'Ilva. Allora è meglio dirlo a visto aperto"

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E' scontro sul futuro dello stabilimento Ilva di Taranto dopo che il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha deciso di impugnare il decreto del Consiglio dei Ministri del 29 settembre scorso con il quale è stato modificato il Piano Ambientale. Da una parte la Regione e il comune di Taranto, dall'altra il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che avverte che se il Tar accogliesse il ricorso lo spegnimento dell'impianto sarebbe Inevitabile e i sindacati chiedono ad Emiliano ritirare il ricorso. A Nome della  Cgil Maurizio Landini chiede ufficialmente ad Emiliano di ritirare il ricorso e a Calenda di non congelare la trattativa, e la Fiom che definisce "inopportuna la presentazione del ricorso al Tar da parte della Regione Puglia", che "rischia di far saltare il negoziato".  Intanto il 27 e il 28 novembre le scuole del quartiere Tamburi sono rimaste nuovamente chiuse per i wind days, i giorni in cui il vento soffia da nord-ovest spargendo sulla città le polveri minerali.

Calenda, Emiliano ritiri il ricorso altrimenti l'investitore scappa
Il Governatore della Puglia deve ritirare il ricorso al Tar contro il decreto ministeriale che autorizza il piano ambientale per Ilva e smetterla di fare "ostruzionismo" perché così "prima o poi l'investitore scappa". A chiederlo è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, parlando del caso Ilva, nella trasmissione 'Radio Anch'io' su Radio Uno Rai. "Quello che dico al Governatore è: ritiri il provvedimento" e, soprattutto, "chiedo di non fare ostruzionismo perché prima o poi l'investitore se ne andrà. Non è possibile - insiste Calenda - questo ostruzionismo per far chiudere l'Ilva. Allora è meglio dirlo a visto aperto".  Il ricorso contro il Dpcm sull'Ilva "non è un provvedimento qualsiasi, come è stato detto - ha tenuto a puntualizzare Calenda - perché se accolto sospende la validità del decreto e i commissari dell'azienda sono tenuti a spegnere l'Ilva. Questo è un dato di fatto. Ma che senso ha questo ricorso - ha chiesto - quando lo stesso Governatore ha partecipato e l'azienda ha illustrato tutte le misure?". Tra l'altro, ha evidenziato ancora il ministro, "il dpcm è pubblico e tutti possono vedere quali sono gli interventi" messi in campo.  Piuttosto, dice Calenda, il Governatore della Puglia deve "accogliere il fatto che "c'é un imprenditore disponibile a fare investimenti in una zona dove non si vedevano dagli anni Sessanta".





Emiliano, il decreto del governo proroga termini scaduti
Il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri che rimanda al 2023 l'adempimento delle misure ambientali obbligatorie, che l'Ilva di Taranto dovrebbe aver già attuato, viola la legge perché proroga termini già scaduti, e viola il diritto alla salute dei cittadini, ha affermato ieri a Bruxelles il governatore della Puglia Michele Emiliano a proposito dell'impugnazione del decreto da parte della Regione presso il Tar di Lecce. "Il Dpcm - ha detto - rinvia senza ragione e senza dare una giustificazione l'adempimento già previsto dall'Aia (l'Autorizzazione integrata ambientale, ndr) di  moltissime prescrizioni ambientali. Com'è noto, dal punto di vista giuridico è impossibile prorogare un termine già scaduto con un atto amministrativo, e quindi per noi è una violazione di legge molto grave. Rinviando questi adempimenti si sta sacrificando - ha sottolineato Emiliano - il diritto alla salute" dei cittadini. 

Cgil chiede a Regione Puglia di ritirare ricorso
 "Chiediamo alla Regione Puglia di ritirare il ricorso al Tar con cui ha impugnato il dpcm sul piano ambientale, e al ministro Calenda di non congelare le trattative in corso su Ilva".  E' quando ha dichiarato il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini all'Assemblea nazionale della siderurgia 'Fondiamo il futuro.  "La strada da seguire è quella del confronto: devono andare avanti sia la trattativa con Arcelor Mittal, sia il tavolo sull'Accordo di programma di Genova che quello territoriale in Puglia sulla questione ambientale", sottolinea Landini. "L'obiettivo - continua -  è salvaguardare l'occupazione e il sistema industriale, rilanciandoli. Per affrontare la situazione anche dal punto di vista dell'ambiente e della salute, tutti i soggetti coinvolti devono fare la loro parte e assumersi le proprie responsabilit".

 Fiom: ricorso Regione Puglia inopportuno e rischioso
"La Fiom sta con le lavoratrici e i lavoratori Ilva. A fronte della disponibilità del Governo all'apertura dei tavoli,  grazie anche alle iniziative del sindacato e della Fiom in particolare che ha posto il tema dell'attivazione dei tavoli stessi, uno per Genova sull'accordo di programma e uno per Taranto sull'ambientalizzazione con la presenza di tutti i soggetti
istituzionali coinvolti, sono emersi elementi positivi riguardo allo stanziamento di risorse consistenti per ambientalizzazione e decontaminazione (2,7 miliardi di euro) e per l'anticipazione della tempistica per l'avvio della copertura dei parchi dal primo gennaio 2018". 

FIm-Cisl-Uil Taranto, disappunto per ricorso
"Cogliamo con disappunto e stupore la scelta del governatore di ricorrere al Tar sul decreto della presidenza del consiglio dei ministri 2017 che di fatto allunga i tempi del risanamento e del rilancio del sito di Taranto, compresa la
copertura dei parchi minerali che, chiesta a gran voce da tutti, rinviata più volte nella sua realizzazione, avrebbe visto a gennaio 2018 l'avvio della sua esecuzione".  "Il ricorso - spiegano i sindacati - si trasforma nel concreto rischio
che salti l'unica strada per il risanamento ambientale dello stabilimento che di fatto aveva realizzato passi in avanti per l'avvio delle opere. Un rimpallo che sa di propaganda elettorale e che ci lascia grandi dubbi se il fine del ricorso sia realmente il bene della collettività". 
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