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MONDO

Nello stato dell'Uttar Pradesh

India: quattro arresti per le due ragazze stuprate ed uccise, ci sono anche due agenti

Due poliziotti sono stati arrestati, e altrettanti licenziati, in relazione all'omicidio di due adolescenti "intoccabili" avvenuto in India. E mentre il governo centrale chiede fermezza, il premier locale deride i cronisti che gli fanno domande sulla vicenda

Manifestazione in India dopo lo stupro di due adolescenti
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Quattro persone, tra cui due poliziotti, arrestate; due agenti licenziati e altrettanti sul punto di esserlo. Sono le prime conseguenze dello stupro e dell’omicidio di due adolescenti indiane avvenuto due giorni fa nello stato dell’Uttar Pradesh. "Mia figlia era ambiziosa, intendeva studiare fino al college come i maschi", ha dichiarato la madre di una delle vittime, mentre il premier dello Stato indiano derideva i cronisti che gli chiedevano notizie sullo stato delle indagini. E nello stesso giorno la madre di un’altra ragazza violentata, rea di aver denunciato lo stupratore, è stata pestata dai genitori di quest’ultimo.
 
Nonostante le pressioni internazionali e le campagne di sensibilizzazione, resta drammatica la condizione in cui vivono le donne in quella che viene considerata la più grande democrazia (numericamente parlando) del mondo. E in particolare per quelle appartenenti alla casta dei dalit, gli intoccabili, casta a cui appartenevano anche le ultime due vittime.
 
Le colpe della polizia
Due agenti arrestati, altrettanti licenziati e altri potrebbero esserlo presto in relazione alla brutale violenza di cui sono state vittime due ragazze indiane di 14 e 15 anni, violentate a ripetizione dal branco nello Stato settentrionale del'Uttar Pradesh e poi strangolate ed impiccate. La polizia è finita nell'occhio del ciclone anzitutto perché erano agenti due dei cinque sospetti aggressori, uno dei quali è già stato arrestato per il duplice stupro-omicidio insieme a due dei propri fratelli. E poi perché altri poliziotti si sono inizialmente rifiutati di partecipare alla ricerca delle giovanissime vittime che, quando i parenti ne segnalarono la scomparsa, erano ancora vive. Le due vittime appartenevano infatti alla comunità dei dalit, i cosiddetti 'intoccabili', esclusi dal tradizionale sistema delle caste, in teoria abolito per legge ma di fatto ancora dominante nei rapporti sociali.
 
L’ira del ministro per le pari opportunità Maneka Gandhi
Da New Delhi Maneka Gandhi, appena nominata ministro per le Pari Opportunità e per l'Infanzia dal neo-premier e leader nazionalista indù Narendra Modi, ha dichiarato pubblicamente che andrebbero destituiti e processati tutti gli agenti a qualunque titolo coinvolti: "La polizia non sta operando nella giusta direzione", è sbottata, preannunciando l'istituzione di un'apposita unità di crisi che affronti il fenomeno alla radice.
 
La madre di una delle vittime: “Mia figlia voleva studiare”
"Mia figlia era ambiziosa, intendeva studiare fino al college come i maschi", voleva qualcosa di più di un matrimonio, puntava ad un lavoro. Composta nel dolore, ma piena di rabbia, la madre della più giovane delle due ragazzine indiane morte impiccate dopo uno stupro di gruppo, ha mostrato alla Bbc i quaderni ordinati della figlia. Come le altre donne della sua generazione, lei stessa non ha mai lavorato. Ha però spinto le figlie a studiare per avere una vita migliore. La madre della più piccola ha detto che non le aveva potute accompagnare (nei campi visto che la casa dove vivevano era sprovvista di bagno ndr.) perché quella sera il marito aveva bisogno di aiuto per la cura degli animali.
 
Il premier dell’Uttar Pradesh irride i cronisti
Il premier dello Stato indiano dell’Uttar Pradesh, Akhilesh Yadav, si è fatto beffe dei giornalisti che gli facevano domande sullo stupro delle due ragazzine: "Non siete forse al sicuro?", ha domandato ai reporter, aggiungendo, "Non siete mica in pericolo, vero? Allora perché siete preoccupati? Cosa c'entra con voi?". Secondo un'attivista indiana per i diritti delle donne, Kavita Krishnan, simili commenti fanno capire alla polizia che lo stupro non viene trattato seriamente dalle autorità. Le dichiarazioni di Yadav, ha affermato Krishnan, sono "una trivializzazione dello stupro". Per molti indiani, tuttavia, le parole del premier non sono state una sorpresa. Il mese scorso il padre di Yadav, Mulayam Singh Yadav, ex primo ministro dell'Uttar Pradesh e leader del partito al governo nello Stato, aveva annunciato durante un comizio di essere contrario a una legge che prevede la pena di morte per i responsabili di stupri di gruppo. "I ragazzi sono ragazzi, commettono errori", aveva dichiarato il politico. L'Uttar Pradesh è lo Stato indiano più densamente popolato, con quasi 20 milioni di abitanti. Secondo le statistiche ufficiali, ogni anno in India vengono commessi circa 25mila stupri, ma secondo gli attivisti il numero reale è decisamente più alto perché tante donne non denunciano le violenze subite.

La madre pestata per aver denunciato
E l’ennesimo stupro ai danni di una minorenne in India, ha avuto una 'coda' che rende ancora più penosa la vicenda: la madre della giovanissima vittima è infatti finita all'ospedale dopo essere stata pestata a sangue dal padre del sospetto violentatore, che ha inteso così “punirla” per il rifiuto suo e dei parenti di ritirare la denuncia presentata contro il figlio. La donna è stata assalita in mezzo a un campo mentre stava tornando a casa: a picchiarla erano in cinque. Avevano già invano cercato di costringerla a rinunciare a far andare in galera lo stupratore della figlia, così hanno deciso di darle una lezione. La donna è stata ricoverata e i medici le hanno riscontrato fratture multiple e altre lesioni: ora versa in condizioni critiche. Il padre che pretendeva l'impunità per salvare il buon nome della famiglia è stato arrestato dalla polizia, i suoi complici sono invece ancora latitanti. Teatro della brutale aggressione la periferia di Etawah, città situata circa 120 chilometri a ovest di Lucknow, capitale dello Stato dell'Uttar Pradesh.
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