POLITICA

Intervista a Repubblica

Intercettazioni, Orlando: il testo finale cambierà, via il divieto di frasi integrali

Il ministro della Giustizia corregge il tiro: "Alla fine il testo non sarà quello della formulazione iniziale, ma da un punto dovevo pur partire"

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"Di una cosa sono sicuro, non sarà questo il testo finale della riforma delle intercettazioni". A dirlo in un colloquio con 'Repubblica' il ministro della Giustizia Andrea Orlando. "Voglio essere chiaro su questo punto, questo è un testo di cui non riconosco la paternità". Anche se la lettera di accompagnamento portava in calce proprio la sua firma, Orlando la spiega così: "Da un punto di partenza dovevo pur cominciare, ma alla fine la riforma delle intercettazioni non sarà quella contenuta in quelle pagine".

Neppure la disposizione più contestata e allarmante sia per il diritto di cronaca sia per il lavoro stesso delle toghe, l'obbligo di non citare letteralmente e tra virgolette le intercettazioni, ma riportandone solo "il contenuto"? Anche su questo Orlando fa retromarcia rispetto alla bozza: "È un punto che sicuramente potrà cambiare".

"Alla fine il testo non sarà quello della formulazione iniziale, ma da un punto dovevo pur partire. Nel presentarlo durante le audizioni sarò chiaro nel dire che le opzioni sono tutte aperte perché quello che si apre è un confronto serio e vero, né finto, né fittizio", spiega il Guardasigilli che poi si rivolge ai magistrati: "Vorrei che anche le procure si assumessero la paternità del testo finale".

E' stato proprio un articolo di Repubblica pubblicato ieri ad aprire la polemica di queste ore. Il quotidiano, infatti, ha anticipato che il ministro Orlando è in procinto di presentare un decreto legislativo sulle intercettazioni in cui si prevedeva che nei provvedimenti dei magistrati non ci fossero più citazioni integrali, cioè tra virgolette, delle conversazioni intercettate o di parti di esse, ma solo dei riassunti del contenuto. Si diceva, poi, che sarebbe stata vietata anche la sola trascrizione di ascolti che riguardano persone casualmente coinvolte nelle indagini e che i colloqui tra un avvocato e il suo assistito non dovranno essere riportati nemmeno nei verbali della polizia. Punti sui quali Orlando oggi fa marcia indietro.

Il decreto legislativo deriva dalla delega contenuta nella legge sulla riforma del processo penale approvata lo scorso giugno e in vigore dal 3 agosto. La legge stabiliva una delega per il governo che, dal momento dell’entrata in vigore, avrebbe avuto tre mesi di tempo per modificare alcuni aspetti del funzionamento delle intercettazioni telefoniche.

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