CULTURA

I registi rischiano fino a 15 anni di carcere

"Io sto con la sposa", un film documentario che infrange le regole: per un'Europa più coraggiosa

Tre registi fantasiosi hanno messo in scena un finto corteo nuziale per aiutare un gruppo di ragazzi siriani senza documenti a raggiungere la Svezia partendo da Milano: l'avventura è diventata un film e loro stanno cercando di finirlo in tempo per la Mostra del Cinema di Venezia

I protagonisti di "Io sto con la sposa" (foto di Marco Garofalo)
Condividi
di Carlotta Macerollo Un matrimonio finto ma una storia terribilmente vera. Un viaggio nato per caso dall'idea di tre registi fantasiosi che organizzano un matrimonio con una sposa palestinese-siriana per portare altri palestinesi-siriani da Milano a Stoccolma, nonostante i controlli ai confini. Rischiano dai 5 ai 15 anni di carcere per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. "Io sto con la sposa" (On the bride's side) è il film documentario che viola le leggi ma che si autodenuncia, che "disobbedisce" per mettere in salvo chi la guerra l'ha vissuta e ha visto nella fuga e nell'Europa l'unica speranza di salvezza.

Da Milano a Stoccolma
"L'idea è nata per caso - ci spiega Gabriele Del Grande, giornalista, che insieme con Antonio Augugliaro, regista televisivo, e Khaled Soliman Al Nassiry, poeta palestinese siriano, ha girato il film - Era fine ottobre io e gli altri due registi eravamo in stazione a Milano a prendere un caffè. Ad un certo punto si avvicina un ragazzo e ci chiede se sappiamo dov'è il treno per la Svezia. Arrivava da Lampedusa, era uno dei sopravvissuti al naufragio del 13 ottobre". Dall'inizio della guerra civile sono in molti i siriani che arrivano sulle nostre coste e che usano poi l'Italia come corridoio per i Paesi scandinavi. "Siamo diventati amici e abbiamo deciso di aiutarlo: la battuta l'ho fatta io, per scherzo: quale poliziotto chiederebbe mai i documenti ad una sposa? Ed è nata l'idea".



Il gruppo di 23 persone
"Quando abbiamo conosciuto Abdallah, studente di Damasco di 25 anni, Manar, Alaa, Mona, Ahmed e Tasnim ci è sembrato che non potevamo non fare quel salto nel vuoto", racconta Del Grande. "Prima di partire ci siamo travestiti, dovevamo trovare abiti eleganti in fretta, andare dal parrucchiere. Poi il 14 novembre all'alba ci siamo incontrati davanti alla stazione centrale di Milano: eravamo 23 tra ragazzi e ragazze. Amici italiani, palestinesi e siriani. Chi con i documenti, chi senza, ma tutti vestiti eleganti come se stessimo davvero andando a un matrimonio".

Il viaggio
"La frontiera tra l'Italia la Svizzera e l'Austria è controllatissima, quindi siamo passati dalla Francia, da Ventimiglia, e abbiamo passato a piedi quello che viene chiamato il Passo della Morte: è un sentiero abbandonato, l'abbiamo percorso in pieno giorno, avevamo paura ma non abbiamo incontrato nessuno a parte un paio di volanti della polizia di frontiera. Non c'erano posti di blocco". Del Grande, che oltre a fare il giornalista è l'autore del blog Fortress Europe, ribadisce il concetto: "Abbiamo avuto paura, eravamo tesi soprattutto alle frontiere: tutti rischiavamo qualche cosa, sia gli italiani che i siriani, non c'era un 'noi' e un 'loro'. Alla sera si festeggiava: a Marsiglia siamo andati in una locanda, abbiamo cantato tutti insieme". Il viaggio è poi proseguito attraverso la Francia, la Germania, la Danimarca e infine la Svezia.

Il Mediterraneo: cimitero o mare che unisce?
"Questo film vuole rovesciare l'estetica della frontiera, vorremmo che il pubblico riuscisse a guardare le cose con un'altra ottica - ci spiega il regista - E' assurdo convivere con le fosse comuni del Mediterraneo: l'Europa deve avere il coraggio di fare come con l'Est Europa, deve prendersi delle responsabilità e vedere che in Siria stanno succedendo cose orribili". Un film manifesto, insomma, per chi crede che il Mediterraneo sia un mare che può unire e non uccidere.

Il crowdfunding
"Io sto con la sposa" è quindi un documentario ma anche un'azione politica. Il costo della produzione e postproduzione è di circa 150mila euro e i registi vorrebbero raccogliere almeno la metà di questa somma tramite una campagna di crowdfunding. "Il nostro obiettivo è di finire il film in tempo per presentarlo a settembre alla Mostra del Cinema di Venezia - conclude Del Grande - Per ora la raccolta fondi sta andando molto bene, speriamo continui così. Abbiamo raccontato una grande avventura in tono leggero, all'insegna della solidarietà. Abbiamo disobbedito, ci siamo ribellati: ma con il sorriso e tanta speranza".
Condividi