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MONDO

Le donne non posso vedere una partita di calcio dal 1981

Iran, morta la donna che rivendicava il diritto di entrare allo stadio

Si era data fuoco davanti al tribunale di Teheran

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Sahar Khodayari non ce l'ha fatta. E' morta per rivendicare un diritto che in Iran manca dal 1981, ovvero la libertà per le donne di andare allo stadio a vedere una partita di calcio. Lei ci aveva provato lo stesso lo scorso 12 marzo, contro la legge, travestendosi da uomo, ma per colpa di un selfie inviato alla sorella, la ragazza di 29 anni è stata scoperta e fermata dalle autorità iraniane.

Dopo due giorni di fermo e sequestro del cellulare, è andata a processo a settembre accusata di oltraggio al pudore. Sentenza: sei mesi di reclusione. Lei davanti al tribunale della capitale Teheran ha risposto dandosi fuoco, diventando una torcia umana. Dopo giorni di sofferenze, ricoverata con ustioni al 90% del corpo, Sahar Khodayari è morta questa mattina, come riporta Radio Farda.

Era una tifosa della squadra di calcio dell'Esteghlal, militante nella Persian Gulf Pro League, serie A iraniana. Il club di Teheran tra l'altro è allenato dall'italiano Andrea Stramaccioni, qualche giorno fa fermato dalla polizia aereoportuale dell'Iran per un visto turistico scaduto. Cosa molto strana per uno che lavora lì da 80 giorni e che ha un permesso di lavoro. Poi tutto si è risolto per il meglio. Invece la questione delle donne negli stadi è una lotta politica che va avanti da tanti anni. 

In Iran solo gli uomini possono andare allo stadio. Le donne dal 1979, anno in cui avvenne la rivoluzione islamica con a capo l'imam Ruhallah Khomeynī che istituì una democrazia con tendenze teocratiche, hanno perso i diritti. Negli anni '80, precisamente nel 1981, alle donne viene vietato l'ingresso negli stadi. Qualche apertura è arrivata solamente per eventi di grande portata, dove l'Iran ha deciso di mostrare un immagine migliore di sé. Lo ha fatto per esempio nei mondiali di Russia 2018 dove le donne andarono in trasferta a seguire la nazionale e lo ha fatto nella finale di Champions League asiatica dello scorso novembre, dove giocavano gli iraniani del Persepolis, squadra di Teheran, dedicando un settore solo per le donne con invito. 

Il caso della morte della giovane Sahar ha riacceso le polemiche. Nei giorni scorsi la deputata Parvaneh Salahshouri ha lanciato diversi appelli alla sensibilizzazione contro le discriminazioni subite dalle donne nella Repubblica islamica. Il capitano e attivista della nazionale calcistica iraniana, Masoud Shojaei, ha condannato "il retaggio medioevale che tiene le donne fuori dagli stadi e crea conseguenze drammatiche". Shojaei nell'estate del 2018, durante il mondiale di Russia, aveva dichiarato dopo una gara giocata con la sua nazionale a Kazan: "Per la prima volta mi possono vedere giocare dal vivo mia madre e le mie sorelle". 

Il cammino verso l'apertura degli stadi alle donne sembrava in discesa, invece ancora la strada è difficile e in salita, nonostante la Fifa spinga per riconoscere il diritto alle tifose. 


 
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