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MONDO

Medio Oriente

Il Parlamento iracheno: via le truppe Usa dal Paese. Trump: se colpiti reazione sproporzionata

In Iran folla oceanica per Soleimani. Il capo di Hezbollah Nasrallah: l'uccisione di Soleimani segna una nuova fase. Intanto il ministero della Difesa italiano smentisce che per il blitz siano partiti droni dalla base aerea di Sigonella

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Il Parlamento iracheno, nella sessione straordinaria convocata per oggi dopo il raid Usa in cui è stato ucciso il comandante iraniano Qassem Soleimani, ha esortato il governo a "porre fine alla presenza di truppe straniere" in Iraq, iniziando col "ritirare la sua richiesta di assistenza" alla comunità internazionale per combattere l'Isis.

Durante la sessione straordinaria, trasmessa in diretta sulla televisione di Stato e alla presenza del premier dimissionario Adel Abdul-Mahdi, i deputati hanno approvato una risoluzione che "obbliga il governo a preservare la sovranità del Paese ritirando la sua richiesta di aiuto", ha detto il capo del parlamento, Mohammed al-Halboussi.

La risoluzione chiede nello specifico di metter fine a un accordo secondo cui Washington invia truppe in Iraq per oltre quattro anni, come appoggio alla lotta contro il gruppo jihadista Stato islamico. Il testo è stato approvato dalla gran parte dei membri sciiti del Parlamento, che ricoprono la maggioranza dei seggi. Molti deputati sunniti e curdi non si sono presentati in aula, apparentemente perché contrari alla revoca dell'accordo.

Razzi nella Green Zone
Per la seconda notte consecutiva, razzi Katyusha si sono abbattuti sul centro di Baghdad, provocando sei feriti, secondo quanto riferisce la televisione satellitare panaraba Al Jazeera. Tre razzi sono caduti nella super fortificata Green Zone, dove hanno sede diverse ambasciate tra cui quella americana. Due, in particolare, hanno colpito vicino alla sede diplomatica. Altri tre sono caduti nell'area di Jadriya, secondo fonti militari.

Colloquio Conte-Salih
"Il presidente Conte ha avuto una conversazione telefonica con il presidente dell’Iraq Barham Salih nel corso della quale è stato ribadito il sostegno italiano, già in corso da anni, alla stabilizzazione del Paese e al contrasto al terrorismo". Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi.

La protesta all'Onu di Baghdad
Il ministero degli Esteri iracheno ha inviato al segretario generale e al Consiglio di sicurezza dell'Onu una protesta formale contro il raid Usa nel quale è rimasto ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani. Lo riportano vari media locali.

Convocato l'inviato Usa a Baghdad: "Violata la sovranità"
In precedenza il ministero degli Esteri iracheno aveva convocato l'inviato americano a Baghdad, per protestare contro la "violazione della sovranita'" rappresentata dal raid Usa in cui due giorni fa è stato ucciso il comandante iraniano Soleimani e Mohandis a capo di una delle milizie irachene filo-Iran, integrate nell'esercito regolare. Lo fa sapere lo stesso dicastero. 

La coalizione anti-Isis sospende le operazioni in Iraq
La coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti ha annunciato di aver sospeso le operazioni in Iraq. "La nostra priorità è proteggere il personale della coalizione impegnata nella lotta contro Daesh - si legge in un comunicato della coalizione - Ripetuti attacchi con razzi negli ultimi due mesi da parte delle milizie di Hezbollah hanno provocato la morte di forze di sicurezza irachene e di un civile americano. Di conseguenza ora siamo impegnati a proteggere le basi irachene che ospitano le truppe della coalizione. Questo limita la nostra capacità di addestrare i nostri partner e di sostenere le loro operazioni contro Daesh e abbiamo quindi sospeso queste attività, soggette a continue revisioni".

La Nato convoca una riunione di emergenza
Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg convoca una riunione di emergenza per domani alle 15 sulla situazione in Medio Oriente, lo scrive il sito norvegese VG citando la conferma di un portavoce dell'alleanza. Ieri la Nato ha deciso di sospendere temporaneamente le sue missioni di addestramento in Iraq. Dall'ottobre del 2018 alcune centinaia di soldati non americani dell'alleanza sono impegnati nella formazione delle forze irachene su richiesta del governo di Baghdad, nell'ambito della lotta all'Isis. 

Libano, Nasrallah: l'uccisione di Soleimani segna una nuova fase
L'uccisione di Qassem Soleimani segna una "nuova fase" per il Medio Oriente. Lo ha detto il capo del movimento sciita libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, stretto alleato di Teheran. "Oggi commemoriamo e onoriamo un grande leader islamico. La sua uccisione segna una nuova fase e una nuova data non solo per l'Iraq o l'Iran, ma per l'intera regione", ha affermato Nasrallah nel corso di un raduno nella zona meridionale di Beirut, al quale è intervenuto in video collegamento. L'uccisione di Soleimani, ha detto ancora Nasrallah, è un "chiaro ed evidente crimine" ed è una questione che riguarda non solo l'Iran, ma "tutti i gruppi di resistenza nella regione, in Siria, Libano e Yemen".

Nasrallah, ha avvertito che l'esercito americano "pagherà il prezzo" dell'uccisione del comandante iraniano Qassem Soleimani. "L'esercito americano lo ha ucciso e ne pagherà il prezzo", ha detto Nasrallah in un discorso durante un evento a Beirut in memoria di Soleimani e trasmesso in tv.

Il capo del movimento sciita libanese ha auspicato che il Parlamento iracheno, come poi avvenuto, voti per espellere dal Paese le truppe americane. Se non succederà, ha avvertito, "i combattenti dell'onorevole resistenza sciita non lasceranno che rimanga un singolo soldato americano in Iraq". 

Migliaia al corteo funebre per Soleimani in Iran. Annullata la cerimonia a Teheran
Migliaia di persone hanno accolto in Iran la bara del generale Qassem Soleimani, la cui salma è arrivata dall'Iraq dopo che l'alto esponente dei Pasdaran è stato ucciso da un raid Usa vicino a Baghdad. Il vice di Soleimani, Esmail Ghaani, ha preso il suo posto alla guida delle forze Quds. Il feretro è stato trasferito ad Ahvaz, nel sud dell'Iran.  Accolto da una guardia d'onore, è poi stato lentamente spostato nelle strade invase da un fiume di persone vestite di nero, che si battevano il petto e mostravano foto del generale e bandiere sciite.

Al corteo la gente sventolava bandiere rosse, il colore del "sangue dei martiri"), verdi (il colore dell'Islam) e bandiere bianche decorate con slogan religiosi, oltre a ritratti del generale, piangendo e gridando "Morte all'America".

Dopo un ulteriore trasferimento a Mashhad, i resti dell'alto comandante dei Guardiani della rivoluzione dovevano essere portati a Teheran. Tuttavia, la cerimonia è stata annullata a causa dell'enorme affluenza di persone. I Guardiani della Rivoluzione hanno fatto sapere che. "Considerando la gloriosa, intensa presenza del popolo rivoluzionario di Mashhad alla cerimonia per l'addio al grande generale Qassem Soleimani e visto che il programma continua, non è possibile tenere l'evento a Teheran", hanno fatto sapere i Guardiani della Rivoluzione, invitando le persone a partecipare alla funzione prevista all'università della capitale domani. 

Le spoglie di Soleimani saranno martedì nella città natale di Kerman per la sepoltura.

È la prima volta che l'Iran rende onore a una persona singola con una cerimonia in varie città, che non era stata organizzata neppure per la morte di Khomeini nel 1989.


Tensione Washington-Teheran
Diventa intanto sempre più aspro lo scontro tra Usa e Iran dopo l'uccisione del generale Soleimani. "Se le forze americane vogliono rimanere in vita, dovrebbero evacuare le loro basi militari nella regione e andarsene", aveva detto il vice capo delle guardie rivoluzionarie, il generale Mohammadreza Naghdi. "Se l'Iran ci attacca - la risposta di Trump - gli Usa colpiranno 52 siti iraniani".

Ogni azione militare degli Usa contro l'Iran sarà in linea col diritto internazionale. Lo ha assicurato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di numerosi obiettivi iraniani, tra cui anche siti culturali e storici. "Agiremo secondo la legge", ha detto all'emittente Abc, "ci comporteremo nel perimetro del sistema, lo abbiamo sempre fatto e lo faremo". 

Trump: se Iran attacca, risposta Usa sproporzionata
"Se l'Iran dovesse attaccare qualunque persona o obiettivo americano, gli Stati Uniti colpiranno subito anche in maniera sproporzionata": è la nuova minaccia su Twitter di Donald Trump. "Questi post serviranno come notifica al Congresso", aggiunge Trump, che afferma come "nessun avviso legale è richiesto, e ciònonostante viene fornito!".

L'Iran ricorre al Consiglio di sicurezza Onu
L'Iran ha fatto ricorso al Consiglio di sicurezza dell'Onu per l'uccisione di Soleimani. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi. "Il ministero degli Affari Esteri ha già intrapreso misure politiche, legali e internazionali, anche a livello delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza", ha detto Mousavi in un briefing, come riportano le agenzie internazionali.

Consigliere iraniano Khamenei: la risposta sarà militare
La risposta dell'Iran all'uccisione del generale Qassem Soleimani sarà militare. Lo ha detto alla Cnn Hossein Dehghan, consigliere per la Difesa dell'Ayatollah Khamenei. "La risposta sarà certamente militare e verso i siti militari", ha detto. "Noi non abbiamo assolutamente cercato conflitti e non cercheremo conflitti", ha affermato Dehghan. "È stata l'America a iniziare il conflitto".

Successivamente in una intervista alla Cnn Houssein Dehghan, uno dei più stretti consiglieri dell'ayatollah ali Khamenei ha ribadito che "la risposta dell'Iran sarà sicuramente militare e contro siti militari". Una replicando al tweet in cui Donald Trump afferma che tra i possibili obiettivi degli Usa ci sono anche siti culturali iraniani.

L'ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione Mohsen Rezaei ha detto che la riposta dell'Iran includerà Haifa e centri militari israeliani.

L'Iran annuncia: nuova riduzione degli impegni in accordo nucleare
La tv iraniana ha annunciato che Teheran ha preso la decisione per una nuova riduzione degli impegni previsti nell'accordo del 2015 sul nucleare. Teheran, in particolare fa un passo indietro sulle "final key restriction", le norme a proposito del numero massimo dei reattori nucleari. L'Iran, però, si è detto pronto a continuare a cooperare con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica e a tornare nell'ambito degli impegni dell'accordo di Vienna se le sanzioni contro il Paese saranno tolte.

Tuttavia, l'Iran ha poi affermato che arricchirà l'uranio "senza restrizioni in base alle sue esigenze tecniche". Lo riporta l'emittente Al Arabiya.

Mike Pompeo: "Molto probabilmente l'Iran attaccherà le truppe Usa"
Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha avvertito che probabilmente l'Iran proverà ad attaccare le truppe americane, dopo il raid Usa che a Baghdad ha ucciso il comandante Qassem Soleimani. "Pensiamo che ci sia una reale probabilità che l'Iran faccia un errore e prenda la decisione di assalire le nostre forze, forze militari in Iraq o soldati nel Nord-Est della Siria", ha detto il capo della diplomazia americana a Fox News. Le sue parole arrivano dopo che il consigliere militare della Guida suprema iraniana ha parlato di rappresaglia contro "siti militari". "Ci stiamo preparando a ogni genere di risposta", compresi attacchi informatici, ha poi aggiunto Pompeo nell'intervista a Fox. 

Gran Bretagna: Soleimani  "era una minaccia"
Sull'uccisione del generale iraniano Qassem Suleimani la Gran Bretagna "la pensa come gli Stati Uniti", ha dichiarato il ministro degli esteri britannico Dominic Raab parlando con Sky News. "Era una minaccia per la regione. Capiamo la posizione nella quale si sono trovati gli Stati Uniti. Hanno il diritto di difendersi", ha detto il ministro spiegando di aver parlato dei fatti con il presidente iracheno e i suoi colleghi di Francia e Germania.

Merkel telefona a Macron e Johnson: "De-escalation"
Angela Merkel ha telefonato al presidente francese Emmanuel Macron e al premier britannico Boris Johnson nella quale si chiedono decisi passi a favore di una "de escalation" nella grave crisi innescatasi con l'Iran. A quanto riferito da un portavoce del governo tedesco, la cancelliera, il capo dell'Eliseo e l'inquilino di Downing Street hanno affrontato la situazione dopo il colpo militare americano nel quale è stato ucciso il generale Qassem Soleimani: nei due colloqui si sono detti uniti della convinzione che "adesso sia necessaria una de-escalation. In particolare l'Iran nell'attuale situazione è chiamato alla moderazione". Nelle due conversazioni si è parlato, così il portavoce, anche dei "precedenti attacchi contro obiettivi Usa in Iraq". Inoltre vi è condivisione sul fatto che si debba "difendere la sovranità e la sicurezza dell'Iraq", si afferma a Berlino. Inoltre, Merkel, Macron e Johnson si sono detti d'accordo di "impegnarsi con forza per una riduzione delle tensioni nella regione". Nei due colloqui è stato affrontato anche il tema Libia: anche qui la cancelliera, il presidente ed il premier si sono detti favorevoli ad una "soluzione politico-diplomatica". Come si afferma a Berlino, Macron e Johnson hanno sottolineato gli sforzi di mediazione tedeschi sullo scenario libico.

Difesa: nessun drone da Sigonella per blitz Soleimani
Nessun drone è partito dalla base aerea di Sigonella per il raid americano in cui è stato ucciso il generale Soleimani. Lo afferma il ministero della Difesa. "In merito alle notizie apparse su alcuni organi di informazione relative all'ipotesi di partenza di droni dalla base aerea di Sigonella per l'operazione che ha portato all'uccisione del generale iraniano Soleimani, la Difesa - si legge in una nota - smentisce categoricamente anche alla luce delle ottime relazioni e contatti con la controparte militare americana presente sul territorio italiano". "Per quanto riguarda la missione in Iraq sarà la coalizione, con tutti i suoi componenti, a determinarne gli sviluppi, nel quadro dei contatti sempre frequenti fra gli Stati Maggiori della Difesa dei Paesi Membri che ad oggi ha portato alla sospensione temporanea delle attività addestrative". Così il ministro Lorenzo Guerini in una nota del ministero della Difesa.
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