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MONDO

Domani le elezioni politiche anticipate

Israele di nuovo al voto, Netanyahu ancora a caccia di seggi

Il premier uscente lotta per la sopravvivenza politica nel secondo voto in 5 mesi

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L'esito del voto di domani, giorno delle seconde elezioni anticipate del 2019 in Israele, potrebbe consegnare nuovamente un Paese in stallo al premier uscente Benjamin Netanyahu, a caccia di preferenze e con i sondaggi che danno il suo partito, il Likud, nuovamente testa a testa con quello del generale Benny Gantz.

Né Blu Bianco, la formazione centrista dell'ex capo di Stato maggiore, né il partito del primo ministro più longevo della storia israeliana otterranno la maggioranza dei seggi, secondo gli ultimi sondaggi e sarà obbligatoria, come consuetudine nella politica israeliana, un'alleanza di governo per poter formare un esecutivo e non tornare nuovamente alle urne. E non è detto che la nuova coalizione avrà alla guida Netanyahu, che potrebbe aver esaurito la sue sette vite, e che con il voto di domani si gioca la carriera.

Il voto arriva ad appena cinque mesi dall'ultima consultazione che si è chiusa senza un chiaro vincitore lasciando Netanyahu nell'impossibilità di formare un governo, dopo che l'alleato-nemico di sempre Avigdor Liberman gli ha voltato le spalle. E' la prima volta che gli elettori israeliani sono costretti a votare due volte in un lasso di tempo così breve.

E il risultato sembra ancora una volta molto più che incerto. Secondo un sondaggio della tv pubblica Kan, il partito di Gantz e dell'alleato Yair Lapid, otterrebbe un seggio in più del Likud, 32 contro 31. Nessuno dei due partiti potrebbe formare da solo il governo, ma sarebbe necessario un esecutivo di unità nazionale per superare la quota 61, cioè la maggioranza dei seggi alla Knesset, il Parlamento israeliano.

Netanyahu mal tollera la situazione e con slogan elettorali e tour internazionali, con viaggi lampo in Gran Bretagna e Russia, sta cercando di aumentare i consensi degli ultraortodossi da una parte e delle comunità anglofone e russofone. Ma non solo. Le sue spericolate promesse di annettere la valle del Giordano e le parti di Hebron che ospitano comunità di coloni ebraici gli sono valse numerose condanne, ma mirano proprio ai coloni che vivono nella Cisgiordania occupata.

Il premier strizza anche l'occhio all'estrema destra di Otzma Yehudit, che i sondaggi danno in crescita e che potrebbe superare la soglia di sbarramento del 3,25%, guadagnando quattro seggi. Un numero comunque troppo esiguo per Netanyahu che avrebbe bisogno dei seggi del partito ultranazionalista russofono Yisrael Beitenu guidato da Avigdor Liberman, proprio colui che ha fatto scattare la nuova crisi lo scorso 19 aprile, facendo crollare le ipotesi di coalizione in polemica contro al  vicinanza di Netanyahu ai partiti religiosi.

I sondaggi prevedono anche un ruolo ormai marginale per i laburisti. Dopo il crollo alla scorsa tornata elettorale di aprile, il partito della sinistra storica rischia un nuovo risultato molto deludente, con le ultime previsioni che prevedono 4-5 seggi: sarebbe il risultato più basso di sempre per un partito che ha governato il Paese per quasi 30 anni dopo la fondazione dello Stato. Circa i partiti della minoranza araba, cruciale sarà il dato della partecipazione elettorale di questa componente.

Nelle fasi finali della campagna elettorale il primo ministro ha lanciato una nuova "bomba" promettendo che se vincerà annetterà parte della Cisgiordania occupata alla frontiera con la Giordania. Netanyahu ha fatto sapere che applicherà "la sovranità israeliana sulla Valle del Giordano e sul Mar Morto settentrionale". Una promessa che è sicuramente destinata a far presa sui partiti di estrema destra, ma che ha provocato l'ira del mondo arabo e musulmano e la preoccupazione dell'Europa. A condannare l'annuncio di Netanyahu, oltre il presidente palestinese Abu Mazen che ha minacciato di cancellare "tutti gli accordi con Israele", quasi la totalità dei Paesi della regione con in testa Arabia Saudita, Turchia, Giordania nonché la Lega degli Stati arabi.

La promessa del primo ministro israeliano "mette a repentaglio le prospettive di una pace duratura", ha detto un portavoce dell'Ue sottolineando che "la politica di costruzione e di espansione degli insediamenti, anche a Gerusalemme est, è illegale ai sensi del diritto internazionale e le misure adottate in questo contesto minano la fattibilità della soluzione di due stati e le prospettive di una pace duratura". Secondo un sondaggio pubblicato dall'Israel Democracy Institute, la maggioranza dei votanti è favore di un governo di unità nazionale, ipotesi su cui si è detto disponibile a ragionare anche Gantz, a patto che Netanyahu con la sua scia di accuse di corruzione e frode esca di scena. Da stanotte fino a mezzanotte di mercoledì, tutti i checkpoint della Cisgiordania verranno chiusi come misura di sicurezza straordinaria. L'eventuale passaggio durante questo lasso di tempo sarà autorizzato solo per casi medici e umanitari e dietro l'approvazione delle autorità, ha fatto sapere il portavoce dell'esercito israeliano.

Sono chiamati alle urne poco meno di sei milioni di israeliani (5.881.696). Possono votare coloro che hanno più di 18 anni. I seggi vengono assegnati in maniera proporzionale. I partiti in corsa sono 31. Gli oltre 10.000 seggi si aprono alle 7:00 ora locale (le 6:00 in Italia) e chiudono alle 22:00 (le 21:00 in Italia).

Nel Parlamento uscente, il Likud ha 38 seggi e Blu Bianco 35. Seguono Joint List, cartello dei partiti arabi, con 10, e i due partiti dei religiosi ultra-ortodossi, Shas e United Torah Judaism, entrambi con 8 deputati, legati rispettivamente alle componenti di sefarditi e ashkenaziti. Sei seggi ciascuno per l'estrema destra di Yamina e per i laburisti (alleati ai liberali di Gesher), 5 a Yisrael Beitenu, destra nazionalista russofona, 4 a Unione democratica, sinistra laica.
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