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ECONOMIA

Il Rapporto annuale

Istat, in 5 anni quasi 100mila giovani via dall'Italia in cerca di lavoro

Secondo l'Istat la recessione è finita, ma i dati evidenziano le difficoltà delle nuove generazioni: dall'inizio della crisi 1,8 milioni di occupati in meno tra i 15-34enni. Le famiglie dove nessuno lavora e che potrebbero essere in difficoltà sono 3 milioni. Nuovo minimo storico per le nascite

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Roma Negli ultimi cinque anni quasi 100mila giovani hanno lasciato l’Italia in cerca di lavoro. È l’immagine di un paese che non riesce ad offrire opportunità alle nuove generazioni quella restituita dal rapporto annuale dell’Istat. Le famiglie dove nessuno lavora e che potrebbero essere in difficoltà sono 3 milioni, mentre ci sono 6,3 milioni di persone senza posto di lavoro. Unico spiraglio di luce i dati sul Pil: la recessione è finita.
 
Cresce l'emigrazione, frena l'immigrazione 
Secondo l’Istituto di statistica, nel 2012 hanno lasciato il paese oltre 26mila giovani tra i 15 e i 34 anni, 10mila in più rispetto al 2008. Guardando all’ultimo quinquennio, complessivamente a lasciare l’Italia in cerca di opportunità di lavoro sono stati 94mila. In generale nel 2012 gli emigrati sono stati 68mila, il 36% in più del 2011, "il numero più alto in 10 anni". La crisi frena anche gli immigrati. Nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, con un calo del 27,7% rispetto al 2007. Aumenta invece il numero di stranieri che se ne vanno (+17,9%).
 
Le difficoltà del mercato del lavoro
L’economia del resto continua a risentire degli effetti della crisi. Nel 2013 l'occupazione è diminuita di 478 mila unità (-2,1% rispetto al 2012), il calo peggiore dell'ultimo quinquennio. Contemporaneamente il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere, dal 10,7% del 2012 al 12,2%. In Italia, si legge nel rapporto, tra disoccupati e persone che vorrebbero lavorare ci sono 6,3 milioni di senza posto. Nel 2013 ai 3 milioni 113mila disoccupati si aggiungono infatti 3 milioni 205mila forze lavoro potenziali, ovvero gli inattivi più vicini al mercato del lavoro. I più colpiti sono proprio i giovani: nella fascia d’età fra i 15 e i 34 anni in cinque anni gli occupati sono scesi di 1,8 milioni di unità.
 
Tre milioni di famiglie dove nessuno lavora
In un panorama del genere le famiglie italiane, dice l’Istat, sono sempre più in difficoltà e riducono i consumi. Nel 2013 sono 2 milioni quelle con almeno un 15-64enne senza occupati e pensionati da lavoro, a cui si aggiunge un'altra area di disagio fatta da famiglie composte da più persone ma rette solo da una pensione da lavoro. Sommando i gruppi emergono 3 milioni di famiglie dove nessuno lavora.
 
Nuovo record negativo per le nascite
Se da una parte l’Italia perde giovani, dall’altra invecchia sempre più. Si fanno sempre meno bambini: le nascite hanno raggiunto un nuovo minimo storico. Nel 2013 si stima che saranno iscritti all'anagrafe poco meno di 515mila nuovi nati, 12mila in meno "rispetto al minimo storico registrato nel 1995". In cinque anni sono arrivate in Italia 64mila cicogne in meno.

Manovre per 180 miliardi ma con effetti limitati
Per quanto riguarda i conti pubblici, l'Istat riferisce che i governi italiani hanno messo in atto 182 miliardi di manovre fiscali in 3 anni, ma "gli effetti del miglioramento sono stati limitati dal cattivo andamento dell'economia". L'istituto ricorda che "in Italia il rapporto debito/Pil è salito al 132,6% nel 2013, con un aumento di oltre 29 punti dal 2007, circa 12,5 punti oltre il massimo del 1996. L'evoluzione negativa dei conti pubblici è dipesa soprattutto dagli effetti della recessione economica, da un aumento della spesa per interessi e, in misura minore, dall'attuazione di politiche fiscali discrezionali espansive".

Recessione finita
Nel rapporto dell'Istat sembra intravedersi anche un po' di luce. Risalgono gli indicatori di fiducia delle imprese e dei consumatori e, secondo le stime dell'Istituto di statistica, nel 2014 si prevede un aumento del prodotto interno lordo italiano "pari allo 0,6% in termini reali". La prospettiva apre a un moderato ottimismo anche per per i prossimi due anni, periodo in cui, "la  rescita dell'economia italiana si attesterebbe all'1% nel 2015 e all'1,4% nel 2016". Queste previsioni, avverte però l'Istat, "sono tuttavia soggette a rischi e incertezza derivanti dall'andamento della domanda globale, dalle condizioni di accesso al credito e dagli effetti delle politiche economiche". 
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