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ITALIA

Si stima che la popolazione cali a 54 milioni nel 2065

Istat: nel 2061 il numero dei morti in Italia sarà il doppio di quello dei neonati

La popolazione italiana è destinata a ridursi in maniera significativa nei prossimi 50 anni. Da un lato si assisterà a una progressiva riduzione numerica delle donne in età feconda, dall'altro a popolazioni in età anziana sempre più ampie  LO SPECIALE DI RAINEWS BYE BYE BABIES

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Italia Paese sempre più vecchio. Secondo il report dell'Istat sul futuro demografico entro il 2065 la vita media crescerebbe di oltre cinque anni per entrambi i generi, giungendo a 86,1 anni e 90,2 anni, rispettivamente per uomini e donne (80,6 e 85 anni nel 2016).

L'incertezza associata assegna limiti di confidenza compresi tra 84,1 e 88,2 anni per gli uomini e tra 87,9 e 92,7 anni per le donne.

La popolazione italiana è destinata a ridursi numericamente in maniera significativa nei prossimi 50 anni. della forchetta nascite-decessi. Nel 2061 il numero di neonati sarà la metà di quello dei morti. Questo dato viene evidenziato dal rapporto Istat dove si legge che la crescita del numero di nascite (da 1,34 figli per donna nel 2017 a 1,59 entro il 2065) non basterà a determinare un numero di nati che risulti, anno dopo anno, sufficiente a compensare l'aumentato numero di morti.

Fino al 2040 le nascite dovrebbero mantenersi costantemente tra 460 e 465 mila unità annue. Parallelamente i decessi tendono a salire in misura progressiva da 646 mila nell'anno base a 736 mila nel 2040. Negli anni successivi le nascite tendono ulteriormente a contrarsi, fino a un minimo di 422 mila unità nel 2059, anno dopo il quale la situazione si stabilizza intorno a un valore finale di 424 mila nel 2065. Nel medesimo periodo i decessi, sotto la spinta del progressivo invecchiamento della popolazione, continuerebbero ad aumentare fino a un massimo di 854 mila unità nel 2058. Dopo tale anno, via via che andranno a estinguersi le generazioni del baby boom nazionale, il numero di decessi diminuirebbe fino a 825 mila entro il 2065.

A meno di un qualche significativo cambiamento del contesto globale, pertanto, la futura evoluzione demografica appare in gran parte definita.

Le ipotesi riguardo al comportamento demografico futuro della popolazione possono soltanto attenuare (o accelerare) le tendenze in corso ma non modificarle in modo sostanziale.

Da un lato si assisterà a una progressiva riduzione numerica delle donne in età feconda (14-50 anni), dall'altro si assisterà a popolazioni in età anziana (65 anni e più) sempre più ampie per via della positive condizioni di sopravvivenza presenti e future (86,1 e 90,2 anni, rispettivamente, la vita media maschile e femminile prevista entro il 2065).

Dalla relazione "meno madri potenziali/meno nascite", anche se con fecondità in aumento, e da quella "più individui in età anziana/più decessi", scaturisce così l'instaurarsi di un saldo naturale (nascite - decessi) negativo che tende ad assumere dimensioni sempre più rilevanti.

Già dopo pochi anni di previsione sulla base dello scenario mediano si ipotizza che il saldo naturale possa oltrepassare le 200 mila unità in meno (2024), per quindi oltrepassare la soglia delle 300 e delle 400 mila (rispettivamente, entro il 2044 e il 2053).

In termini relativi, il tasso di decrescita naturale passerebbe dal -3 per mille nell'anno base al -7,8 per mille nel 2060, anno dopo il quale inizia lentamente a migliorare (-7,4 per mille nel 2065).

In tale contesto sarebbero soprattutto il Sud e le Isole a subire la variazione per movimento naturale più importante, fino a sotto il -10 per mille nel 2065. Nonostante condizioni meno favorevoli in partenza rispetto al Mezzogiorno, il saldo naturale nel Centro Nord presenta un'evoluzione più vantaggiosa ma pur sempre negativa. In tale area del Paese la forbice tra nascite e decessi tende ad allargarsi fino al 2055, quindi ad attenuarsi dopo tale anno.

Nel 2065 il tasso di decrescita naturale è pari al -5,8 per mille nel Nord Ovest, al -6,5 per mille nel Nord Est e, infine, al -7 per mille nel Centro. Si stima infine che in Italia la popolazione residente attesa sia pari, secondo lo scenario mediano, a 59 milioni nel 2045 e a 54,1 milioni nel 2065. La flessione rispetto al 2017 (60,6 milioni) sarebbe pari a 1,6 milioni di residenti nel 2045 e a 6,5 milioni nel 2065.
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