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CULTURA

L'intervista

Krusciov, Franzinelli: "Il rapporto segreto cambiò la storia del mondo"

Il 25 febbraio del 1956 l'allora segretario del Pcus, Nikita Krusciov, in una seduta riservata ai soli delegati, in chiusura del 20° congresso del partito, denunciava i crimini di Stalin. Una pagina che segnò un punto di non ritorno

Krusciov e Stalin (Wikipedia)
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di Martino Seniga Nel  mondo occidentale il rapporto Krusciov sui crimini dello stalinismo viene considerato il primo documento in cui si è osato criticare apertamente Stalin ed il culto della personalità. Che cosa ha significato  nella storia dell’Unione Sovietica?

Il rapporto Krusciov segnò effettivamente una svolta risolutiva ed un punto di non ritorno. Perché fece capire a tutti quale orrore e terrore si era celato dietro alla costruzione del socialismo in un solo paese. La storia porterà Krusciov a perdere il potere e ad assumere posizioni contraddittorie ma il XX congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica del 1956, segnato dall’apporto di Krusciov, ha cambiato la storia mondiale.

Come reagirono i partiti comunisti internazionali alla nuova linea di Mosca e quale fu il ruolo di Togliatti in Italia?
In Occidente, a sinistra, ci fu un grande trauma perché anche qui Stalin era considerato il grande padre del comunismo. C’era il mito dell’Unione Sovietica. Ci furono attimi di sbandamento che furono però gestiti e recuperati da Palmiro Togliatti che adottò una linea mediana.  Da una parte riecheggiò le accuse di Krusciov a Stalin ma in versione più moderata, dall’altra parte frenò, assecondando i sentimenti della base, che non riusciva a capire come la linea fosse cambiata da un giorno all’altro e che chi era dipinto come il più importante discepolo di Lenin fosse ora un grande criminale.

Che cosa avvenne in Russia alla morte di Stalin?
Alla morte di Stalin tutte le carte si scompaginarono, si sviluppò un’oligarchia in cui si crearono delle alleanze, delle cordate. Il capo della polizia segreta Beria si unì a Malenkov  che, quando Beria perse terreno, si unì ad altri. Erano alleanze per il potere. Poi c’era Krusciov che tesseva la sua tela.  Ci fu una fase di interregno che, tra l’altro, è divenuta  un classico delle dittature comuniste.  Avverrà la stessa cosa nella Repubblica popolare cinese dopo la morte di Mao. In unione Sovietica alla fine la figura vincente fu quella un poco strana dell’autodidatta Krusciov.


 
Chi era Krusciov e come riuscì a prendere il potere in Unione Sovietica?
Nikita krusciov era una figura molto curiosa, un contadino che, secondo la sua stessa leggenda, impara a leggere e scrivere solo dopo i trenta anni. Poi diventa un uomo dell’apparato, entra nell’esercito, collabora con i servizi segreti ed è  in buoni rapporti con Stalin, perché altrimenti non avrebbe potuto fare carriera, ma è lestissimo a smarcarsi dal tiranno dopo la sua morte e a costruire una strada originale al socialismo, caratterizzata anche da una sorta di apertura all’occidente.  Infine pagherà. Pagherà la sconfitta nella prova di forza del 1962 attorno a Cuba per i missili sovietici quando,  su pressione di Kennedy,  sarà costretto a far tornare indietro le navi.  La nomenclatura non gli perdonerà questo smacco internazionale e Breznef, un uomo dell’apparato molto più grigio rispetto a Krusciov, lo toglierà dal potere .
A questo punto Krusciov diventa una figura imbarazzante. A differenza di altri predecessori come Beria che furono puntualmente eliminati, lui diventa un pensionato, scrive le sue memorie e muore nel 1971 lasciando dietro di se l’immagine di un politico esuberante. Tutti si ricordano la scena delle Nazioni Unite in cui, irritato dalla denuncia di un delegato delle Filippine dell’imperialismo dell’Unione sovietica in Europa, si tolse una scarpa picchiandola con energia sulla scrivania. Una figura tutto sommato bonaria e ragionevole se paragonata a Stalin, che era di tutt’altra pasta. 

Mimmo Franzinelli, studioso di storia contemporanea, è autore di numerosi libri sul fascismo tra i quali I tentacoli dell’Ovra (Premio Viareggio 2000), Squadristi (Premio Benedetto Croce 2003) e L’amnistia Togliatti (Premio Basilicata 2006). Al tema delle falsificazioni storiche ha dedicato Autopsia di un falso. I “Diari” di Mussolini (2011) e Bombardate Roma. Guareschi contro De Gasperi (2014). Con Mondadori  ha pubblicato Disertori. Una storia mai  raccontata della seconda guerra mondiale. Da alcuni anni cura il sito internet di storia contemporanea www.mimmofranzinelli.it
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