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MONDO

L'uomo sapeva di essere 'condannato a morte'

I tanti misteri dell'assassinio dell’ex deputato russo Denis Voronenkov a Kiev

La fuga dalla Russia, il ruolo dei servizi, il killer 'sprovveduto' e la strana guardia del corpo

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L'omicidio a Kiev dell'ex deputato della Duma Denis Voronenkov è un giallo. L'uomo, eletto nelle liste del partito comunista russo, era fuggito a Kiev insieme con la moglie, la cantante lirica Maria Maksakova, pure lei ex deputata della Duma nelle liste del partito al potere “Russia Unita” che fa capo al presidente russo Vladimir Putin. La coppia aveva preso la cittadinanza ucraina, mentre in Russia venivano aperte a carico del marito diverse inchieste penali per appropriazione indebita e frode fiscale.

L'ex colonnello
Voronenkov, ex colonnello dei servizi, avrebbe iniziato a collaborare con la Procura generale ucraina che indaga sul presunto alto tradimento da parte dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich e sulle circostanze che hanno permesso l’annessione della Crimea. Insieme con Voronenkov era stato chiamato a testimoniare su due casi anche un altro ex deputato della Duma, l’oppositore Ilya Ponomarev, pure lui ricercato in patria per frode fiscale e rifugiato a Kiev. Voronenkov temeva per la sua vita e, essendo un ex funzionario dei servizi russi, conosceva bene il loro modo di operare. Per questo motivo l'indirizzo della sua abitazione era tenuto segreto, conosciuto soltanto ai servizi segreti ucraini che avevano il compito di proteggerlo. L'ex deputato evitava per quanto possibile di uscire per strada, cambiava spesso alloggio e non annunciava mai i suoi impegni. Perciò era molto difficile intercettarlo e quasi impossibile pedinarlo o seguirlo. Inoltre girava sempre con una guardia del corpo armata. 

La ricostruzione
Al momento dell’assassinio Voronenkov era diretto a un incontro con Ilya Ponomarev, circostanza che quest’ultimo ha confermato dopo l’omicidio sul suo profilo Facebook. Il killer stava aspettando la vittima all’uscita dall’albergo di lusso Premier Palace nel pieno centro di Kiev. Ha sparato quasi a bruciapelo, colpendo Voronenkov per ben tre volte, al torace e al collo, e uccidendolo sul colpo. La guardia del corpo ha risposto al fuoco colpendo il killer pure tre volte: alla testa e al torace. Anche il killer a sua volta ha ferito la guardia del corpo con un colpo passato vicino al cuore. Nonostante questo, la guardia del corpo, all’arrivo della polizia, è riuscita ad alzarsi e camminare sulle proprie gambe: la sua vita, a quanto pare, ormai è fuori pericolo.

I dubbi degli investigatori
Sembra un’evidente stranezza però, per non dire incongruenza, la dinamica della sparatoria. La guardia del corpo ha permesso al killer di sparare tre colpi contro Voronenkov prima di sparare a sua volta, colpendo per ben tre volte l’assassino da una distanza ravvicinata con l’evidente intento di ucciderlo: qualcuno sostiene che è come se l'assassino fosse stato ucciso per eliminare uno scomodo testimone. Un’altra stranezza è che, secondo le fonti investigative, sono stati sparati, da ambedue le parti, 15 colpi. Considerando che tre pallottole hanno colpito Voronenkov, tre il killer e una la guardia del corpo, mancano all’appello altre 8 pallottole ed è improbabile che si sia potuto mancare un obiettivo a distanza così ravvicinata e in pieno giorno.

Pistola e carta d'identità
L’arma del delitto è una pistola “TT” di fabbricazione sovietica, in dotazione al corpo ufficiali dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale. Questa pistola è molto ricercata e apprezzata dai killer poiché ritenuta molto affidabile in quanto non s’inceppa mai, cosa che farebbe pensare che il killer fosse un vero professionista. Perciò sembra strano che avesse con sé una carta d’identità che ha permesso alla polizia di identificarlo quasi subito. Elemento sottolineato anche dal Procuratore generale ucraino Yurij Luzenko: “Mai visto in vita mia un killer che si va a compiere un assassinio portando con sé la carta d’identità!”. Per ora la polizia non ha diffuso le generalità dell’assassino, morto in sala operatoria per le ferite riportate, limitandosi a rivelare alcuni particolari. Si tratterebbe di un uomo originario della città ucraina di Dnepropetrovsk (recentemente rinominata Dnepr), cittadino ucraino nato nel 1988 (29 anni d’età), latitante e ricercato dalla polizia con le accuse di finta imprenditoria volta al riciclaggio del denaro sporco e proventi illeciti.

La guardia del corpo
Non è chiaro il ruolo di Oleg Petrov, guardia del corpo di Voronenkov: in un primo momento è circolata la voce che fosse un agente dei servizi ucraini con il compito di proteggere l’ex deputato della Duma. Poi servizi ucraini hanno smentito l’appartenenza di Petrov al loro corpo. Tuttavia le forze dell’ordine ucraine affermano che la guardia del corpo è un agente in servizio di non meglio precisati corpi speciali.

L'ultima intervista
Nella sua ultima intervista, rilasciata qualche giorno fa alla TV ucraina, a “Canale 112”, Voronenkov aveva confessato di temere per la propria vita e che avrebbe potuto essere “ucciso come Bandera”, leader dei nazionalisti antisovietici ucraini ucciso da un agente del KGB a Monaco di Baviera nel 1959 con una pallottola carica di cianuro di potassio.
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