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CULTURA

Una storia di gangster

Alla Scala "La cena delle beffe" è a Little Italy

Il dramma torna alla Scala dopo 90 anni in una veste completamente diversa. Il regista Mario Martone abbandona la Firenze di Lorenzo de' Medici e ambienta questa storia sensuale di gelosia e vendetta nella New York degli anni Venti

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di Fabio Cappelli

"E chi non beve con me, peste lo colga", brinda Amedeo Nazzari nel film di Alessandro Blasetti "La cena delle beffe" (1941), famoso anche per lo scandalo del seno nudo di Clara Calamai. Il dramma teatrale che ispira la pellicola, Sem Benelli lo scrive  diversi decenni prima ed è sempre lui l'autore del libretto dell'opera di Umberto Giordano. E' il 1924 e sul podio della Scala c'è Arturo Toscanini:  il successo è travolgente. 


(Amedeo Nazzari nel film di Blasetti)

Martone: una storia di gangster 
La cena delle beffe torna alla Scala dopo 90 anni in una veste completamente diversa. Il regista Mario Martone abbandona la Firenze di Lorenzo de Medici e ambienta questa storia sensuale di gelosia e vendetta a Little Italy, nella New York degli anni Venti. "È la musica che me lo ha suggerito - ci dice il regista napoletano - nell'opera c'è lo scherzo violento, il maschilismo, il confronto tra bande rivali: una perfetta storia di gangster". Margherita Palli, famosa per la sua lunga collaborazione con Luca Ronconi, ha concepito una scena grandiosa su tre livelli, alta nove metri e pesante 26 tonnellate. "Ci siamo divertiti a citare diversi film: c'è l'insegna del ristorante del Padrino per esempio, e c'è anche un'automobile uguale a quella di Al Capone". Come sempre, per la grande scenografa il frutto di un lavoro meticoloso di studio. 




Tanti applausi per il ritorno alla Scala 
L'esperimento funziona. A dirigere c'è Carlo Rizzi. I due rivali sono Giannetto Malespini  (Marco Berti, tenore) e Neri Chiaramantesi (Nicola Alaimo, baritono), che con la sua figura gigantesca domina la scena. Si contendono l'amore di Ginevra (il soprano afroamericano Kristin Lewis), sublime e sbadata, che non si accorge nemmeno che un altro uomo è stato a letto con lei. Quando la mattina chiede conto, Giannetto risponde: "scusatemi madonna, sono entrato",  con un greve doppio senso. Bravi a cantare e a recitare. Al termine della prima, applausi scroscianti  per tutti. 

La sparatoria finale
Mario Martone cambia il finale:  la dolce Lisabetta (Jessica Nuccio) compie una strage vendicando Neri che, beffato, ha ucciso il proprio fratello anziché il rivale. Anche la vendetta femminile, dice il regista, fa parte della logica dei clan. 

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