SALUTE

Anziani

La "colpa" di invecchiare

L’Italia è il Paese che più invecchia, al mondo: ma spesso gli ultrasessantacinquenni sono socialmente fragili, per pensioni basse e la mancanza di una vera rete assistenziale pubblica. Chi può permetterselo si affida alle molte strutture private che offrono servizi a domicilio o strutture residenziali: ma troppo spesso non ci sono controlli efficaci, e ci si trova di fronte a maltrattamenti o veri “sequestri di persona”, per non rinunciare alla retta. Colloquio con Roberto Messina, presidente di Federanziani

Roberto Messina, presidente Federanziani
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Presidente si moltiplicano i casi di cronaca nera che riguardano anziani maltrattati nelle case di riposo. Ogni tanto ci si accorge che, nella quasi totale assenza del pubblico, sull'assistenza alle persone con disabilità fisica o psichica, o semplicemente anziane e sole, si è sviluppato un ricco business

La diffusione del maltrattamento verso gli anziani è purtroppo un fenomeno in crescita ovunque nel mondo, soprattutto in ragione dell’invecchiamento della popolazione. Tuttavia è un fenomeno difficile da far emergere, in particolare quando parliamo di violenza all’interno delle strutture residenziali. Qui sono pochi i dati disponibili, vista la reticenza dei soggetti coinvolti e l’isolamento in cui si trovano le persone ricoverate, e il rischio è di accendere i riflettori sul problema solo quando siamo colpiti dalla violenza dei casi di cronaca, punta di un iceberg pericolosissimo.
Fortunatamente i NAS svolgono in modo impeccabile i loro controlli. Ma questo chiaramente non basta. Occorre spingere il più possibile sul miglioramento degli standard e sulla prevenzione.

Quali dovrebbero essere i requisiti per aprire una struttura di accoglienza per anziani, quali gli standard dei servizi offerti, quali i controlli

L’OMS ci dice che, nell’ambito delle strutture di assistenza, i maltrattamenti hanno maggiori probabilità di verificarsi laddove gli standard per l’assistenza sanitaria, i servizi di welfare e le strutture assistenziali per le persone anziane sono bassi; doveil personale ha scarsa formazione, redditi bassi e un carico di lavoro eccessivo; laddoveil contesto materiale è carente; e infine, dovele politiche privilegiano l’interesse della struttura rispetto a quello dei residenti. A volte nei titoli dei giornali leggiamo di anziani costretti a letto e sedati. Occorre ricordare a tale proposito che la contenzione, sia fisica che chimica, è un tipo di intervento molto frequente e da tempo oggetto di un acceso dibattito su quando e come debba essere utilizzata: le giustificazioni date dal personale sanitario vertono soprattutto sulla necessità di prevenire cadute, di controllare comportamenti a rischio, aggressività, autolesionismo e vagabondaggio. L’Ipasvi, che rappresenta gli infermieri, ci ricorda che l’uso dei mezzi di contenzione deve essere limitato a condizioni di emergenza (rischio di suicidio, aggressività e protezione dei sistemi salvavita). Il passo verso l’abuso è breve in contesti così delicati, e per impedirlo occorre adottare modelli organizzativi che incentivino il lavoro di squadra, coinvolgendo l’intera equipe assistenziale (medico, infermiere, operatore di assistenza, fisioterapista ed altri), e prevedere idonei programmi di formazione che potrebbero incentivare l’adozione di interventi alternativi. In un contesto che privilegia strumenti coercitivi, o che ne fa un uso troppo disinvolto è più facile che maturino fenomeni di abuso o violenza. E’ fondamentale, inoltre, rendere più stringenti possibili i parametri sulla qualità del servizio e l'idoneità del personale che opera nella struttura. Un esempio è il requisito di onorabilità per gli operatori, che non devono aver subito condanne per una serie di reati come quelli contro il buon costume, la famiglia e la persona, e che dovrebbero dimostrare la propria idoneità psicoattitudinale alla mansione da svolgere. Un requisito importante è quello dei titoli formativi e professionali, che devono essere adeguati a un ruolo tanto delicato. E’ sacrosanto, infine, che chi voglia entrare nella rete dei servizi sociali pubblici debba garantire standard qualitativi elevati dal punto di vista del personale, della struttura (come la certificazione ISO 9000) e della garanzia del benessere delle persone residenti.

Quanto investe lo Stato, direttamente o attraverso i Comuni, per l'assistenza agli anziani? Come stiamo messi, rispetto al resto d'Europa?

Lo Stato investe ancora troppo poco. L’Italia ha un grave ritardo su questo fronte e il sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti, come è noto, si è basato soprattutto sulla dedizione delle famiglie stesse. Una disponibilità che, tuttavia, non basta e basterà ancor meno, in un futuro in cui la non autosufficienza sarà sempre più diffusa, a sopperire alle carenze strutturali dei servizi di assistenza.

I comuni, pur avendo sviluppato reti di interventi e servizi territoriali e domiciliari per anziani e disabili, non riescono a rispondere ad una domanda di assistenza in crescita, specialmente dopo i ripetuti tagli al sociale delle manovre finanziarie degli scorsi anni. Le ASL, per più del 60 per cento dei ricoveri accolgono ultrasessantacinquenni - molti dei quali in situazione di fragilità e disabilità – in strutture generalmente non progettate per rispondere ai loro specifici bisogni di assistenza. Con modelli organizzativi intra-ospedalieri spesso inadeguati e con percorsi di cura ospedale-territorio poco gestiti, che troppo spesso si riducono alla consegna al paziente di una scheda di dimissione, e con una residenzialità assistita non sempre programmata e progettata come parte integrante della rete territoriale. Pesa, infine, il ritardo della necessaria evoluzione organizzativa rappresentata da Aggregazioni Funzionali Territoriali, Unità Complesse di Cure Primarie e farmacie dei servizi, che possono dare corpo ad una reale continuità assistenziale e ad più un adeguato sostegno domiciliare e familiare nelle situazioni più complesse. L’indennità di accompagnamento, con i suoi 508 euro mensili, fissi per tutti, è una misura inadeguata perché rigida, generica, a fronte di bisogni assistenziali complessi e diversificati. In Italia le famiglie, quando possono permetterselo, tra assistenza, badanti e quote RSA spendono ogni anno per i loro anziani non autosufficienti e fragili lo 0,59 del PIL, più o meno quanto lo Stato per l’indennità di accompagnamento. Tutti i Paesi economicamente avanzati dell’Unione, ultima nel 2006 la Spagna, hanno scelto da tempo strade più efficaci, misure di carattere straordinario che spaziano dalla tassa di scopo all’assicurazione obbligatoria pubblica.

Siamo un Paese che invecchia, e il numero di anziani è destinato ad aumentare parecchio nei prossimi anni: è possibile immaginare un welfare specifico, che passi anche attraverso il cohousing, i servizi di assistenza di condominio? e per garantire un sostegno economico, immaginare formule di previdenza integrativa da costruire durante la giovinezza anche per chi non abbia un lavoro continuativo?

Il cohousing per i senior è una soluzione abitativa che in molti paesi del Nord Europa, come Olanda e Danimarca, ma anche negli Usa, in Canada, in Giappone, va diffondendosi, anche come forma di risposta alla crisi, considerate le difficoltà economiche in cui molti over 65 si trovano a vivere. Ma è soprattutto una risposta all’isolamento sociale che caratterizza troppo spesso la vita di molti anziani in particolare nelle grandi città. Quanto a forme di previdenza integrativa sono auspicabili; se poi parliamo di tutelarsi rispetto a un possibile futuro di fragilità possiamo guardare ad altre opzioni, come quella tedesca, dove l’assicurazione obbligatoria pubblica è alimentata da un prelievo dell’1,9 per cento sulle retribuzioni, per la quale c’è da sottolineare che non solo le imprese, ma anche i lavoratori hanno contribuito significativamente, rinunciando a due giorni di ferie l’anno. Il fondo garantisce le prestazioni sociosanitarie necessarie, privilegiando il sostegno alla domiciliarità, avvalendosi di servizi professionali, ma anche della cerchia familiare e di reti territoriali di solidarietà. Che si scelga la via tedesca o quella fiscale, è fuor di dubbio che sia urgente una misura straordinaria per adeguare il sistema di welfare italiano ai nuovi bisogni sociali e, soprattutto, per mettere le famiglie in condizione di affrontare con maggiore serenità il carico assistenziale che comporta una persona anziana non autosufficiente e che consenta in generale a tutti i cittadini di guardare con maggiore tranquillità e fiducia al proprio stesso futuro.
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