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ITALIA

Lo studente ucciso al Cairo

Giulio Regeni. L'investigatore capo egiziano fu condannato per aver torturato a morte un uomo

Lo scrive Mona Seif una nota attivista egiziana, su Facebook e Twitter: Khaled Shalaby, l'investigatore capo del caso Regeni, ha un precedente per tortura. E' stato lui a parlare di "incidente d'auto" per la morte di Giulio. L'Italia, intanto, smonta la tesi della rapina

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Una nota attivista egiziana, Mona Seif, ha sostenuto su Twitter e Facebook che l'investigatore capo del caso Regeni ha un precedente per tortura. "Khaled Shalaby, l'ufficiale cui è stato assegnato il caso di Giulio Regeni, fu condannato da un Tribunale penale di Alessandria nel 2003 per falsificazione di rapporti di polizia e - assieme a due altri funzionari - per aver torturato a morte un uomo", scrive in inglese Seif sulla sua pagina Facebook. Shalabi "fu condannato a un anno di prigione, la sentenza fu sospesa", si limita ad aggiungere il testo che allega un link a un blog e al sito dell'Ong Arabic Network for Human Rights Information (Anhri).




E' stato lui a parlare di "incidente d'auto"
Il generale Shalabi è l'inquirente che, presentato col titolo di "direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza", in dichiarazioni rilanciate giovedì da un sito egiziano aveva sostenuto che per Regeni "le indagini preliminari" parlavano "di un incidente stradale".

Seif è sorella di Alaa Abdel-Fattah, uno dei più importanti attivisti e blogger egiziani che nel febbraio dell'anno scorso è stato condannato a cinque anni di reclusione per aver partecipato nel novembre 2013 a un raduno "non autorizzato" sfociato anche in violenze contro la polizia. Seif è diventata famosa per il suo attivismo durante e dopo la rivoluzione egiziana del 2011.

Ong conferma il precedente del capo investigatori
Il sito dell' "Arabic Network for Human Rights Information" (Anhri), l' Ong cui rimanda il link dell'attivista Mona Seif, scriveva nel 2007 "che il 18 giugno 2003 la corte d'Assise di Alessandria ha condannato a un anno di carcere con la condizionale tre poliziotti: il tenente colonnello Khaled Shalabi e i capitani Haitham el Kilani e Abdel Ghaffar el Dib per aver ucciso un cittadino, Shawki Ahmed Abdel, dopo averlo torturato". Shalabi in queste ore e' capo delle indagini su Regeni: il sito Elwatannews ancora dopo mezzogiorno di oggi scriveva che "le forze guidate dal generale Khaled Shalabi, direttore del Dipartimento generale delle indagini" di Giza "continuano ad ascoltare sospetti".

L'Italia smonta la tesi della rapina
"Non c'è alcun elemento" che possa collegare la morte di Giulio Regeni a una rapina. Il lavoro degli investigatori italiani al Cairo spazza via le bugie che da giorni arrivano dall'Egitto, anche se al momento non riesce a squarciare il mistero su quanto accaduto la sera del 25 gennaio e, soprattutto, sui motivi che hanno portato il ricercatore friulano verso una fine così atroce. A questa certezza gli investigatori dello Sco e del Ros sono arrivati mettendo in fila una serie di elementi evidenti fin dal primo momento del ritrovamento del corpo; elementi che soltanto le autorità di sicurezza egiziane non hanno voluto vedere. Innanzitutto, le condizioni in cui era il cadavere di Giulio: non è plausibile né credibile affermare che una persona sia stata ridotta in quelle condizioni, dopo ore e ore di pestaggio scientifico e selettivo, da qualcuno che aveva come obiettivo 'soltanto' una rapina. Ma non solo: se Giulio fosse stato rapinato e poi ucciso, chi lo ha ammazzato piuttosto che scappare con il 'bottino' si sarebbe assunto il rischio di caricarlo su un'auto o un furgone, trasportarlo dall'altra parte della città e scaricarlo lungo un'autostrada. Il tutto nel giorno dell'anniversario di piazza Tahir, in cui il centro del Cairo era presidiato in forza dai poliziotti. E ad ulteriore conferma che la rapina non è mai esistita, se non nella testa di chi punta a depistare, anche la testimonianza del coinquilino di Giulio, l'avvocato Mohamed Al Sayad. "I suoi genitori hanno raccolto i beni personali e li hanno portati con loro al momento della partenza. Tutti i vestiti, il computer come anche i file contenenti le sue ricerche sono stati raccolti dai genitori di Regeni". A casa, dunque, non mancava nulla. Giulio, non può essere che la conclusione, è stato ucciso per altri motivi.

Procura di Giza: "Non è stato ucciso in un appartamento al centro del Cairo
Il responsabile della Procura di Giza, Ahmed Nagy, ha smentito le voci circolate sui media egiziani in merito alla possibilita' che il giovane studente italiano Giulio Regeni sia stato ucciso in un appartamento nel centro del Cairo. Nagy e' stato incaricato dalle autorita' egiziane di seguire le indagini sulla morte del giovane italiano, e ha precisato che quanto emerso sui media locali sono "speculazioni infondate".

Secondo quanto riferito ieri dal quotidiano egiziano "Daily News Egypt", gli investigatori avrebbero tracciato gli ultimi movimenti di Regeni tramite le ultime chiamate effettuate dallo studente prima della sua scomparsa, avvenuta lo scorso 25 gennaio. Nell'articolo, il quotidiano sottolinea che le autorita' sarebbero giunte alla conclusione che il ricercatore italiano sarebbe stato ucciso in un appartamento nel centro del Cairo. Per "Daily News Egypt", le autorita' investigative starebbero interrogando un certo numero di sospetti e persone con precedenti penali per sequestro e omicidio.

Domani i funerali a Fiumicello. Il sindaco sarà senza fascia tricolore
"Partecipino pure tutti ma non in forma istituzionale, anche il sottoscritto ci sara' ma non portera' la fascia tricolore e non ci sara' il gonfalone del Comune, per assecondare i desideri della famiglia". Lo ha annunciato il sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel, riportando, appunto, le volonta' della famiglia Regeni in occasione del funerale di Giulia.
"E' stato chiesto che nessuna associazione, nessun gruppo di persone venga con vessilli, bandiere o qualunque testimonianza che possa in qualunque modo strumentalizzare la cerimonia". Per il sindaco Scridel venerdi' parteciperanno alla manifestazione dalle cinquemila alle seimila persone.
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