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ITALIA

L'impossibilità del diritto all'oblio in Rete

La nostra vita spiata dal web

Una questione complessa dal punto di vista giuridico, ma soprattutto tecnico. Due specialisti del settore, l'avvocato Caterina Malavenda e l'ingegnere Domenico Laforenza, ci spiegano il percorso delle notizie in internet

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di Annalisa FantilliRoma "Se sei adolescente e fumi uno spinello o magari esprimi un’idea politica in un determinato momento della vita e queste informazioni vanno in rete, il giorno x del mese y dell'anno z le società cacciatrici di teste riusciranno a scovare quell'immagine o quel post". Le parole sono di Domenico Laforenza - direttore dell'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa - l'opinione è di chi conosce i segreti della rete e sa che cancellare un'informazione è tecnicamente impossibile. Con l'avvento di internet la vita di ognuno di noi è pubblica: quelli che un tempo erano segreti o marachelle da nascondere, nel web vengono sempre più spesso esibiti e così i social network, le piazze virtuali, rendono gli utenti scrittori ad inchiostro indelebile.

"Oltre a lavorare per il Cnr – racconta Laforenza - sono anche direttore di Registro.it: un organismo responsabile della gestione dei domini internet. Un giorno cercando il mio nome in rete ho trovato un blog in cui mi davano del cialtrone perché mi si accusava di aver concesso il dominio a Q8.it infrangendo la regola secondo la quale il dominio deve avere almeno quattro caratteri; non sapendo, l’autore dell’articolo, che questa norma quando era nato il dominio Q8.it non esisteva. Non gli ho fatto causa ma ho preteso una mia smentita allegata all’articolo. Perché so che cancellare nel web quell’informazione sarebbe stato impossibile: se il sito l’avesse eliminata, ma qualche altro l’avesse copiata, non avrei risolto nulla”.

Il vero nodo non riguarda tanto i dati che deliberatamente si sceglie di fornire, o le persone pubbliche, ma il diritto di un soggetto - diventato noto per eventi non encomiabili - di chiedere, dopo un certo periodo di tempo, che le notizie relative alla vicenda siano rese inaccessibili. Giuridicamente parliamo di diritto all'oblio.

Tecnicamente parliamo della difficoltà di applicare questo diritto in internet: “Dal punto di vista teorico è più facile che sulla carta stampata - spiega l’avvocato Caterina Malavenda - ma di fatto ci sono due problemi: uno tecnico, far sparire l’informazione, praticamente impossibile; uno giuridico: trovare l’interlocutore di riferimento. Se il sito è una testata registrata è facile, risponderà l’editore; nel caso in cui il sito non sia ufficiale la questione si fa più complessa, bisogna risalire attraverso l’indirizzo Ip alla macchina da cui è partito l’articolo”.

Ruolo chiave è quello dei motori di ricerca: “Dal punto di vista giuridico si impone le deindicizzazione al motore di ricerca, cioè si impedisce di pescare le informazioni dal sito sorgente, la questione però sussiste per tutti i portali collaterali rispetto a quello di riferimento”. Il problema principale riguarda poi le persone comuni: “Un soggetto noto avrà numerose informazioni relative alla sua identità; invece uno sconosciuto – diventato noto per un episodio di cronaca nera – cercando il suo nome dopo 20 anni comparirà immediatamente il fatto in questione”.
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