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MONDO

La rete degli indigeni ambientalisti: l'accordo potrebbe diventare un crimine contro l'umanitá

Così Tom Goldtooth direttore di Indigenous Enviromental Network a Parigi per la conferenza sul clima. Per Allyson Akootchook Warden dall'Alaska: il cambiamento climatico é già realtà a casa mia.

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"Alla fine ci sarà un grande accordo, c'è in gioco il futuro della Terra". A dirlo é stato il presidente francese Hollande aprendo i lavori della Conferenza sul clima di Parigi. Ma gli intenti, le promesse dei leader riuniti a Le Bourget per la Cop21 non convincono la rete degli ambientalisti indigeni. A dirlo è Tom Goldtooth, direttore esecutivo dell'Indigenous Enviromental Network, una organizzazione ambientalista che promuove sviluppo e comunità sostenibili con sede in Minnesota, giá insignito del premio Gandhi per la pace. "Siamo qui a Parigi - ha detto - per dire che l'accordo non andrà nella direzione di lotta al cambiamento climatico, farà peggio. Promuoverà false soluzioni e si continueranno a estrarre i combustibili fossili. L'accordo potrebbe rivelarsi infatti un crimine contro l'umanità e Madre Natura. Non ci sarà un accordo vincolante sul tagli delle emissioni di Co2".

I principali leader ambientalisti del mondo non concordano sul meccanismo di riduzione delle emissioni adottato dal'Onu (REDD) che fa sì che le foreste vengano utilizzate come spugne per assorbire l'inquinamento dei paesi industrializzati del nord invece di ridurre le emissioni di Co2 alla fonte.

"Il nostro mondo si sta sciogliendo. Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale sono già  una realtà a casa mia" dice Allyson Akootchook da Kaktovic, un villaggio dell'Alaska.
"Il fallimento degli Stati Uniti, del Canada e dei leader mondiali nel prendere reali decisioni per contrastare la crisi climatica viola i nostri diritti. La bozza dell'accordo di Parigi é piena di meccanismi che regolano il mercato del carbone e che stanno causando danni alle popolazioni indigene del Circolo Artico".
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