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ITALIA

Tutto cominciò con un articolo del Giornale nel 2009

La vicenda Terremerse, Errani condannato a un anno di reclusione

Secondo la Procura il presidente della Regione Emilia – Romagna avrebbe istigato i due funzionari a commettere il falso, compilando una falsa relazione sul caso Terremerse

Vasco Errani (Ansa)
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Bologna La seconda sezione penale della Corte di Appello di Bologna ha condannato ad un anno di reclusione il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, per falso ideologico in atto pubblico, nell'ambito della vicenda Terremerse. La sentenza, con sospensione della pena, ha di fatto ribaltato l'assoluzione decisa in primo grado a favore di Errani. L'accusa aveva chiesto al processo d'appello, svoltosi in sede di rito abbreviato, una condanna per Errani a due anni di reclusione.

Secondo la Procura il presidente della Regione Emilia – Romagna avrebbe istigato i due funzionari a commettere il falso, compilando una falsa relazione sul caso Terremerse. I due dirigenti regionali Filomena Tersini e Valtiero Mazzotti, sono stati condannati a un anno e due mesi (due anni e due mesi erano la richiesta dell'accusa) dalla Corte d’appello di Bologna. Per i due la pena è più alta perché è stato considerato anche il favoreggiamento, decaduto nel caso di Vasco Errani perché rivolto nei confronti del fratello Giovanni. 

La vicenda nacque quando il quotidiano il Giornale pubblicò nel 2009 un articolo in cui si ipotizzava che Errani potesse aver favorito la coop del fratello, Giovanni. Secondo il quotidiano,  la cooperativa vitivinicola Terremerse aveva avuto finanziamento da un milione di euro, ottenuto dalla  in maniera illecita. Giovanni Errani e altri due imputati sono a processo davanti al tribunale di Bologna con l’accusa di truffa e falso ideologico.

Vasco Errani, in risposta alle accuse, inviò in procura una relazione fatta fare ai suoi uffici in cui veniva affermato che tutta la procedura era stata regolare. Ma, al termine dell'inchiesta per truffa contro Giovanni Errani, funzionari regionali e tecnici, la procura ha indagato anche il presidente, nell'ipotesi che avesse voluto depistare le indagini inducendo i funzionari Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini a raccontare il falso. La difesa ha sostenuto che quella lettera di Errani è stata proprio un esposto che ha permesso di iniziare le indagini.
 
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