SALUTE

Ladri di salute

Duro affondo del Presidente anticorruzione Cantone. Appalti, liste d’attesa, gli interessi dei privati. Come difendersi dalle scorribande criminali nella nostra sanità, e difendere il Servizio Sanitario Nazionale

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Non ha usato mezze parole, il Presidente dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione Cantone: la sanità è una torta troppo grande, i 112 miliardi di euro pronta cassa fanno gola a criminali e truffatori d’ogni risma. Poi aggiunge: abbiamo comunque una sanità che funziona e garantisce a tutti le cure. Eppure quanto si potrebbe fare se quei 6 miliardi l’anno che secondo il rapporto di Censis, Ispo, Transparency International e RISSC andassero a terapie e assistenza, invece che ingrassare chi sulla sanità specula?

E se quel quasi miliardo e mezzo non venisse buttato in spese inutili, o comunque realizzabili a costi molto più bassi?

Sono soprattutto le liste d’attesa, l’acquario della disperazione in cui pescano i delinquenti della sanità: ingolfarle, rispondere a chi ha bisogno di un esame o di una visita specialistica che ci vogliono mesi se non anni, vuol dire costringere quelle persone a rinunciare (il 41% delle famiglie, secondo il Censis) oppure a rivolgersi ai privati (1 su tre) o a pagare mazzette. Lo fanno in due milioni, denuncia il sottosegretario Faraone: per ottenere quello che è un loro dritto.

Una ASL su tre coinvolta a episodi di corruzione negli ultimi anni, il 77% dei dirigenti sanitari convinto che ci siano ombre nella sua struttura, soprattutto per l’acquisto di beni e servizi che stentano ad essere finalmente centralizzati, e quindi ogni ASL fa come ritiene, pagando prezzi che sarebbero abbattuti dall’acquisto centralizzato.

Il Ministero della Salute ha sottoscritto con l’ANAC un protocollo anticorruzione, ma in un terzo dei casi è restato lettera morta, le caselle barrate per obbligo, nessuna nuova buona pratica messa in campo.

C’è chi dice che questa situazione sia figlia della regionalizzazione, quella modifica del Titolo V della Costituzione che conferì agli enti locali la gestione diretta della sanità. C’è chi sostiene che sia solo mancanza di controlli efficaci. C’è ancora chi è convinto si tratti di un fatto culturale, per questo ancor più difficile da battere.

Una task force del Ministero andrà in tutte le ASL italiane a controllare l’applicazione delle norme anticorruzione, ha promesso il Ministro Lorenzin. Perché quei sei miliardi di ruberie sono una cifra che molti ritengono sia solo indicativa di un problema molto più ampio.
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