ECONOMIA

Lavoro, 2016 anno dei voucher: più 27.000 % rispetto al 2008

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I voucher sono stati introdotti dalla legge 14 febbraio 2003, n. 30, e disciplinati dal decreto legislativo 276/2003, per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e di natura occasionale.

A cosa dovevano servire
Dovevano servire soprattutto in agricoltura per remunerare studenti, pensionati, casalinghe durante la vendemmia. I voucher sono entrati in funzione nel 2008 in modo sperimentale. Poi, negli anni, sono stati estesi a sempre più settori e lavoratori: il lavoro domestico, le lezioni private, il turismo e il commercio sono stati i primi. Dal 2009 con il governo Berlusconi l'uso è stato esteso anche alle amministrazioni pubbliche, a edilizia, industria e trasporto.

Con Renzi alzato il tetto
Durante il governo Renzi con il Jobs Act è stato elevato da 5.000 a 7.000 euro il tetto massimo di voucher percepibili dal lavoratore in un anno, e sono stati inseriti i voucher baby sitter da utilizzare al posto del congedo maternità.

Da 10 e 50 euro
Esistono 2 tagli di voucher, da 10 e da 50 euro. Il valore non corrisponde alla paga oraria, in quanto l'ammontare del compenso è deciso autonomamente dalle parti. Del valore nominale del voucher resta al lavoratore il 75%. Il restante 25% è destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% all'Inail e il 5% per la gestione del servizio.

Dove si acquistano
Il canale più comune dove acquistare i voucher sono i tabaccai abilitati, che provvedono anche a monetizzarli per il lavoratore attraverso uno dei circuiti bancari scelto dal datore di lavoro.

Il boom dal 2008
Dal 2008 ad oggi i voucher hanno avuto una crescita straordinaria. Oltre 145 milioni ne sono stati venduti nel 2016, con un aumento del 26,3% sul 2015. Una percentuale che diventa esponenziale (+27.000%) se si raffrontano i buoni-lavoro venduti nel 2008, 535.985, e quelli nel 2016 (esattamente 145.367.954, dati Uil).

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna le regioni che ne hanno fatto maggior ricorso
-Secondo la stima fatta dalla Uil, il 64% dei buoni-lavoro sono venduti al Nord (93,2 milioni), e il restante 36% viene suddiviso quasi equamente tra il Centro (26,3 milioni) ed il Mezzogiorno (25,8 milioni). Il numero delle persone retribuite con i voucher è - sempre secondo la Uil - pari a circa 1,5 milioni. Se si analizza la distribuzione dei voucher a livello regionale, tra le prime 5 Regioni per numero di buoni-lavoro venduti si trovano: la Lombardia (27 milioni), il Veneto (18,5 milioni), l'Emilia Romagna (18,2 milioni), Piemonte (11,9 milioni) e la Toscana (10,6 milioni). Diversa la prospettiva regionale se si guardano gli aumenti, rispetto al 2015: l'incremento più alto si riscontra in Campania (+43,7%), seguita dalla Sicilia (+39,1%) e dalla Toscana (+32,1%). Fra le provincie in testa c'e' Milano (con 9,8 milioni venduti), seguita da Torino (5,6), Roma (5,1), Brescia (4,2), Bologna (3,9), Verona (3,8), Bolzano (3,6), Venezia e Padova (3,3) e Treviso (3,2).

Turismo e commercio i settori in cui si utilizzano di più
Se l'analisi si sposta sul tipo di attività nelle quali viene utilizzato il voucher, oltre il 50% (cioè oltre 73 milioni) viene utilizzato in settori ai quali è stato esteso nel 2012 (industria, edilizia, trasporti e altro). Fra gli altri settori in testa c'è il turismo (21 milioni) e il commercio (18,4). Fanalino di coda l'agricoltura con 2,1 milioni, settore per il quale era stato creato il voucher, e i lavori domestici 4,7 milioni.
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