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ECONOMIA

Boom lavoro a chiamata

Lavoro: tasso occupazione cresce; 1 milione e 200 mila contratti in più in tre anni

Nota trimestrale congiunta di Istat, Inps, ministero del Lavoro, Inail e Anpal

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Prosegue la tendenza all'aumento dell'occupazione: nel terzo trimestre 2017 - si legge nella nota trimestrale congiunta di Istat, Inps, ministero del Lavoro, Inail e Anpal, il tasso di occupazione destagionalizzato ha raggiunto il 58,1% crescendo di 2,7 punti rispetto al minimo del terzo trimestre 2013 (55,4%) e "proseguendo nella tendenza al recupero dei livelli massimi pre crisi" (58,8% nel II trimestre 2008). Le unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono 24.132.000 con una crescita di 118.000 unità sul II trimestre e di 308.000 unità sul III trimestre 2016. 

Boom del lavoro a chiamata nel terzo trimestre 2017: nel periodo - si legge nella nota trimestrale congiunta di Istat, Inail, Inps, Ministero del Lavoro e Anpal - si registra una nuova "forte crescita" (+77,9% sull'anno) dopo quella registrata nel secondo trimestre (+75,6%), soprattutto a seguito dell'abrogazione dei voucher. I lavoratori a chiamata o intermittenti registrano un aumento assoluto di 95.000 unità passando da 122.000 a 217.000. Prosegue anche il significativo aumento del numero dei lavoratori somministrati (+23,8%).

Gli ultracinquantenni crescono tra gli occupati ma soprattutto tra i senza lavoro. Se gli occupati con più di 50 anni aumentano di 349.000 unità (+4,5%) superando quota 8,1 milioni, il numero dei senza lavoro con i capelli grigi raggiunge ormai le 547.000 unità con un aumento del 16,4%. Nel terzo trimestre i disoccupati over 50 sono cresciuti di 27.000 unità sul secondo trimestre e di 76.000 unità sullo stesso periodo dell'anno scorso. Il dato è legato all'andamento demografico e all'allungamento dell'età pensionabile. 

Sono quasi 1,2 milioni le posizioni lavorative dipendenti in più nel terzo trimestre 2017 rispetto al terzo trimestre 2014. In tre anni il saldo dei contratti di lavoro dipendente è di +1.199.000 unità con una prevalenza dei contratti a tempo indeterminato (+837.000), trainati dagli sgravi contributivi,  rispetto a quelli a tempo determinato(+362.000). 
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