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ITALIA

Aspettando il processo

Le coop di Mafia capitale continuano a vincere appalti. Vi spiego perché

29 Giugno e Cascina sono in amministrazione giudiziaria, è stata così sospesa l’interdittiva antimafia che avrebbe impedito loro di aggiudicarsi gare pubbliche. Diversa la situazione di altre coop, come la Edera, colpite da interdittiva

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di Silvia Balducci Che fine hanno fatto Cascina e 29 Giugno, finite al centro dell’indagine Mafia Capitale? Lavorano e vincono appalti. L’ultimo se l’è aggiudicato proprio ieri (il 13 ottobre) la Cascina. La sua Domus Caritatis, una delle controllate del gruppo, ha infatti vinto una gara della prefettura di Teramo per i servizi di prima accoglienza agli stranieri. Ma questo è solo il più recente in ordine di tempo. Alla 29 Giugno, in questi mesi, sono andati gli appalti dell’Università di Roma Tre relativi al portierato e ai lavori di pulizia e anche quello di Ama per la gestione della raccolta differenziata.
 
Inutile che le competitor si facciano il sangue amaro. Cascina (fatturato da 350 milioni di euro) e 29 Giugno (da circa 60 milioni) si sono salvate dall’interdittiva antimafia (che ha colpito ad esempio la Edera che nei mesi scorsi ha protestato perché esclusa dalle gare pubbliche)  e sono state affidate a tre amministratori giudiziari – gli stessi per entrambe - che le gestiscono in attesa che si arrivi a sentenza definitiva. Una soluzione che ha permesso di salvare anche i lavoratori, circa 1300 per la cooperativa rossa. Quasi 9 mila quelli della Cascina.
 
Per la 29 Giugno si è operato un sequestro di prevenzione scattato contemporaneamente agli arresti di dicembre 2014. Per la Cascina il provvedimento di amministrazione controllata è stato disposto a fine luglio e ha sospeso l’interdittiva antimafia. “Quando siamo arrivati la cooperativa di Buzzi era sull’orlo del baratro per la revoca dei fidi bancari e le forniture sospese. L’amministrazione giudiziaria ha garantito la prosecuzione delle attività”  spiega al telefono Davide Franco uno dei tre responsabili giudiziari.
 
Con l’Ama la 29 Giugno ha ottenuto il prolungamento dei contratti in cambio di sconti. Sconti che sono stati possibili, spiega Franco “grazie all’alleggerimento de costi interni”. Quindi i costi erano tenuti volutamente alti? “Abbiamo segnalato alcune anomalie che potrebbero essere il segnale di operazioni sospette in merito ai costi contabilizzati. Aspetti che la procura approfondirà”.
 
Tre amministratori per due cooperative che lavorano sugli stessi appalti. Si rischia il conflitto di interessi? “Abbiamo immediatamente diversificato gli ambiti. Io sono competente per le attività della 29 Giugno ma non sulla ristorazione, che seguo invece per la Cascina”. Gli altri settori fanno invece capo agli altri due amministratori: Paolo Lupi e Claudia Capuano.
 
La Cascina continua ad avere in gestione la ristorazione all’interno del Cara di Mineo, l’appalto su cui si è manifestato con più forza il patto corruttivo tra gli ex amministratori (Menolascina, Cammisa, Ferrara  e Parabita) e  Luca Odevaine, l’ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni poi esponente del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza dei migranti. “E’ stata disposta la riduzione del numero degli ospiti, dai 3 mila precedenti ai 2 mila attuali – spiega Franco –sarà dunque necessario operare una ristrutturazione e non è escluso che si dovrà tagliare il numero dei dipendenti”.
 
Si va avanti dunque, correggendo la rotta o segnalando eventuali zone d’ombra laddove emergano, in modo che i magistrati possano approfondire. E intanto per oltre 10 mila lavoratori la routine quotidiana è rimasta la stessa, almeno sulla carta, fino alla fine del processo.
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