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CULTURA

Intervista a Biagio Proietti

Lo sceneggiato culto 'Dov'è Anna?' torna in forma di romanzo e svela un episodio mai andato in onda

Da quando esiste Raiuno è la serie tv che ha avuto maggiore successo di pubblico: l'ultima puntata ha totalizzato 28 milioni di spettatori ancora oggi il record assoluto. La storia è quella della scomparsa di una donna e di un marito che non smette di cercarla

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di Laura Squillaci Carlo e Anna Ortese sono una giovane coppia senza figli. Vivono a Roma in un modesto bilocale: lui è rappresentante di libri porta a porta, lei lavora come impiegata da un ingegnere edile. Un pomeriggio di dicembre, misteriosamente, Anna scompare.

Inizia così un giallo che nel 1976 ha tenuto incollati agli schermi milioni di italiani. Dov'è Anna?, forse i più giovani non la ricorderanno, è la fiction che è piaciuta di più da quando esiste la televesione.

"Le sette puntate, andate in onda su Raiuno, furono seguite da una media di 24 milioni e mezzo di spettatori, l'ultima raggiunse i 28. Un numero che continua ad essere il record nella storia della rete ammiraglia". Biagio Proietti snocciola numeri con una certa soddisfazione. È lui ad aver scritto la sceneggiatura di quello che ancora oggi considera 'un mostro di ascolti'.

A distanza di anni racconta perché la 'sua' serie tv ha avuto tutto quel successo: "Il giallo era un genere che piaceva molto all'epoca. Ma fino ad allora i thriller che la Rai commissionava erano tutti ambientati all'estero quasi che fosse un genere esotico. Dov'è Anna? è stato il primo girato in Italia, a Roma. E già questo incuriosiva il pubblico. Ma quello che piacque di più era il mix tra la suspence, che la storia creava, e il racconto del Paese. Quello che veniva fuori, puntata dopo puntata, era il ritratto dell'Italia".

In ogni episodio si affrontavano temi molto caldi. L'adozioni di bambini, la malattia mentale. E qualche volta al di là del racconto si raggiungevano anche dei risultati insperati. "Fino agli anni '70 esisteva una norma del codice di polizia secondo cui se una persona rinchiusa in un manicomio veniva dichiarata guarita poteva uscire solo se un parente si assumeva la responsabilità del paziente. Affrontando questo aspetto nella fiction siamo riusciti ad alimentare un dibattito per cui quella postilla fu eliminata ancora prima della legge Basaglia (che nel 1980 impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio istituendo i servizi di igiene mentale pubblici ndr)".

Un mistero, uno squarcio sull'Italia ma soprattutto sentimenti. Se dovesse ripensare al titolo oggi Biagio Proietti lo cambierebbe in Chi è Anna? "Quando Anna scompare, non è la polizia a cercarla ma il marito Carlo. Nella ricerca della moglie scopre dei segreti sulla vita della compagna che forse non avrebbe mai saputo se non fosse sparita nel nulla." 

Dov'è Anna? ora ri-diventa un libro. "Subito dopo la fiction, io e mia moglie Diana Crispo abbiamo deciso di trasformarla in un romanzo. Ma a rileggerlo a distanza di anni non mi piaceva più così ci siamo rimessi a scrivere. Non ci sono grandi differenze rispetto al passato se non stilistiche, potremmo definirlo un libro in bianco e nero che racconta un'epoca, una storia d'amore, un mistero".

Difficile che il romanzo possa bissare il successo della fiction ma gli appassionati di Dov'è Anna? troveranno nel testo, che esce il 18 giugno (pubblicato da 21 editore), una piacevole sorpresa. "Gli episodi, in origine, dovevano essere otto, ma uno di questi non andò mai in onda. La scusa ufficiale è che costava troppo, tutte le scene dovevano essere girate di notte, la verità è che affrontava un tema troppo delicato. Ad un certo punto Carlo pensa che la moglie sia finita in un giro di prostituzione. Raccontare questo aspetto della malavita romana forse avrebbe tirato su un polverone...".    

Proietti non nasconde di aver più volte pensato ad un remake e spera che il libro possa stimolare un ritorno sullo schermo della fiction più amata di sempre. "Negli ultimi tempi si pensa, sbagliando, che le miniserie possano catturare il pubblico. In realtà non è così: bisogna creare suspence fare appassionare la gente a tal punto che non veda l'ora di scoprire la puntata successiva. Per far questo gli episodi devono essere almeno una decina".

Guardando la televisione Proietti continua a preferire i polizieschi americani, quelli di una volta come Law and order o Senza traccia. Ma Montalbano gli piace molto: "C'è tanta umanità nella fiction tratta dai romanzi di Camilleri. Catarella è l'anti-poliziotto, imbranato e impacciato. Il commissario se la prende con i potenti, ama le donne al centro di ogni episodio. Raccontare la realtà, arrivare alla pancia degli italiani, questo fa la differenza".

La sera quando finisce di scrivere libri, ora è questa la sua principale attività, riguarda volentieri Un posto al sole. "Scherzando con mia moglie Diana le dico 'Dai guardiamo che fine hanno fatto i nostri parenti'. Questo la tv deve creare, un affezionamento tale che i personaggi diventano gente di casa".

Dopo tanti anni ha ancora una speranza. "Mi piacerebbe che la televisione tornasse ad essere quella vecchia nonna che ti racconta le favole prima di andare a dormire".  
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