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SCIENZA

Al lavoro a 20 metri di profondità

Luca Parmitano è il capitano Neemo: “Sul fondo dell’oceano per volare verso Marte”

L'astronauta italiano sarà a capo della missione Neemo 20: dal 20 luglio trascorrerà due settimane in una base sottomarina al largo della Florida. A RaiNews.it dice: "Testeremo tecnologie da portare nello spazio"

Luca Parmitano in versione acquanauta (da Twitter @Astro_Luca)
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di Andrea Bettini Casco in testa, in un ambiente estremo, lavorando per raggiungere mondi lontani. Per Luca Parmitano è l’ordinaria amministrazione, ma questa volta invece di andare nello spazio dovrà scendere nelle profondità dell’oceano. Dal 20 luglio il 38enne catanese, maggiore dell’Aeronautica e astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Esa, sarà il comandante della missione Neemo 20: due settimane in una base sottomarina al largo della Florida per testare tecnologie e procedure per le prossime tappe dell’esplorazione spaziale. Con lui ci saranno anche Serena Aunon e David Coan della NASA e il giapponese Norishige Kanai.
 
Da astronauta ad acquanauta: che attività sono previste nella missione Neemo 20?
Neemo è una sigla che sta per Nasa Extreme Environment Mission Operations. Abbiamo la possibilità di andare in un habitat unico al mondo, sul fondo del mare a circa 20 metri di profondità. Lì, con altri tre acquanauti, faremo varie attività, dalla sperimentazione di nuovi sistemi da portare nello spazio al test di procedure che saranno usate per l’esplorazione interplanetaria, fino alla sperimentazione del ritardo nelle comunicazioni che esiste fra la Terra e gli astronauti se si trovano a grande distanza.
 
Perché è utile andare sott’acqua per preparare delle missioni nello spazio?
In quell’ambiente, bilanciando opportunamente pesi e aria, è possibile simulare condizioni molto simili a quelle di microgravità. Questo crea delle difficoltà che replicano quelle che si avrebbero nello spazio. Immaginate di essere su un asteroide con gravità molto bassa: qualsiasi movimento vi spingerebbe lontano dalla superficie. È importante comprendere quali strumenti usare e quali movimenti fare per spostarsi e raccogliere campioni. Il tutto trovandosi in un ambiente che comporta difficoltà connesse alla comunicazione, alla visibilità, al fatto di essere isolati.
 
Che caratteristiche ha la base sottomarina in cui sarete alloggiati?
Si chiama Aquarius e appartiene all’Università Internazionale della Florida. La definiamo un monolocale perché ha un deck di ingresso che dà direttamente sull’oceano, una camera comune in cui mangiamo e facciamo i nostri esperimenti e un piccolissimo compartimento per la notte dove abbiamo i nostri lettini. Potrebbe sembrare un mini sommergibile e di fatto lo è, anche se non semovente ma poggiato sul fondo del mare. Dal 20 luglio le nostre attività saranno anche visibili in streaming sul web.
 
Ci sono degli aspetti ai quali dovrete prestare particolare attenzione dal punto di vista della sicurezza?
C’è sicuramente una componente di rischio dovuta al fatto che saremo in piena saturazione. Chi ha un po’ di esperienza di subacquea sa che quando ci si sposta sott’acqua l’azoto che è disciolto nel nostro sangue satura i tessuti della pelle e in caso di risalita rapida può comportare dei problemi di salute. In caso di emergenza non potremo quindi risalire immediatamente, ma avremo bisogno di procedure speciali per poter essere riportati in superficie. Poi chiaramente ci sono tutti i problemi legati all’ambiente sottomarino, che è estremo.
 
Quali nuove tecnologie testerete?
Sono molto contento di avere la possibilità di essere il primo a sperimentare in queste condizioni degli occhiali Hololens con tecnologia Sidekick. Sono stati progettati per lo spazio e consistono in visori olografici che creano una realtà aumentata. Chi li indossa continua a essere immerso nella realtà normale, ma sui visori vengono proiettate in tre dimensioni delle immagini utili per svolgere varie attività, come riparazioni e installazioni. Il limite è solo quello che riusciamo a immaginare. Inoltre testeremo dei sistemi per raccogliere i dati biometrici degli astronauti, un’altra tecnologia che verrà poi portata sulla Stazione Staziale Internazionale. Infine all’esterno sperimenteremo degli utensili progettati espressamente per fare scienza in condizioni di microgravità.
 
Quali saranno le prossime tappe dell'esplorazione spaziale?
Esistono tanti programmi, tutti interessanti. Di recente si ricomincia a parlare di catturare un asteroide per portarlo in orbita lunare, in modo da poterlo studiare più comodamente. Poi uno dei passi più importanti per cui ci stiamo preparando è fare il salto verso Marte: è sempre stato un obiettivo dell’esplorazione umana e penso che continuerà a esserlo per le prossime generazioni.
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