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ITALIA

Botta e risposta

Mafia Capitale, Buzzi accusa: "Da Zingaretti a Marino soldi a tutti". Il governatore: "Solo fango"

I nuovi verbali del capo dell'organizzazione: "Il patto di spartizione era stato fatto da Storace con Zingaretti, poi noi abbiamo messo in campo Gramazio". Il governatore del Lazio su facebook risponde alle accuse: "Falsità. Non esistono e non sono mai esistite spartizioni su alcuni appalti regionali con le opposizioni"

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I rapporti con le amministrazioni locali e le mazzette distribuite ai politici di tutti gli schieramenti per aggiudicarsi gli appalti. Sono gli ingredienti dei lunghi interrogatori di Salvatore Buzzi, figura di spicco di Mafia Capitale e numero uno delle coop a Roma, in cui spuntano nomi di politici (dal sindaco di Roma Ignazio Marino, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti) e in cui Buzzi ricostruisce il giro di mazzette con cui si assicurava le commesse. Verbali che compaiono oggi su alcuni quotidiani e da cui emerge l'intenzione di Buzzi di difendersi dalle accuse sostenendo di essere stato vittima di un sistema corruttivo. 

"Non posso più accettare di essere vittima della macchina del fango messa in moto da Buzzi. Non posso più accettare menzogne e bugie che tentano di delegittimarmi pubblicamente - replica il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti sul suo profilo Facebook -. Siamo alla delazione per sentito dire".

Le accuse di Buzzi
L'ex capo della Cooperativa 29 giugno, parlando dal carcere in Sardegna dove si trova detenuto dall'inverno scorso, elenca fatti, nomi e circostanze ammettendo però "che molte cose gli sono state raccontate da Luca Odevaine" (altro personaggio coinvolto nella maxinchiesta). Buzzi racconta dei rapporti con l'attuale giunta capitolina. "Nell'anomalia del Comune di Roma - afferma -  i 78 milioni di euro con Marino li decisero in maniera vaga addirittura senza appalto, quindi c'abbiamo questi meccanismi, capito? Cioè io le vorrei dire una cosa che sembra banale, i vuoti si riempiono, quindi se io non mi occupo delle cose il mio posto viene preso sicuramente da qualcun altro, quindi qual era il nostro problema quotidiano tutti i giorni? Era sbattersi tra la politica e tra i dirigenti, passa' sui corridoi, assumere persone".

Nel corso dei colloqui con i pm, Buzzi tira in ballo anche Zingaretti tornando sul maxi appalto per il Recup, il numero unico della sanità laziale, vicenda in cui compare anche un altro indagato: l'ex capo di gabinetto del governatore, Maurizio Venafro. Buzzi, inoltre, individua in Peppe Cionci, "l'uomo di Zingaretti", come "la persona dei soldi".  "Se uno deve fare una campagna elettorale - sostiene Buzzi  - e se deve dare i soldi al comitato di Zingaretti si rivolge a Cionci, se devi dare i soldi a Marino, ti rivolgi a Cionci, tutti a Cionci. Un uomo abbastanza conosciuto a Roma". Infine il presunto braccio destro di Massimo Carminati racconta anche della vicenda legata all'acquisto della sede della Provincia. Buzzi specifica di non avere conoscenza diretta della vicenda "non gli so dire tutti i passaggi, glieli dico così". "La sede della Provincia fu comprata da Parnasi con contratto di acquisto praticamente prima ancora di costrui' l'immobile... Quindi viene bandita la gara, vince Parnasi, si incazza tanto con Caltagirone, tant'è vero che il Messaggero fa campagna per giorni e giorni su questa storia, perché ovviamente Caltagirone se perde un metro cubo si arrabbia e anche perché Parnasi facendo questa operazione si salva dal fallimento. Operazione che vale 180 milioni di euro".  

La replica di Zingaretti
Il governatore del Lazio replica, punto per punto, a quanto dichiarato da Buzzi. "Che poi alcune volte sò veri e alcune volte non sò veri. Con questa frase, parlando degli episodi che mi vedrebbero coinvolto, il signor Buzzi - afferma Zingaretti - termina il racconto sulle sue tante teorie su di me davanti ai magistrati. Precisiamo: fatti in cui lui non è coinvolto direttamente ma che gli vengono raccontati da terze persone. Insomma lui stesso ammette che si potrebbe trattare di cialtronerie, di chiacchiericcio, di falsità. Siamo alla delazione per sentito dire".  "Il signor Buzzi - prosegue Zingaretti - riferisce di aver sentito di 'operazioni poco trasparenti' per l'acquisto del Palazzo della Provincia che riguarderebbero me ed altre persone. Da quanto emerge dai verbali Buzzi avrebbe parlato anche di una 'gara bandita dalla Provincia per l'acquisto della nuova sede" e di 'un pre-contratto di acquisto'. Buzzi dice il falso. La Provincia di Roma non comprò nessun palazzo prima che venisse costruito. Compito della mia amministrazione, insediatasi nel maggio 2008, fu quella di portare a termine una operazione avviata nel 2005 dalla precedente amministrazione. Confermo di non aver mai ricevuto nessun tipo di beneficio personale, materiale, economico o politico, visto le polemiche che ha suscitato, da quella scelta".  

"Per quanto riguarda gli accordi di spartizione su alcuni appalti regionali con le opposizioni, di cui mi accusa Buzzi, anche in questo caso voglio chiarire che - precisa ancora Zingaretti - si tratta solo di falsità. Non esistono e non sono mai esistite spartizioni di nessun tipo. Non lo dico io ma lo dicono i fatti: in due anni e mezzo di presidenza della Regione con oltre 4 miliardi di bandi assegnati, le cooperative legate a Mafia capitale non hanno preso un centesimo. Non appena abbiamo avuto percezione di una possibile infiltrazione nel bando Cup, lo abbiamo immediatamente sospeso e ripresentato in collaborazione con l'Anac di Raffaele Cantone". Il governatore, infine, in riferimento "ad una mia richiesta di assunzione di un fantomatico cognato presso Pino Cinquanta del Cns", replica che è "falso anche questo. Intanto vorrei precisare che non ho alcun cognato".
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