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ITALIA

Il cronista ucciso il 26 settembre del 1988

"Come Peppino Impastato anche Mauro Rostagno irritava i boss". Confermata in appello condanna

Ergastolo confermato per  Vincenzo Virga boss della cupola di Trapani. Il giornalista fu ucciso il 26 settembre del 1998 nelle campagne in contrada di Lenzi

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La Corte d'Assise d'Appello di Palermo ha confermato la condanna all'ergastolo emessa in primo grado per il boss Vincenzo Virga, accusato dell'omicidio del giornalista Mauro Rostagno, avvenuto il 26 settembre del 1988. I giudici di secondo grado però hanno assolto per non aver commesso il fatto Vito Mazara, indicato come esecutore materiale del delitto, che in primo grado aveva avuto anche lui la condanna all'ergastolo.

I giudici dunque hanno confermato quanto stabilito in primo grado: e cioè che il giornalista-sociologo venne eliminato perché, anche attraverso gli schermi della tv privata Rtc, aveva alzato il velo sugli interessi di Cosa nostra a Trapani. 

"Come Impastato anche Rostagno irritava i boss
Nelle motivazioni della sentenza i giudici ricordano le parole del pentito di mafia Francesco Marino Mannoia. Rostagno "creava fastidio al boss Agate allo stesso modo con il quale Peppino Impastato aveva infastidito Gaetano Badalamenti: vale a dire al punto da indurlo a decretarne la sua soppressione". 


Regge dunque il movente mafioso come si evince dalla condanna del boss che all'epoca era "rappresentante" provinciale di Cosa nostra trapanese. Mentre evidentemente non sono stati ritenuti sufficienti gli indizi a carico del presunto killer, ex capomafia di Valderice. Contro di lui era stato prodotto il risultato dell'esame del dna trovato sui resti del fucile usato per il delitto. Ma proprio sulla perizia genetica si sono concentrate le argomentazioni della difesa che hanno chiesto alla corte d'assise d'appello di riesaminare i tecnici, sostenendo che i reperti estratti non fossero sufficienti ad arrivare a conclusioni certe. Tesi che, con ogni probabilità, è stata condivisa dai giudici.

Con i suoi servizi, secondo l'accusa, Rostagno avrebbe "svelato il volto nuovo della mafia in città": il passaggio da organizzazione tradizionale a struttura moderna e dinamica, gli intrecci con i poteri occulti, le nuove alleanze, il controllo del grande giro degli appalti. Per anni gli investigatori hanno sottovalutato il contesto mafioso in cui era maturato il delitto e hanno seguito storie private, contrasti interni alla comunità Saman, fondata dal sociologo, e faide tra ex militanti di Lotta Continua, movimento a cui Rostagno apparteneva.
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