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ITALIA

Operazione 'Alba pontina'

Mafia e corruzione elettorale, 25 arresti a Latina

Un gruppo mafioso rom autoctono. Il clan Di Silvio tentò di inquinare voto a Latina

Latina operazione Alba pontina
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Un'associazione criminale senza legami con Cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra, ma in grado di imporsi con l'intimidazione e la violenza tipiche delle organizzazioni mafiose, è stata sgominata dalla Polizia, che ha eseguito - su ordine della Dda di Roma - una ventina di ordinanze di custodia cautelare. I provvedimenti sono scattati nei confronti di presunti appartenenti a un clan rom operante nel quartiere Campo Boario di Latina. Nell'operazione sono stati impegnati circa 250 poliziotti. L'operazione 'Alba Pontina' ha scoperchiato l'organizzazione criminale mafiosa autoctona rom nel territorio di Latina guidata da Armando di Silvio.

I destinatari dei provvedimenti - tra cui sette donne, una delle quali considerata dagli investigatori figura di vertice del clan - sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico di droga, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e  corruzione elettorale, tutti aggravati dalle modalità mafiose.   

Secondo quando sarebbe emerso dalle indagini, gli autori delle estorsioni, effettuate con metodi particolarmente violenti, utilizzavano il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione e per ricordare che la destinazione del denaro era al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie. O, ancora, spendevano quel nome per richiamare episodi violenti risalenti alla guerra del 2010, quando le famiglie rom si imposero sui altri gruppi criminali.



DDA di Roma: operazione importante
"Il risultato delle indagini e dell'operazione di stanotte è estremamente significativo ed importante - ha detto il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino durante la conferenza stampa al Viminale - che testimonia l'attenzione della Dda di Roma, che ha competenza in tutta la Regione Lazio, nei confronti del territorio di Latina e del sud pontino da sempre considerato territorio critico, permeabile e nel quale si sono insediati nuclei e cellule criminali di stampo mafioso ma una è riuscita a spuntarla su tutti". "Creatosi a partire dal 2010 dopo una sanguinosa guerra tra diversi gruppi, il gruppo dei Di Silvio era uscito vincitore e aveva ottenuto così l'egemonia totale del territorio". Le indagini sono durate due anni e sono state condotte dagli investigatori della Squadra mobile di Roma, della Squadra Mobile di Latina e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. "Un gruppo estremamente organizzato a cui sono addebitati oltre 45 capi di accusa", ha detto Luigi Silipo, dirigente della squadra mobile di Roma.

"Un clan di etnia Rom ma non più nomade ormai da decenni - ha detto il dirigente della squadra mobile di Latina, Carmine Mosca - radicato sul quel territorio sociale e prepotentemente padrone della piazza. Un clan guidato da Armando Di Silvio, detto 'Lallà', con una gerarchia fortissima e regole che non potevano essere violate da nessuno. Un gruppo criminale tanto forte che ha rubato partite di droga anche ai Casalesi e che aveva trasformato la casa del boss in un vero e proprio mercato della droga".

Clan Di Silvio tentò di inquinare voto a Latina
Il clan dei Di Silvio, colpito oggi da una operazione della polizia nei confronti di 25 persone di cui 7 accusate di associazione di stampo mafioso, tentò di inquinare il voto nelle elezioni amministrative del 2016 nei comuni di Latina e Terracina. Dalle indagini emersi casi di compravendita di voti: gli esponenti del clan avrebbero costretto molti tossicodipendenti a dare la propria preferenza in favore di alcuni candidati (poi non eletti) alle comunali di Latina ricevendo in cambio circa 30 euro a voto.

Il clan taglieggiava anche gli avvocati
C'erano anche molti avvocati tra le vittime delle estorsioni sistematicamente messe in atto dagli appartenenti all'organizzazione criminale di Latina disarticolata dalla Polizia di Stato con l'operazione "Alba Pontina". Le richieste di denaro - pressanti, ripetute e accompagnate da minacce più o meno esplicite - riguardavano per lo più commercianti ed imprenditori ma anche un crescente numero di professionisti, costretti a pagare periodicamente cospicue somme di denaro. La sistematicita' del 'pizzo' imposto a diversi esponenti del Foro Pontino alla fine del 2016 divenne tanto preoccupante da indurre i responsabili dell'Ordine degli Avvocati a scrivere una email a tutti gli iscritti, esortandoli a denunciare gli episodi di cui erano vittime e a collaborare con le forze di polizia.

I ringraziamenti del sindaco di Latina
"Un sentito ringraziamento alla Procura e gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Latina per l'operazione compiuta questa mattina all'alba con il coordinamento dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, operazione che ha portato all'arresto di 25 persone ritenute responsabili di avere costituito, promosso e fatto parte di un'associazione a delinquere di tipo mafioso sul nostro territorio". Lo afferma in una nota Damiano Coletta sindaco di Latina.

"Per la prima volta nell'ordinanza cautelare si contesta l'aggravante del metodo mafioso riconoscendo l'esistenza di un gruppo criminale autoctono, che ha un trascorso a Latina e si è radicato nel tessuto sociale e nella storia di questa provincia. - prosegue il sindaco - I nuovi arresti eseguiti oggi confermano che viviamo una realtà complessa, purtroppo ancora inquinata che molti, troppi, sottovalutano o volutamente ignorano come di recente hanno dimostrato alcuni interventi e commenti ai rilievi mossi da quest'Amministrazione".

"Tuttavia ci dicono pure che si sta lavorando per ripristinare la legalità in un territorio sì difficile, ma composto per la prevalenza di persone per bene. Lo si sta facendo attraverso l'opera delle Forze dell'Ordine e della Magistratura, - evidenzia ancora Coletta - sul cui operato rinnovo il più vivo e sincero apprezzamento, e attraverso l'azione amministrativa e un nuovo corso che vuole far ripartire questo territorio. Pensare che quest'ultima operazione esaurisca il tema della presenza delle mafie a Latina sarebbe un errore".

"Per ricostruire gli anticorpi contro la diffusione della criminalità organizzata c'è bisogno, per prima cosa, di avere consapevolezza di ciò che è accaduto. E c'è bisogno dell'attenzione e del contributo di tutti, di un'alleanza civile per rompere il silenzio e rispondere con fermezza attraverso la partecipazione. E così dimostrare che esiste una città consapevole, che non mette la testa sotto la sabbia ma si pone in gioco per il futuro di Latina e la dignità della gente che la abita", conclude Coletta.
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