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ITALIA

80 ore di camera di consiglio

Mafia, ex Generale dei Carabinieri Mori assolto anche in appello

 Nel processo di primo grado erano bastate poco meno di otto ore di camera di consiglio per emettere la sentenza di assoluzione per il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu perché "il fatto non costituisce reato". Questa volta, nel processo d'appello, ce ne sono volute quasi ottanta di ore

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L'ex generale del Ros Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu sono stati assolti in secondo grado dall'accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Lo ha deciso la quinta sezione della Corte d'appello di Palermo presieduta dal giudice Salvatore Di Vitale che ha emesso la sentenza questo pomeriggio alle 15 nell'aula bunker del carcere Pagliarelli, dopo tre giorni di camera di consiglio.

I due militari erano accusati di favoreggiamento per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, e anche in primo grado, il 17 luglio 2013, erano stati assolti.

Subito dopo la lettura della sentenza, il procuratore generale Roberto Scarpinato, che aveva chiesto l'esclusione dell'aggravante per la trattativa Stato-mafia, e per gli imputati aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi per Mori, e 3 anni e 6 mesi per Obinu, ha lasciato l'aula senza rilasciare dichiarazioni.

Per la difesa, invece, ha commentare la decisione è stato l'avvocato Basilio Milio, legale dei due imputati: "E' un importante tassello verso la fine di questa che definirei una persecuzione - ha commentato l'avvocato Milio -. E' un altro risultato importante, ed eravamo fiduciosi in questa decisione". Sulle eventuali ripercussioni che questa sentenza potrebbe avere sull'altro processo in corso a Palermo, quello sulla trattativa Stato-mafia, Milio ha detto: "Il processo trattativa è identico a questo. Stessi testimoni, stessi fatti. E credo che questa decisione sia importante anche per quel processo, di cui ritengo che questo sia un clone".

La Corte ha disposto contestualmente alla conferma dell'assoluzione per i due militari, l'invio degli atti alla Procura di Palermo per cinque carabinieri del Ros, tra cui il "capitano Ultimo", relativamente alle loro eventuali false testimonianze relativamente alla vicenda di Terme Vigliatore.  

Ci sono voluti due anni e più di venti udienze per decidere che i due ex ufficiali del Ros non hanno favorito il capomafia nel 1995. La Procura generale, rappresentata da Roberto Scarpinato e Luigi Patronaggio, ha accusato i due imputati di avere per mesi trascurato volutamente, nel 1995, le indicazioni fornite al colonnello Michele Riccio dal suo confidente Luigi Ilardo. E di avere taciuto alla Procura gli elementi che avrebbero potuto portare all'identificazione dei favoreggiatori del boss.

Nella lunga requisitoria dell'accusa, i due pg hanno più volte ribadito che la carriera di Mori sarebbe stata caratterizzata da una "deviazione costante dai doveri istituzionali e dalle procedure legali" volta ad assecondare inconfessabili interessi extraistituzionali. Anche in questo processo è stata protagonista la mancata perquisizione del covo del boss Totò Riina, per la quale Mori venne assolto definitivamente.

"Se Mori avesse avvertito la Procura che stava per sospendere il servizio di osservazione al covo - hanno detto i magistrati dell'accusa - la Procura avrebbe immediatamente perquisito il nascondiglio scoprendo documenti scottanti che avrebbero potuto svelare i segreti di un potere che, declinando i volti di uomini dello Stato come Andreotti, per decenni avevano avuto rapporti con Riina". Scarpinato vede nelle condotte di Mori "una omogeneità e il fine di assecondare interessi extraistituzionali". Il pg arriva a definire Mori un "soggetto dalla doppia personalità e dalla natura anfibia".

Ma Mori non ci sta e nelle dichiarazioni spontanee rese poco prima che i giudici entrassero in Camera i consiglio, ha spiegato a gran voce: "Il mio comportamento è stato sempre lineare". Ha spiegato che "nella cattura di Rina tutto fu lineare", e ha anche tirato in ballo il suo accusatore, il pg Luigi Patronaggio, spiegando: "Il ritardato blitz a casa sua fu una scelta presa d'intesa fra magistratura e carabinieri, e all'epoca il dottor Patronaggio era il pm di turno".      

"Sono stato accusato dalla procura generale di fare parte della massoneria e di avere rapporti con la destra eversiva, ma non sono state portate prove. Ho avuto la stima di un magistrato al di sopra di ogni sospetto che ha fatto un'indagine importante sulla massoneria, il dottore Cordova", ha anche detto Mori.
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