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ITALIA

La lettera inviata a Repubblica

"Mai più un’altra Diaz", la promessa del capo della polizia Alessandro Pansa

Il prefetto affida ad una lettera il suo pensiero e, oltre a condannare la "gravità" del post apparso su facebook, difende il corpo di cui è comandante: "La Polizia di Stato, ed i reparti mobili in particolare, sono istituzioni che garantiscono ai cittadini la libera manifestazione del pensiero e di tutti gli altri diritti fondamentali"

Alessandro Pamsa
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Il capo della polizia Alessandro Pansa non ci sta, non ci sta a far passare gli uomini e le donne che comanda alla stregua di una squadraccia fascista. "Errori e inadeguatezze dei singoli sono purtroppo sempre possibili", dice rivendicando però la bontà e le qualità della Polizia italiana che "è un organismo sano, formato da donne e uomini che hanno collocato il rispetto della democrazia e delle leggi in cima alla lista dei valori in nome dei quali ogni giorno mettono in gioco la loro intelligenza e la loro incolumità". 

La reazione di Pansa, reificata attraverso una lettera affidata al quotidiano Repubblica, arriva dopo la sentenza della corte di Strasburgo e, soprattutto, dopo le polemiche nate dal post apparso su facebook a firma di un poliziotto che partecipò all'irruzione nella scuola Diaz (irruzione che per Strasburgo fu tortura) e che sul social network ha scritto "lo rifarei mille volte".

"Voglio cogliere quest’occasione - scrive il prefetto Pansa - per affermare con forza che cosa è davvero la Polizia di Stato, non prima di aver premesso che vestire la nostra divisa, non mi stancherò mai di ribadirlo, non è solo una scelta professionale: è molto di più, si tratta di condividere una missione al servizio della comunità nazionale. Proprio per questo non ho mai accettato la logica in base alla quale la grave colpa consistente nell’uso sconsiderato della violenza può essere attenuata — o addirittura scusata — a causa delle pesanti provocazioni che pure ogni giorno riceviamo. Noi siamo diversi dagli altri: noi dobbiamo sapere tenere i nervi a posto e fare il nostro lavoro con la massima responsabilità in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili".

"Senza voler togliere nulla alla gravità delle ispirazioni che hanno animato comportamenti e dichiarazioni apparse sui social network - continua il capo della polizia -, mi indigna il fatto che si immagini che la Polizia di Stato sia attraversata da una sottocultura di violenza e di omertà. Errori e inadeguatezze dei singoli sono purtroppo sempre possibili perché gli uomini sono fallibili e perché si opera in condizioni difficili a volte eccezionali. È nostro compito evitarli e reprimerli con immediatezza - promette -. Ma a distanza di 14 anni trovo ingiusto che ogni singolo episodio venga ricondotto alla vicenda della Diaz, già oggetto di pesanti condanne da parte della magistratura, dell’opinione pubblica e dei vertici stessi della Polizia di Stato".

"Stiano pertanto certi tutti gli italiani che non ci sarà mai più un’altra Diaz. Non potrà più esserci. Io me ne faccio garante, non solo perché la Polizia è cambiata, ma perché lo devo ai miei stessi poliziotti che mi manifestano la loro aspirazione a che vengano adeguatamente riconosciuti e rappresentati i valori dell’onore, della lealtà e della fedeltà alle leggi ed alla costituzione ai quali quotidianamente ispirano il loro delicato lavoro".
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