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MONDO

"Fear: Trump at the White House"

"Mai visto niente del genere": Woodward contro Trump nel libro uscito oggi. Il crollo nei sondaggi

Bob Woodward, leggenda del giornalismo americano, ha legato il suo nome all'inchiesta Watergate condotta con il collega Carl Bernstein per il Washington Post; lo scandalo sollevato dal loro lavoro portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon nel 1974. Ha raccontato 8 presidenti ma dice di non aver mai visto niente di paragonabile a Trump. Il suo libro, largamente anticipato, racconta retroscena e battaglie interne della Casa Bianca, restituendo un ritratto impietoso di un presidente incapace e di una Casa Bianca definita "folle"

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Simon & Schuster ha stampato un milione di copie del nuovo libro sulla Casa Bianca di Donald Trump firmato dal leggendario giornalista del Watergate, Bob Woodward. Lo riporta la Cnn, segnalando come l'editore abbia ricevuto un boom di richieste per "Fear: Trump at the White House", ovvero "Paura: Donald Trump alla Casa Bianca", oggi in uscita. Nel volume di Woodward, già best seller su Amazon, il presidente viene descritto come "un folle" e l'amministrazione "una gabbia di matti".

Trump, raffica tweet contro Woodward
Il presidente americano ha risposto su Twitter. In una serie di tweet, Trump si scaglia contro il giornalista definendo il suo lavoro una "barzelletta", una "aggressione" nei suoi confronti basata su fonti anonime. Il presidente ha poi aggiunto che molte delle persone citate hanno dichiarato che le parole a loro attribuite "sono fiction". Nei suoi cinguettii Trump ha difeso il suo operato e quello della sua amministrazione affermando che i risultati sarebbero già storici. Il presidente ha anche minacciando di voler scrivere il suo libro-verità.



L'intervista di Colbert
"Che cosa la spaventa?" ha chiesto il conduttore del Late Show a Woodward: "Non sapere cosa succede alla Casa Bianca" ha risposto il giornalista del Washington Post. Colbert ha poi sottolineato il finale potente del libro in cui Woodward riporta una presunta conversazione tra Trump e il suo ex avvocato. John Dowd cercò di allenare il Presidente per prepararsi a un interrogatorio condotto da Robert Mueller durante un eventuale processo. Ma dopo aver visto Trump urlare e arrampicarsi sugli specchi l'avvocato l'avrebbe liquidato come un bugiardo. Secondo Colbert il giornalista avrebbe riempito la sua narrazione di dettaglli in fondo secondari per far poi esplodere la parte esplosiva solo in questo finale. 

Trump voleva aumentare tasse su ricchi
Donald Trump ha ipotizzato un aumento delle tasse di 4 punti percentuali, al 44%, per i paperoni americani. Un'ipotesi che ha colto di sorpresa e scioccato i suoi collaboratori più stretti, incluso Gary Cohn, l'ex consigliere economico della Casa Bianca. È quanto emerge dal libro di Woodward. Nel corso di un colloquio con Cohn, Trump avrebbe detto di poter accettare un aumento delle tasse sui ricchi al 44% in cambio di un calo dal 35% al 15% delle tasse sulle imprese. L'idea del presidente ha colto di sorpresa Cohn che, però, è riuscito a dissuaderlo ricordandogli, fra l'altro, che non avrebbe potuto farlo perché ''repubblicano''. L'idea di Trump sembra affondare le radici in un'ipotesi avanzata nel luglio 2017 da Steve Bannon, l'ex stratega della Casa Bianca, che aveva suggerito di aumentare l'aliquota sui 44.000 americani che guadagnano più di 5 milioni di dollaril'anno per finanziare il taglio delle tasse.  

Crolla il consenso di Trump nei sondaggi
Il 36% degli americani approva l'operato di Donald Trump. È quanto emerge da un sondaggio della Cnn, secondo il quale il tasso di approvazione del presidente è crollato di 6 sei punti rispetto al 42% di agosto. E il calo è ancora maggiore fra coloro che si identificano come indipendenti politicamente: solo il 31% lo appoggia rispetto al 47% del mese scorso. Il calo nel sondaggio coincide con l'editoriale anonimo pubblicato da un funzionario della Casa Bianca sul New YorkTimes e l'uscita del libro di Bob Woodward sulla presidenza

Paranoia alla Casa Bianca, nuove regole sui cellulari
Nuove regole alla Casa Bianca: niente più cellulari, neppure se lasciati negli appositi armadietti adiacenti alla 'Situation Room'. Secondo Cnn, la policy, di cui solo ora è trapelata l'esistenza, è stata attivata a seguito delle rivelazioni fatte da Omarosa Manigault Newman, l'ex collaboratrice di Trump che aveva registrato segretamente il capo di gabinetto John Kelly nella Situation Room mentre la stava licenziando. Le ultime disposizioni prevedono che i membri dello staff non possano più lasciare nemmeno i telefoni cellulari in dotazione negli armadietti all'esterno della Situation Room, per timore che sia possibile registrare stralci di conversazioni top secret. La nuova norma impone che anche i cellulari forniti agli impiegati dalla Casa Bianca siano lasciati negli uffici oppure in armadietti più lontani. Quello della fuga di notizie sta diventando un problema sempre più serio per il presidente americano Donald Trump. Le tensioni del presidente con i suoi collaboratori si sono ulteriormente inasprite dopo le indiscrezioni raccolte dal libro "Fear".
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