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SPETTACOLO

Intervista all'interprete e cosceneggiatore del nuovo film di Pasquale Scimeca

Marcello Mazzarella: "Vi racconto il mio Fra Biagio"

Una lunga preparazione per vestire i panni del missionario francescano, protagonista di "Fra Biagio", un percorso alla riscoperta del proprio passato, per aiutare Biagio e le sue Missioni

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di Alessandra Solarino È stata sua l’idea di raccontare con il linguaggio del cinema la storia di Biagio Conte. Una figura a cui Marcello Mazzarella, che all'appellattivo "attore" preferisce quello di "interprete", si è sempre sentito vicino. Una consonanza non soltanto ideale ma legata al vissuto dell’attore siciliano: “diversi anni fa ero anche io uno dei fratelli ultimi. Ho attraversato  delle difficoltà e ho vissuto per la strada. E quando la mia vita è cambiata e sono diventato un attore conosciuto, non ho mai dimenticato quella condizione di povertà, sacrifici, ma anche di sogni”.

È il 1998 quando il regista Raoul Ruiz gli affida la parte dello scrittore della Recherche nel film Il tempo ritrovato, l’inizio di un percorso artistico di successo che più volte si è incrociato con quello di Pasquale Scimeca. “Quando sono stato scelto per la parte di Proust, ho sentito la necessità di restituire quel bene che avevo ricevuto e di aiutare Biagio“.

Il primo incontro con il missionario francescano è attraverso lo schermo di un televisore: “ero in Francia, ho visto una trasmissione, e c’era lui, un siciliano speciale, fuori da qualsiasi schema, un emblema della Sicilia che ci interessa”.

Poi l’incontro, 10 anni fa, la scoperta delle affinità che li legano (anche nel rapporto con la natura:  “Io non sono cattolico, piuttosto indiano d’America, amo la dimensione sciamanica, la natura”) e il graduale prendere forma dell’idea di aiutare Biagio, raccontando la sua storia. “Ho presentato un progetto alla Regione che lo ha approvato, e ho pensato che Pasquale, “poeta antico” sarebbe stato sensibile a questi temi”. Un sodalizio professionale, e non solo, nato ai tempi di Placido Rizzotto, nel 2000, uno dei film più popolari del regista di Aliminusa, fino ad arrivare a Rosso Malpelo nel  2007, e al corto Convitto Falcone nel 2011 .

Com’è il tuo Biagio Conte?
Conosco bene questo personaggio e i suoi pensieri.  Lo porto da quattro mesi, ho convissuto con il cane Libero, che ho addestrato e di cui mi sono preso cura. Non potevo più essere Marcello, ma ho recuperato una parte di me, del mio passato – ci spiega mentre mostra le unghie rotte, che raccontano la trasformazione anche fisica per interpretare il personaggio. Ho conosciuto Biagio 10 anni fa, e l’ho visto in tante occasioni. Lui non sapeva che ero un attore e che ero interessato alla sua storia, così simile alla mia. Le nostre anime si sono poste le stesse domande. quando abbiamo iniziato la preparazione del film ho lasciato che fosse Pasquale ad incontrarlo. Spero che il film faccia bene a lui, alla sua Missione, non vogliamo sfruttare la sua immagine, ma mi sento in dovere di restituire il bene che ho ricevuto.

Raccontaci il rapporto con Scimeca per questo film.
Abbiamo scritto insieme la sceneggiatura. Il nostro obiettivo comune è stato raccontare Biagio non con il linguaggio del documentario o del cinema americano, ma un Biagio poetico, evocativo, da “cantastorie”. Ho scritto per un mese pensieri, riflessioni sul senso della vita. Li mandavo a Pasquale e poi montavamo e smontavamo la sceneggiatura. Anche quando abbiamo girato, Pasquale ha accettato alcune mie idee.

Cosa ti aspetti adesso che il film è terminato?
Spero sia il film della mia vita, l’opera della maturità di un attore di cinquant’anni. La cosa più bella sarebbe non ricevere i complimenti del mondo del cinema, ma che Biagio resti colpito e possa dire “grazie per aver fatto conoscere la mia storia”. Perché la Sicilia non è solo mafia, ma anche questo.
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