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CULTURA

Il racconto di un esule

Giorno del Ricordo. Marino Vocci: "Noi, considerati istriani sbagliati"

Il 10 febbraio di ogni anno si celebra il giorno del Ricordo, la giornata in cui il Paese si ferma e commemora le vittime delle Foibe e l'esodo giuliano iustriano dalmata. Marino Vocci, ex sindaco di Duino Aurisina ricorda la fuga, nella primavera del 1954, da Caldania, nell'Istria oggi croata

Marino Vocci
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di Cristina RaschioRoma Il giorno del Ricordo per lui vuol dire testimonianza, racconto, condivisione della storia, della conoscenza con gli altri. Soprattutto con i più giovani, che spesso non sanno. Marino Vocci, quando Rainews.it lo contatta al telefono, si trova in autostrada. Di ritorno da Ferrara dove si è recato per incontrare gli studenti di un liceo. Un incontro che sa di testimonianza e di  ricordo. Un ricordo doloroso perchè anche lui, come centinaia di migliaia di altre persone, è stato un esule istriano, obbligato dalla storia e dalla politica che si spartisce i territori a lasciare la sua terra.

All'indomani del secondo conflitto mondiale in Italia c'è grandissima confusione. Con il trattato di pace del 1947 l'Istria e la Dalmazia vengono infatti cedute alla Jugoslavia. Inizia un periodo di forte sbandamento storico, culturale, di identità. Gli italiani che abitavano quelle terre vengono costretti dai partigiani comunisti jugoslavi del maresciallo Tito a un esodo. Un esodo che durò 10 anni e che, come l'eccidio delle Foibe, è stato avvolto dal silenzio per oltre 60 anni. C'è chi ha dovuto trovare rifugio in un campo profughi in Italia, chi è stato costretto ad abbandonare il Paese per trovare fortuna in Australia, in Canada. 

Ex sindaco di un paese di confine, Duino Aurisina, e attuale presidente del gruppo 85 Skupina, Marino Vocci ha raccontato il suo esodo, i suoi ricordi, le ferite che ancora si porta dietro. Nel 1954 aveva 4 anni, si trovava a Caldania, nell'Istria oggi croata. Nella primavera di quell'anno lui e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare casa. "Caldania - dice Vocci - rappresenta un po' il simbolo del mio esodo. Dalla campagna sono approdato a Trieste, in un mondo urbano, centroeuropeo. Ma anche ostile e pieno di difficoltà. Mio padre aveva già portato via, qualche mese prima (nel 1953, ndr), mia sorella Giuseppina che aveva 11 anni perchè voleva che frequentasse le scuole italiane". 

Poi gli anni, difficilissimi, passati nel campo profughi di Opicina, vicino Trieste. Gli anni della difficile integrazione. "Noi eravamo gli 'istriani sbagliati' - ricorda - e avevamo una doppia difficoltà: eravamo visti con sospetto perché considerati dei nemici. A Trieste eravamo dei traditori comunisti filotitini e amici dei s'ciavi. In Istria, gli irredentisti fascisti italiani. Ma questo non era vero, io non sono mai stato fascista". 

Poi il racconto di Vocci si sviluppa e va a finire agli anni successivi, dopo la fine dell'esodo. L'ex sindaco di Duino Aurisina parla di un 'oltraggioso silenzio' così come lo chiamava Claudio Magris, che per decenni ha inghiottito la storia di quelle terre: la situazione, difficile, del confine orientale. "Un vergognoso silenzio - aggiunge - sia da destra sia da sinistra perchè era difficle ammettere che l'Italia era uscita sconfitta dalla guerra. Poi - conclude - per fortuna nel 2004 è entrata in vigore la legge che ha istituito il giorno del Ricordo, il 10 febbraio di ogni anno". Perchè il ricordo va salvato, conservato.
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