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ITALIA

Emilia

Marzabotto, settanta anni fa la strage nazista

770 le vittime delle Ss di Walter Render, poi condannato all'ergastolo

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L'eccidio di Marzabotto, una delle pagine più tragiche della Resistenza italiana, vide la morte di 770 persone inermi. Il maggiore Walter Reder comandava un battaglione delle SS, che era già stato protagonista della strage di Sant' Anna di Stazzema, in Lucchesia. Valicato l' Appennino, le Ss di Reder si rendono responsabili di altre stragi a Valla, Filizzano, Frigido. L'eccidio di Marzabotto avvenne tra il 29 settembre e il 3 ottobre 1944, settanta anni fa.

Al processo per la strage, celebrato nel 1951, Reder fu riconosciuto colpevole e condannato al carcere a vita. Durante il processo l'eccidio fu così ricostruito: la popolazione di Marzabotto si era raccolta in chiesa in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccisero il prete officiante, trucidarono i più vecchi. Portarono fuori 147 persone, tra cui 50 bambini, li ammassarono nel cimitero e li uccisero con raffiche di mitragliatrice. Ventotto famiglie di abitanti di Marzabotto furono completamente sterminate. Le SS di Reder continuarono il rastrellamento catturando altre 282 persone in casolari e le fucilarono. La stessa sorte capitò a 49 contadini, tra cui 24 donne e 19 bambini che avevano cercato riparto in un oratorio.

Secondo alcuni testimoni, altre 103 persone furono scovate casa per casa nei dintorni di Marzabotto e uccise con modalità efferate. Alcuni bambini furono gettati vivi tra le fiamme, alcuni neonati furono decapitati, i cadaveri scempiati. Nella contrada di Creva gli abitanti massacrati furono 81 tra cui due sacerdoti i cui cadaveri furono gettati nel fiume. L'esercito tedesco cercò subito di sottrarsi alla responsabilità della strage. Ne negò la stessa esistenza facendo affermare dai giornali qualche giorno dopo che il rastrellamento non aveva prodotto vittime. Walter Reder è stato scarcerato nel gennaio 1985 e consegnato alle autorità austriache in applicazione delle convenzioni internazionali di Ginevra e di Strasburgo. Il Governo austriaco si impegnò ad assicurare la prosecuzione del trattamento ''consono allo status del condannato''. Morirà poi nel maggio 1991, in un ospedale di Vienna.

 
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