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POLITICA

Non si esclude un terzo giro di consultazioni

Mattarella: distinguere bene comune da interessi di parte. Salvini: ci proverò fino all'ultimo

Il capo dello Stato dice no al voto prima dell'estate, chiesto da Di Maio. E ritiene suo dovere costituzionale fare di tutto per dare un governo al Paese. Ma il leader della Lega rilancia: governo con M5s o ritorno alle urne

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Dopo quasi 60 giorni di stallo sulla formazione del nuovo governo, Sergio Mattarella approfitta del discorso pronunciato al Quirinale in occasione del Primo maggio per inviare un messaggio ai partiti. "Non mancano difficoltà nel nostro cammino, tuttavia dove c'è il senso di un destino da condividere, dove si riesce ancora a distinguere il bene comune dai molteplici interessi di parte il Paese può andare incontro con fiducia al proprio domani". Mettete da parte gli interessi personali - sembra dire il capo dello Stato - per il bene degli italiani. 

Lo stallo politico
Gli "interessi di parte" in effetti hanno condizionato questi quasi due mesi di trattative rese inestricabili da veti incrociati ed esclusioni personali. Ci sono state consultazioni ed esplorazioni dalle quali è emerso solo un muscoloso braccio di ferro tra Di Maio e Salvini sulla premiership e sulle alleanze. Ma proprio Salvini, in serata, ribadisce: no a governi istituzionali, ci proverò fino all'ultimo, o si ragiona con il M5s o il ritorno alle urne. 

No di Mattarella al voto prima dell'estate
Il Movimento Cinque stelle è furibondo dopo i tanti tentativi falliti e se la prende con Matteo Renzi. Luigi Di Maio insiste per tornare alle urne subito e, pare di capire, con il Rosatellum. Il Quirinale esclude il voto prima dell'estate  e vorrebbe almeno un esecutivo di tregua che faccia anche la Finanziaria per tornare a votare all'inizio del 2019. 

Le opzioni del Quirinale
Ora il presidente è in riflessione e bisognerà aspettare venerdì per conoscere le sue determinazioni. Intanto il Pd è in stato di shock dopo la netta chiusura di Matteo Renzi ad ogni accordo con l'M5s. Giovedì 3 maggio ci sarà comunque la direzione ma servirà solo per una resa dei conti interna e non certo per fare passi avanti nella formazione di un esecutivo. Al Colle lo sanno bene e ci si concentra quindi sulle due variabili più probabili: voto secco a ottobre o voto il prossimo anno salvando la Legge di Bilancio 2019. In ogni caso questa volta dovrà entrare in scena direttamente il presidente, richiamando le forze politiche al senso di responsabilità garantendo una gestione diretta dei prossimi mesi. Viene confermata l'indisponibilità del Quirinale a tentativi al buio: non c'è l'ipotesi che possa dare un incarico al centrodestra in assenza di una maggioranza. Anche per lo scenario più cupo, un ritorno alle urne a ottobre con il Rosatellum, serve un governo non di parte per gestire la nuova campagna elettorale. 

Il "governo di tregua"
Se le forze politiche non modificheranno di una virgola le loro posizioni di inconciliabilità emerse finora, molto probabilmente Mattarella cercherà dunque di far nascere un governo di tregua, che vari almeno la legge finanziaria e magari una riforma del Rosatellum. Un "governo di tregua" presuppone un tempo limitato di durata; due o tre punti fondamentali da risolvere, con la priorità di una riforma elettorale funzionale e in grado di assicurare una maggioranza (o almeno una collaborazione funzionale tra forze politiche); una personalità veramente al di sopra delle parti che diriga il governo stesso. E' vero che una proposta simile, in una situazione come quella che stiamo vivendo, sembra fuori dal mondo. Se il tentativo fallisse (se cioè questo governo non ottenesse i voti di fiducia dalle Camere) resterebbe comunque in carica per gli affari correnti e si voterà dopo l'estate, con tutte le incognite ormai evidenti al Quirinale, che fanno guardare la situazione con animo preoccupato. 

Salvini: non ragiono con Pd, o M5s oppure elezioni 
Ben diversa, però, la posizione espressa in serata da Matteo Salvini. Non si tratta per il governo "con il Pd: si ragiona con i 5 Stelle o altrimenti c'è il voto", ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, arrivando a una festa del partito vicino a Bergamo. A chi gli chiedeva se ci sia stato uno scambio di sms con Matteo Renzi, Salvini ha risposto: "Mi scrivo con tutti, con Renzi, con Di Maio...". A ribadire la linea del leader leghista, oggi arriva Massimiliano Fedriga, neo governatore del Friuli Venezia Giulia che dai microfoni di Radio Capital dice: "superare i veti, con M5s ripartire su cose da fare". Ma avverte: "i Cinquestelle dovranno accettare la presenza di Berlusconi: "Ci siamo presentati con la coalizione di centrodestra, quindi non possiamo cambiare le carte in tavola con strategie politiche diverse".

"Ci provo fino all'ultimo. Pre-incarico, perché  no?
"Proverò a cercare in Parlamento quella forza per fare le cose che ci chiedono gli italiani. Ci proverò fino all'ultimo, ma partendo dal centrodestra che è la prima coalizione e ha vinto in Molise e Friuli", ha detto il segretario della Lega. Chiederà un pre-incarico per fare un governo? "Perché no?". 

"Governo istituzionale? No a stare insieme per non fare nulla" 
"No, il governo istituzionale è stare tutti insieme per non fare nulla": così Salvini ha risposto ai giornalisti su una sua disponibilità a sostenere un governo di tregua in caso di protrarsi dello stallo politico. Un'ipotesi che dunque non piace al leader del Carroccio, che ha di nuovo rivendicato "al centrodestra, che è una squadra", il diritto di guidare il prossimo esecutivo per fare "quello di cui gli italiani hanno bisogno". 

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