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SCIENZA

Biocarburanti e pesticidi incidono negativamente sull'impollinazione

Meno api, meno cibo

Mancano all'appello, nella sola Europa, sette miliardi di api: a rischio l'impollinazione delle colture e la produzione agricola

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di Stefano Lamorgese In più della metà dei paesi europei non ci sono abbastanza api per impollinare i raccolti, secondo una nuova ricerca dell'Università di Reading, nel Regno Unito.

Gli scienziati ritengono che il boom dei biocarburanti abbia scatenato una cospicua crescita del numero complessivo di piante da impollinare e reso conseguentemente troppo esiguo il numero di api rispetto al "lavoro" che viene loro richiesto.

Un fenomeno conosciuto
Che in Europa il numero complessivo delle api sia sensibilmente calato, tra il 2005 e il 2010, è un dato accertato. Ma in Gran Bretagna la situazione è particolarmente grave, perché mancherebbero all'appello ben tre quarti delle api necessarie. Un dato preoccupante per l'agricoltura.

Al di fuori della Gran Bretagna, segnala la ricerca, il numero complessivo di colonie di api - almeno quello - è aumentato del 7%, nel medesimo periodo. Insomma: crescono gli alveari, ma sempre meno popolosi.

Guardando all'intero continente, dunque, non è tanto la popolazione complessiva delle api impollinatrici a destare preoccupazione, quanto l'aumento del "lavoro" che viene richiesto loro: tra 2005 e 2010, infatti, le superifici coltivate a colza, girasole e soia sono aumentate di quasi un terzo. Si tratta per lo più di colture destinate alla produzione di mangimi e di biocarburanti.

Il dottor Tom Breeze, autore nel 2012 di "The Decline of England’s Bees" (Il declino delle api in Inghilterra) è un ricercatore dell'Università di Reading. Anche se la Grecia non presenta particolari criticità relative all'agricoltura, la tendenza ellenica esemplifica il problema: "In Grecia, nel 2005, c'erano soltanto alcune centinaia di ettari di coltivazioni destinate alla produzione di biocarburanti spiega Breeze - ma, da allora, il fenomeno è esploso in virtù dei sussidi che si possono ottenere." Anche il declino delle api, insomma, avrebbe qualcosa a che fare con gli effetti della crisi economica.

I numeri della crisi
Lo scienziato britannico valuta il deficit complessivo di api in Europa in 13,4 milioni di colonie, pari a circa sette miliardi di insetti. Confrontando il 2005 con il 2010 i paesi maggiormente coinvolti dal calo degli insetti impollinatori sono Gran Bretagna, Finlandia e le repubbliche baltiche (Estonia, Litualia e Lettonia): in queste aree il rapporto tra insetti "utili" all'agricoltura e necessità produttive è inferiore a 1/4.

Ma chi lavora al posto delle api?
La ricerca britannica suggerisce che gran parte dell'impollinazione viene svolta da altre specie selvatiche: bombi, api solitarie e sirfidi. Ma del loro numero complessivo poco si sa, perché non sono stati mai monitorati, almeno nel Regno Unito. Se le operosissime api non possono svolgere la loro funzione, sembra di capire, non c'è nessuna certezza sui rendimenti agricoli e l'intero settore primario, nel Regno Unito, è a rischio.

L'apocalisse alle porte
"Sarà una catastrofe - ha spiegato il professor Simon Potts, coautore della ricerca - se non agiamo ora. Il lavoro svolto da questi eroi delle campagne, mai celebrati, è essenziale nella catena alimentare umana. Sostituirsi agli insetti costerebbe agli agricoltori britannici due miliardi di euro l'anno".
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