ITALIA

La decisione dopo l'intervista rilasciata dal magistrato

Meredith: il giudice Nencini sotto inchiesta

E' stata avviata un'inchiesta dal pg della Cassazione sul giudice Alessandro Nencini, presidente del collegio che ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l'intervista da lui rilasciata prima del deposito delle motivazioni e dopo che critiche erano arrivate al magistrato da più parti, Anm compresa. Salgono così o a tre le indagini in corso sul magistrato, visto che anche il Csm ha aperto ufficialmente una pratica sul magistrato

Il giudice Alessandro Nencini
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Roma Il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani ha avvitato un'istruttoria sul giudice Alessandro Nencini, presidente del collegio che ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l'intervista data dal magistrato all'indomani della sentenza.
 
La Cassazione apre quindi una pratica su Alessandro Nencini, il presidente del collegio che ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l'intervista data dal giudice prima del deposito delle motivazioni. Il Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli ha dato infatti il via libera alle richieste che erano state presentate dai laici del centrodestra, dall'intera I Commissione e dal togato di Unicost Riccardo Fuzio. La pratica è affidata alla I Commissione, competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità delle toghe.

A quanto si è appreso Ciani ha avviato i suoi accertamenti sul magistrato lunedì scorso. Due giorni fa era stato invece il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, titolare come il Pg dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, ad incaricare i suoi ispettori di svolgere un'istruttoria sul caso del giudice Nencini. Entrambe le iniziative potrebbero essere il preludio ad un'eventuale azioni disciplinare nei confronti del magistrato. Con quella del Pg salgono a tre le indagini in corso su Nencini, visto che anche il Csm ha aperto ufficialmente una pratica sul magistrato.
 
L'istruttoria avviata dalla procura generale della Cassazione dovrà accertare se è stato corretto il comportamento del giudice Nencini che, all'indomani della lettura della sentenza per l'omicidio di Meredith Kercher, ha rilasciato alcune interviste a quotidiani nazionali. Nelle interviste il giudice fiorentino esprimeva valutazioni sullo stato emotivo dei giudici popolari. Al termine dell'istruttoria il pg Ciani valuterà se ci siano gli estremi per avanzare un'azione disciplinare.
 
La decisione del procuratore arriva dopo che in molti avevano criticato la scelta del giudice Nencini di rilasciare un’intervista a poche ora dalla sentenza. In primis Raffaele Sollecito che aveva detto: "Sicuramente c'è stata un'interferenza".
 
E dopo le parole di Sollecito era arrivata anche la critica da parte dell'Organismo unitario dell'avvocatura, l’Oua: "I processi  si fanno nelle aule dei tribunali, non con i titoli a tutta pagina sui giornali o anticipando, di fatto, in un'intervista le motivazioni di una sentenza". Il presidente dell’Oua, Nicola Marino, aveva parlato di "un grave errore, l'ennesimo, purtroppo, di una parte della magistratura che commenta le sentenze (o le stesse inchieste giudiziarie in corso) sulle pagine dei giornali". E osservava sconsolato: "anche in questo caso sono rimaste inascoltate le parole dello stesso presidente della Repubblica,quando parlava di attenersi al rispetto delle 'norme di comportamento'. Saltano, invece, ancora una volta i confini, le responsabilità, gli stessi ruoli che la Costituzione assegna alla parti". C'e' però un aspetto positivo, aveva sottolineato Marino:"Siamo lieti che in questo caso anche l'Anm abbia ritenuto opportuno criticare l'accaduto".
 
Critiche e dubbi espressi quindi anche dal Csm dove, dopo laici del centro-destra, anche il togato di Unicost Riccardo Fuzio aveva chiesto l'apertura di una pratica in Prima Commissione perché per Fuzio Nencini ha "violato" il principio per cui le ragioni della condanna sono rimesse alla motivazione del procedimento.
 
Le dichiarazioni rese da Nencini "subito dopo" la lettura del dispositivo di condanna degli imputati dell'omicidio di Meredith Kercher "pongono, ancora una volta, il tema della ammissibilità, oltre che dell'opportunità, di dichiarazioni effettuate da parte di un magistrato sul procedimento in corso ed assegnato alla propria giurisdizione", scriveva Fuzio. E "la circostanza che, trattandosi di processo penale, il dispositivo della sentenza sia pubblico e venga letto in pubblico non può eliminare l'accertamento sulla liceità di una tale condotta alla luce degli strumenti ordina mentali previsti dalla normativa vigente".
 
Il consigliere aveva poi bollato come "del tutto inopportuna" l'intervista, anche tenuto conto della "forte evidenziazione mediatica" del processo: "nessuna necessità di 'esatta comunicazione' o di 'precisazione' sussiste di fronte ad un fatto giudiziario di per sé reso pubblico nelle forme sacramentali previste dall'ordinamento". Le ragioni della condanna e le argomentazioni di fatto e giuridiche "sono rimesse alla motivazione del provvedimento e devono diventare oggetto di dibattito solo dopo la 'pubblicazione' della motivazione nelle forme di rito. Questa è sempre stata la nostra posizione a difesa dell'autonomia ed indipendenza del giudice. Lo stesso giudice - concludeva Fuzio - non può violare questo principio".
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