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ITALIA

La salma in Nigeria a sue spese

Migrante ucciso a Fermo: Mancini patteggia pena 4 anni

​Amedeo Mancini, l'ultrà accusato di omicidio preterintenzionale per la morte del migrante nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi, ha patteggiato la pena di 4 anni davanti al gip di Fermo Maria Grazia Leopardi. E' stato così ratificato l'accordo raggiunto a dicembre tra la difesa e la Procura.

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All’udienza era presente anche la vedova di Emmanuel, Chenyere, che ha rinunciato alla costituzione di parte civile avendo concordato con l'imputato la rinuncia a qualsiasi pretesa risarcitoria. Mancini si è impegnato a contribuire alle spese necessarie per la traslazione della salma della vittima in Nigeria, secondo il desiderio della moglie.    

Delle tre aggravanti contestate all'ultrà fermano è stata ritenuta insussistente quella dei motivi abietti e futili, e mantenuta quella 'razziale', ma - osservano i legali – “con una rilevanza concreta poco più che simbolica. Infatti – spiegano - pur potendo comportare un aumento di pena fino a cinque anni, l'incremento concordato era stato di soli tre mesi". Riconosciuta invece a Mancini l'attenuante della provocazione, per la quale "è stata applicata - rendono noto i difensori - la riduzione della pena nella massima estensione possibile, pari a tre anni e cinque mesi". L’ultrà resta agli arresti domiciliari ma avrà un permesso giornaliero di otto ore per recarsi al lavoro.

L'avvocato Letizia Astorri commenta la sentenza a carico di Amedeo Mancini specificando: "Ciò che la sentenza non racconta è che Chinyere, compagna di Emmanuel, oggi ha rinunciato a ogni azione risarcitoria nei confronti di Mancini, a fronte del pagamento dell'unica somma di 5.000 euro richiesta per il rimpatrio in Nigeria della salma di Emmanuel, essendo l'unico desiderio espresso dalla parte offesa. Dopo un lungo processo mediatico, tante rivendicazioni sull'esistenza di una scriminante per legittima difesa, tante ricostruzioni prive di riscontro, super testimoni che hanno raccontato fatti e circostanze oramai smentite, l'unica e sola verità rimasta - afferma il legale - è quella raccontata dalla sentenza di patteggiamento. Tutto, quindi, superato da questo: anche i 20 testimoni, che si sono dimostrati assolutamente ininfluenti per la tesi della legittima difesa, ma sicuramente importanti per confermare la futilità dei motivi, purtroppo di stampo razziale, così come aveva già rilevato lo stesso Tribunale del Riesame di Ancona nell'ordinanza del 5 agosto 2016, in sede di misura cautelare, circa le contraddizioni delle due super testimoni, dando credibilità solo alla seconda. Tanto clamore per nulla, qualcuno direbbe, visto che oggi - seguita l'avvocato Astorri - c'è un colpevole che si professava innocente e una parte offesa, che tale è sempre stata, che in Italia è venuta senza niente e che di certo non si è voluta approfittare della situazione, volendo unicamente dar pace alla salma del compagno morto in quel maledetto 5 luglio 2016. Con questa condanna, quindi, si spera solo che chi ha sbagliato impari a rispettare il prossimo, chiunque esso sia, che Fermo ritorni ad avere l'immagine di città ospitale, solidale e accogliente che ha sempre avuto e che ora Emmanuel possa finalmente riposare in pace". 
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