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MONDO

La tratta

Migranti schiavi in Libia, il presidente del Niger si appella alla Corte penale internazionale

Mahamadou Issoufou ha chiesto l'apertura di un'inchiesta sulla vendita di migranti africani: "Abbiamo il dovere di affrontare le cause profonde di questa tragedia"

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Il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, si e' rivolto alla Corte penale internazionale (Cpi) chiedendo l'apertura di un'inchiesta sulla vendita di migranti africani come schiavi in Libia. Inoltre Issoufou ha auspicato che l'argomento venga inserito all'ordine del giorno del vertice Unione Africa-Unione europea in agenda il 29 e il 30 novembre ad Abidjan. Di ritorno da Bonn, dove ha partecipato alla Cop23, il presidente nigerino ha dichiarato che "la schiavitu', rappresenta un crimine contro l'umanita' di fronte al quale non abbiamo piu' il diritto di fare finta, di chiudere gli occhi o di girare lo sguardo altrove". In un intervento alla radio pubblica nazionale, Issoufou ha espresso tutto il suo sdegno per "una pratica ignobile", impegnandosi personalmente a "dare un contributo affinche' cessi". Rivolgendosi ai suoi omologhi, ha evidenziato che "abbiamo il dovere di affrontare le cause profonde di questa tragedia".

Due giorni fa la convocazione dell'ambasciatore libico
Due giorni fa l'ambasciatore della Libia a Niamey era stato convocato dal ministro degli Esteri nigerino, Ibrahim Yacoubou, per esprimere l'indignazione del presidente Issoufou e notificare al diplomatico che "con ogni mezzo questa pratica ignobile deve cessare e i responsabili vanno sanzionati". Anche in Niger, paese confinante con la Libia, operano molti trafficanti di esseri umani in viaggio verso l'Europa, che transitano per Agadez, localita' settentrionale porta di accesso al Sahara. Nonostante un rafforzamento dei controlli di sicurezza lungo confini porosi e un inasprimento della legislazione, con il contributo dell'Unione europea, i flussi proseguono. Ieri ancora un gruppo di 25 migranti originari di Eritrea, Etiopia e Sudan bloccati in Libia erano stati evacuati dalle Nazioni Unite a Niamey.

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